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lunedì 27 maggio 2013

Annuncio del Kerigma San Paolo 2008

Annunzio del kerygma 

di Kiko Arguello


Basilica di S. Paolo – 24 novembre 2008




La prima cosa che vorrei dirvi è che il Signore ci salva adesso!
Ci dà la salvezza, adesso!
Non c’è cosa più grande che annunziare il Vangelo, che annunziare la parola della salvezza: il kerygma. Per questo ho dovuto lasciare l’arte, non ho potuto sposarmi.
Guai a me se non annunziassi il Vangelo, la salvezza! Perché? Perché Dio ha voluto salvare il mondo attraverso la stoltezza della predicazione, del kerygma.

Perché l’annunzio del kerygma ci dà la salvezza? Come è possibile una cosa simile? Che cosa è il kerygma? E’ una buona notizia, una sorprendente notizia. Quando gli apostoli, che sono ebrei, stanno celebrando la Pentecoste, la festa che commemora il fatto che hanno ricevuto la Torah sul monte Sinai, all’improvviso scende dal cielo lo Spirito Santo e si posa su di loro, come fiamme di fuoco, scende dentro di loro.

Dice S. Paolo che lo Spirito Santo rende testimonianza al nostro spirito (cf Rm 8,16). Lo Spirito Santo scendendo su di loro dà loro una testimonianza, dice una cosa sorprendente, che un ebreo non avrebbe mai potuto pensare, perché è per loro come una bestemmia: che costui, che essi hanno ucciso, che è stato crocifisso su una croce, costui è il Signore, l’Adonai, è Dio. Un ebreo può pensare che Cristo sia il Messia, senza dubbio, ma che sia Dio, che questo crocefisso sia Dio…!
Ma questa è la notizia! Dio si è fatto uomo in Cristo!




E perché si è fatto uomo? Si è fatto uomo per morire per i nostri peccati. Ha offerto la sua morte per la nostra morte. Dice S. Paolo nell’Epistola ai Corinzi: “Caritas Christi urget nos! L’amore di Cristo ci spinge, ci urge". Perché? Dice che l’amore ci urge perché se Cristo è morto per tutti, ecco, tutti gli uomini sono morti. E perché sono morti? Continua S. Paolo: “Perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per Colui che è morto e risuscitato per loro” (2 Cor 5,15).

Alla luce di questo testo, per S. Paolo, gli uomini sono come condannati a vivere per se stessi, a vivere tutto per se stessi. Dice un teologo ortodosso, Olivier Clement, che il peccato originale dentro di noi, nella nostra carne, ci obbliga ad offrire tutto a noi stessi. E’ sorprendente questo “vivere per noi stessi”. Ma tutti viviamo per noi stessi! Che significa? Tutti cercano di essere felici. …Studiano, vanno all’università, si sposano, lavorano per se stessi, cercando di essere felici.

Allora, com’è possibile che il vivere per sé sia una maledizione così grande che Cristo abbia dovuto morire per annullarla? La risposta la vediamo nei fatti di tutti i giorni: perché tante persone si suicidano anche se hanno tutto? Perché tanti giovani sono sempre più insoddisfatti anche se possono fare tutto? Io parlo con alcune pennellate rapide per preparare il kerygma per voi. Ho sentito che in Giappone quest’anno si sono suicidate 50.000 persone, e non dicono la quantità di giovani che si suicidano in tutta Europa. Ecco, noi sappiamo perché si suicidano. Una causa si trova qui, in ciò che dice S. Paolo.





Sono rimasto sorpreso una volta che ho sentito di un uomo a Palma di Maiorca che si era sposato tre volte, aveva uno yacht, un figlio a New York, un’altra figlia a Londra e l’ultimo figlio di 13 anni in casa con lui e con la sua ultima moglie. Quest’uomo, apparentemente di successo, si è buttato dal decimo piano. Perché? Aveva cenato con gli amici, vicino alla spiaggia, la notte prima. Perché si è ucciso? Noi lo sappiamo. L’ha lasciato scritto lui: da molti anni si era reso conto che non amava più nessuno e questo non lo sopportava più! Non sopportava più una vita in cui era condannato a cercare se stesso in tutto. A vivere per se stesso, tutto per sé, senza amore.

E perché l’uomo non sopporta di vivere tutto per sé? Perché siamo stati creati ad immagine di Dio. Perché c’è in noi l’eco dell’amore, perché Dio è amore. Dice S. Paolo: io conosco il bene e lo vorrei fare, ma non c’è in me la capacità di attuarlo, “infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio. Ora, se faccio quello che non voglio, non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me” (cf Rom 7,18-20). Noi vorremmo avere una vita piena di amore, ma l’uomo sperimenta presto che non può amare. Non sa amare. E’ come condannato a vivere tutto per se stesso, in tutto cerca se stesso.

E perché non può e non sa amare? Lo dice la Lettera agli Ebrei: “…Come i figli hanno in comune il sangue e la carne, così anch’egli, Cristo, ne è divenuto partecipe, per annientare mediante la morte il signore della morte, cioè il diavolo, e liberare così quelli che, per timore della morte, erano soggetti a schiavitù per tutta la vita” (cf Eb 2,14-15).
Qui c’è un’antropologia biblica impressionante, che è il contenuto di quello che noi predichiamo: comprendere perché ho paura della morte. La risposta è: perché in me abita il peccato.

E che cos’è il peccato? Se volete, nel fondo, è un’esperienza che ho fatto.
Quando il serpente, il demonio, dice a Eva che guarda l’albero della scienza del bene e del male: “Com’è che non potete mangiare del frutto di nessun albero del paradiso”? Eva risponde: “Sì, possiamo mangiare di tutti. Solamente di uno non possiamo”. Ma già il demonio le ha insinuato nel subconscio l’idea che se ha una proibizione è come se tutto le fosse proibito. Ha già preparato il terreno. Dopo le dice: “No! Tu non morrai. Ma Dio sa molto bene che il giorno che tu ne mangi (cioè ne faccia esperienza) sarai come Dio, conoscendo il bene e il male” (cf Gn 3). Deciderai da te stessa. Non dipenderai da nessun altro. No! Tu stessa deciderai ciò che è bene e ciò che è male. Allora Eva, vedendo che l’albero era gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza, ne mangiò e ne diede da mangiare ad Adamo. Fece un gesto. Che successe loro dopo aver mangiato? Si resero conto che erano nudi. L’uomo sperimenta la morte ontologica – si può dire così –, la morte ontica, visto che siamo in un’epoca esistenziale.




Chi mi sta dando l’essere? Chi mi dà il mio essere persona? Colui che mi ha creato. Dio mi ha dato l’essere. Ha detto: “Tu esisti per me”. E se il demonio mi dimostra con la legge che questo Dio non esiste, che questo Dio è un mostro? La prova che è geloso è proprio il fatto che mi limita con la legge. San Paolo dice che il demonio prendendo occasione della legge ci ha sedotto e ci ha ucciso.
Se io, con la mia intelligenza, credo che il demonio ha ragione e pecco affermando che Dio non c’è, perdo ontologicamente me stesso. Taglio le radici del mio essere persona.

Ma, allora, se io non sono, voglio essere, essere negli altri. Devo essere per qualcuno. Come? Facendo soldi. Se non hai denaro nessuno ti cerca. Se non sei bello nessuno ti vuole. Se non sei intelligente... Il peccato che abita in noi ci obbliga ad offrire a noi stessi tutte le cose.
Il peccato è proprio questo. Situare l’io dell’uomo al centro del mio cosmo. Il peccato distrugge l’immagine di Dio, che è Cristo, nell’uomo e situa l’io dell’uomo come “axis”, come centro di una nuova cosmogonia.

Ma questo uomo ha un problema: non può donarsi, non può amare l’altro oltre se stesso, oltre la morte. Se amare l’altro è fare del mio “io” un “tu”, io questo non lo posso fare con le sole mie forze, perché significa morire a me stesso, al mio io.
Questo fatto è fonte di insoddisfazione e di grandi sofferenze. Perché quest’uomo conosce il bene, ma non può farlo. Sa che come persona si realizza nell’altro, amandolo; ma se amare è fare come Dio in Cristo sulla croce, non lo può realizzare.

“Chi mi libererà da questo corpo votato alla morte?”, si domanda San Paolo. E risponde: “Siano rese grazie a Dio per mezzo di Gesù Cristo” (Rm 7,24-25). Lui ha distrutto il peccato nella carne, morendo per noi, e offre all’uomo, nella sua resurrezione e ascensione al Cielo per intercedere per noi, la possibilità, mediante l’annunzio di questa notizia, di avere una vita nuova nello Spirito Santo che egli ci invia dal Cielo.

Cristo è morto per liberare l’umanità, per dare all’uomo la possibilità di vivere nella verità. E qual è la verità? Ecco la verità (indica il crocefisso). Ecco la verità. Questo è molto importante. Ascoltatemi.

Questo uomo crocefisso è Dio. Questa notizia che lo Spirito Santo ha reso certa nel cuore degli apostoli, che ha fatto loro aprire le porte del Cenacolo e partire ad annunziare il kerygma, è una notizia così importante che ogni battezzato è chiamato ad annunciare il vangelo ad ogni uomo.
Perché è importante? Perché questo amore, questa forma di amore che quest’uomo ha mostrato sulla croce, è Dio. E Dio lo ha resuscitato dalla morte e l’ha costituito Signore, Kyrios. In Lui ha mostrato che questo amore è la verità. Soltanto in questo amore gli uomini sono perfettamente, pienamente felici, sono nella verità.




Io domando a questo professore (Rinaldo Fabris) che sta scrivendo: lei ama così? Amiamo così noi? Questa vale anche per il Signor Cardinale, per Andrea Riccardi, per me... Amiamo noi? Amiamo così? “Amatevi come io vi ho amato”, dice Gesù. Cristo ci ha amato così, in questo amore.

E noi lo annunciamo a questi giovani che vorrebbero amare così, ma non sanno amare così. Non sanno quello che gli succede: vanno a letto con una ragazza, poi dopo con un’altra e un’altra, ecc. Ma non sanno perché dentro sono insoddisfatti. Non sanno quello che gli succede. Perché non sono felici? Non sono felici perché non sono nella verità. Dio è la verità. Dio è questo amore. Questo amore Dio lo vuole offrire a tutti gli uomini, perché questo amore è Lui stesso e ce lo offre nello Spirito Santo. Cristo è morto per tutti, perché gli uomini non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risorto per loro (cf 2 Cor 5,18).

Allora, fratelli, io vi annuncio il kerygma: Cristo è morto per tutti noi che siamo qua. Ha dato la sua vita sulla croce perché noi potessimo ricevere dal cielo lo Spirito Santo, quello stesso Spirito, che ci farà amare così. E’ un dono gratuito, un frutto della sua morte per i nostri peccati.

Perché egli possa entrare dentro di noi adesso c’è bisogno che noi accettiamo quello che diceva Karl Barth, che accettiamo di lasciarci giudicare dalla croce di Cristo, adesso. Perché adesso è vero che noi non amiamo così.
Questo amore è descritto nel Sermone della Montagna quando dice: Non opponete resistenza al male (cf Mt 5,39). 




Ma il male è una parola astratta.
Gli Ebrei concretizzano questo tipo di male: primo male, che ti offendano nell’onore, l’onore della tua famiglia. Gli zingari difendono l’onore della famiglia col sangue, l’onore è ciò che vale di più. Ma dice Gesù Cristo nel Sermone della Montagna: Se qualcuno vi offende nell’onore, voi offrite l’altra guancia (cf Mt 5,39). Perché sappiamo che nell’ebraismo percuotere la guancia destra è una forma di offesa, di disprezzo. Per questo se qualcuno ti offende nell’onore, ti disprezza, tu offri la guancia sinistra.

Un’altra forma in cui ti possono fare del male: se qualcuno ti fa causa per toglierti la casa non reclamarla, lascia la casa e regalagli il campo (cf Mt 5,40). Un’altra forma di farti del male: se qualcuno ti ruba quello che è tuo non reclamarlo (cf Lc 6,30). Un’altra forma di farti del male: se qualcuno ti fa un sopruso sociale, se qualcuno ti obbliga ad andare carico per un miglio (la Legge proibiva che uno schiavo fosse obbligato a portare un carico di 80 kg per più di un miglio), tu va’ carico per due miglia (cf Mt 5,41).

Cristo nel Sermone della Montagna sta descrivendo l’uomo nuovo, l’uomo celeste. Sta descrivendo come Cristo ha amato noi. E’ lui che non ha opposto resistenza al male, è lui che ha dato l’altra guancia, è lui che si è lasciato rubare da noi, ecc.
Questa è l’opera in noi dello Spirito Santo che discende dal cielo. E quando discende dal cielo? Bene. Fondamentalmente la fede aumenta in noi per l’ascolto. La fede viene per l’udito! Se ascoltiamo! La fede viene dall’ascolto (cf Rm 10,17) e che cosa dobbiamo ascoltare? La buona notizia, il kerygma.
E che cosa dice il kerygma? Ciò che ti sto dicendo. Che Cristo è morto per i tuoi peccati, perché possa scendere su di te lo Spirito Santo. Ma quando…? Adesso, adesso!.

Guardate che S. Paolo nell’epistola ai Corinzi dice: "Ora è il momento della salvezza" (cf 2 Cor 6,2). Ora, ora. Il Sermone della Montagna dice: "Guai a quelli che ora ridono" (cf Lc 6,25). Ora. Questa parola, “ora”, è un riassunto della predicazione apostolica della Chiesa, è parola di Dio: quando viene annunciata si realizza. Ora è il momento della salvezza. Fratelli, ora, adesso per voi, in questa basilica, per tutti noi si realizza la salvezza. Ma quale salvezza? Ascoltatemi, ancora tre minuti.




Guarda che facile! Dice l’epistola agli Ebrei che Cristo è "l’impronta della sostanza divina" (cf Eb 1,3). Nessuno ha visto Dio. Cristo è la sua impronta. Vedete questo vessillo di bronzo? (indica il crocifisso) Come il vessillo del serpente di bronzo nel deserto. Questo è un’impronta, come un sigillo che si imprime nella cera, lascia un’immagine, un’impronta. Questa è l’impronta della sostanza. Sostanza è una parola filosofica. Che vuol dire? Dio nessuno l’ha mai visto. Cristo lo ha mostrato per te, adesso.

Che cosa ci ha mostrato? Che Dio è questo amore (mostra la croce), cioè crocifisso. Anche se sei un peccatore adesso, se hai fornicato ieri sera, se ti sei arrabbiato, anche se sei una persona che non perdona, se sei una persona rancorosa, Dio non ha bisogno per amarti che tu sia buono, che tu cambi vita… Dio ti ama così come sei. Dio ti ha amato quando eri un peccatore, un disgraziato, una canaglia. Dio ti ama, adesso, ti ama adesso in una forma infinita, fino a dare la propria vita per te.
Cristo ha dato la vita per te! Ascoltami!

Ecco la grande notizia: la morte è stata vinta. Cristo è risorto! E’ morto per i nostri peccati ed è stato risuscitato per la nostra giustificazione. E’ risorto, è salito al cielo e siede alla destra del Padre.
E adesso dove sta Cristo? Nel cielo. E che cosa sta facendo Cristo? Sta presentando al Padre le sue piaghe gloriose per i tuoi peccati, per i tuoi e per i miei. Adesso sta officiando come Sommo Sacerdote. E perché sta presentando al Padre le piaghe? Perché la sostanza divina è amore a te. Dio vorrebbe stare in te, adesso. Essere uno con te, dentro di te, adesso. Perché questo amore è la sostanza divina.

Dice l’Apocalisse: “Guarda, io sto alla porta e busso” (Ap 3,20). Busso adesso. Se uno mi apre, Io ed il Padre entreremo in lui. Dio vuole essere “uno” in te. Dice S. Paolo che quando uno va con una prostituta si fa una sola carne con lei: “E prenderei io le membra di Cristo per farmi una sola carne con una prostituta?” Ma questo lo dice in riferimento ad un’altra cosa: "Colui che si unisce a Cristo si fa un solo spirito con Lui" (cf 1 Cor 6,15-17). Ecco il mistero di Dio: vorrebbe essere uno dentro di noi, oggi.

E diciamo la verità: Egli non è perfettamente uno in noi. Siamo tutti deboli, siamo tutti peccatori. Per questo abbiamo bisogno di ascoltare il kerigma che ci sproni, che ci esorti, che ci chiami alla fede, a credere in Lui, perché il nostro Battesimo rifiorisca, perché il nostro Battesimo sia innaffiato.
Allora, fratelli, “in nome di Cristo: riconciliatevi con Dio” (cf 2 Cor 5,20).
Convertitevi e credete alla Buona Notizia. Convertirsi significa credere che quello che sto dicendo è vero. Che Dio ti ama adesso, che sta desiderando essere uno in te profondamente. Profondissimamente uno, uno.

Perché, guardate, da questo dipende la salvezza dell’Europa che sta andando all’apostasia. Cristo ha detto: “Padre come Tu sei in me ed io sono in te uno, così essi siano uno perché il mondo creda” (cf Gv 17,23). Solamente se siamo perfettamente uno il mondo crederà in Lui. Sono tre persone e un unico Dio. Uno. La comunione profonda in Dio, l’unità in Lui. Ecco il mistero della Santa Trinità.








Fratelli è una cosa immensa. Guai a me se non annunciassi il Vangelo, guai a te se non annunzi il Vangelo. Tutti dovremmo annunciare ad ogni persona che Dio la ama, che Egli ha mandato il suo Figlio. E mentre gli stai dicendo questo, Cristo, che è morto per i suoi peccati, sta presentando per quell’uomo le sue piaghe al Padre.
Se quell’uomo crede – e già il fatto che tu gli parli è segno che Dio gli vuole dare la fede – egli riceve immediatamente la visita dello Spirito Santo che gli rende testimonianza dentro che quanto gli annunci è vero, che Dio lo ama. E in lui si può dare la fede, quella fede senza la quale non si può avere accesso al Battesimo.

Ecco, fratelli, termino dicendovi che vorrei fare un canto con voi. C’è una cosa che mi emoziona in S. Paolo, quando dice: “Non so quello che desidero di più: se morire per andare con Cristo, che è di gran lunga il meglio, o vivere” (cf Fil 1,21ss).
Cristo è risorto, il cielo è stato aperto, la morte è stata vinta. Dice S. Paolo: non so se desidero di più andare con lui o continuare a vivere perché ancora avete bisogno di me. Ho fatto un canto con queste parole. Potete mettervi in piedi e, come una preghiera a Dio, cantare “Portami in cielo” .


martedì 11 dicembre 2012

Il meglio deve ancora venire: la speranza







Tratto da facebook/la libertà dell'anima



"Alla vostra generazione 
dicono che 
non c'è più futuro, né speranza. 
Se voi comincerete a pensare 
che non ci sia più futuro 
e non ci sia più speranza, 
allora non ci saranno più davvero. 
Io, invece, vi dico un'altra cosa: 
il meglio deve ancora venire"

LIGABUE, Campovolo


“Non mi scoraggio, perchè ogni tantetivo sbagliato scartato è un altro passo avanti.”
Thomas Edison

“Mai nessuna notte è tanto lunga da non permettere al sole di sorgere.”
Paulo Coelho

“Anche il peggiore degli uomini ha le ali nascoste da qualche parte,
bisogna aiutarlo ad aprirle invece di condannarlo.”
Marc Levy

“Quanto più in fondo vi scava il dolore, tanta più gioia potrete contenere.”
Kahlil Gibran

“Non avere paura delle ombre,
significano solamente che c’è della luce che splende lì vicino.”
R. Renkel

“È meglio accendere una candela piuttosto che maledire l’oscurità.”
Madre Teresa di Calcutta

“Il guerriero della luce crede.
Poiché crede nei miracoli, i miracoli cominciano ad accadere.”
Paulo Coelho

 “Non possiamo sapere cosa ci potrà accadere nello strano intreccio della vita. Noi però possiamo decidere cosa deve accadere dentro di noi, come possiamo affrontare le cose, e quale decisione prendere, e in fin dei conti è ciò che veramente conta.”
J.F. Newton

“Mai nulla di grande è stato realizzato se non da chi ha osato credere che dentro di sé, ci fosse qualcosa di molto più grande delle circostanze.”
Bruce Barton

"La speranza trasforma il pessimismo in ottimismo.
La speranza è invincibile.
La speranza tutto cambia.
Cambia l’inverno in estate,
il buio in alba, la discesa in salita,
la sterilità in creatività,
l’agonia in gioia.
La speranza è il sole.
E’ la luce.
E’ la passione.
E’ la forza fondamentale per la fioritura della vita".
D. Ikeda 


"La speranza è un filo invisibile che lega i sogni alla loro capacità di realizzarsi".
Stephen Littleword

"La speranza è un sogno ad occhi aperti".
Aristotele

"La speranza e il coraggio di pochi lasciano tracce indelebili".
Giambattista Vico

"Sperare vuol dire rischiare la delusione.
Ma il rischio va affrontato perché il massimo rischio nella vita
è di non rischiare mai. Soltanto chi rischia è libero.
Anonimo

"Le stelle sono illuminate perché ognuno possa un giorno trovare la sua".
Antoine de Saint Exupéry 


"Dio è la speranza del forte, e non la scusa del vile".
Plutarco

"La pazienza è l'arte di sperare".
Luc de Clapiers de Vauvenargues 
 
"Chi ha avuto la fortuna di incontrare l'amore,
faccia di tutto per mantenerlo vivo, perché l'amore non invecchi.
E chi non l'ha incontrato, apra il cuore alla speranza,
poiché la vita è sempre una speranza d'amore".
Nicola Abbagnano 

"Viviamo tutti sotto il medesimo cielo, ma non tutti abbiamo lo stesso orizzonte".
Konrad Adenauer

"Ho provato. Ho fallito. Non importa. Riproverò. Fallirò meglio".
Samuel Beckett 

"Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo"
Gandhi

"I sogni non sempre si realizzano, è vero.
Ma non perché siano troppo grandi o impossibili.
Perché si smette di crederci.
Dobbiamo accettare la delusione che è limitata,
ma non dobbiamo mai perdere l'infinita speranza".
Martin Luther King 

"La speranza è una virtù, una determinazione eroica dell'anima.
La più alta forma della speranza è la disperazione vinta".
G. Bernanos 

Non importa quanto freddo sia l'inverno, dopo c'è sempre la primavera.
E. Vedder


"Per chi detesta le difficoltà, le noie e le scelte difficili della vita,
dico questo: le terre fertili, nasconoda incendi e piogge".
Alberto Jess

"Quello che si spera si deve credere che possa essere ottenuto;
è quanto aggiunge la speranza al puro desiderio".
Tommaso d'Aquino

"Sia benedetto Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo,
che nella sua grande misericordia ci ha rigenerati,
mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti,
per una speranza viva, per un'eredità che non si corrompe,
non si macchia e non marcisce. Essa è conservata nei cieli per voi,
che dalla potenza di Dio siete custoditi mediante la fede,
in vista della salvezza che sta per essere rivelata nell'ultimo tempo.
Perciò siete ricolmi di gioia, anche se ora dovete essere, per un po' di tempo,
afflitti da varie prove, affinché la vostra fede, messa alla prova,
molto più preziosa dell'oro - destinato a perire e tuttavia purificato con fuoco
- torni a vostra lode, gloria e onore quando Gesù Cristo si manifesterà".
San Pietro (1Pt 1,3-7)

"Perciò Dio, volendo mostrare più chiaramente agli eredi della promessa
l'irrevocabilità della sua decisione, intervenne con un giuramento,
affinché, grazie a due atti irrevocabili, nei quali è impossibile che Dio mentisca,
noi, che abbiamo cercato rifugio in lui, abbiamo un forte incoraggiamento
ad afferrarci saldamente alla speranza che ci è proposta.
In essa infatti abbiamo come un'àncora sicura e salda per la nostra vita.
Manteniamo senza vacillare la professione della nostra speranza,
perché è degno di fede colui che ha promesso".
Lettera agli Ebrei (6,17-19; 10,23)

"Non vogliamo, fratelli, lasciarvi nell'ignoranza
a proposito di quelli che sono morti,
perché non siate tristi come gli altri che non hanno speranza.
Se infatti crediamo che Gesù è morto e risorto, così anche Dio,
per mezzo di Gesù, radunerà con lui coloro che sono morti.
Perché il Signore stesso, a un ordine, alla voce dell'arcangelo
e al suono della tromba di Dio, discenderà dal cielo.
E prima risorgeranno i morti in Cristo; quindi noi, che viviamo
e che saremo ancora in vita, verremo rapiti insieme con loro nelle nubi,
per andare incontro al Signore in alto, e così per sempre saremo con il Signore.
Confortatevi dunque a vicenda con queste parole".
San Paolo (1Ts 4,13-18)

"Noi invece, che apparteniamo al giorno, siamo sobri,
vestiti con la corazza della fede e della carità,
e avendo come elmo la speranza della salvezza".
San Paolo (1Ts 5,8)

"Avendo avuto notizia della vostra fede nel Signore Gesù 
e dell'amore che avete verso tutti i santi, 
continuamente rendo grazie per voi ricordandovi nelle mie preghiere,
affinché il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, 
vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui; 
illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza 
vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi 
e qual è la straordinaria grandezza della sua potenza verso di noi, 
che crediamo, secondo l'efficacia della sua forza e del suo vigore.
Egli la manifestò in Cristo,
quando lo risuscitò dai morti
e lo fece sedere alla sua destra nei cieli,
al di sopra di ogni Principato e Potenza,
al di sopra di ogni Forza e Dominazione
e di ogni nome che viene nominato
non solo nel tempo presente ma anche in quello futuro".

San Paolo (Ef 1,15-21)

"Eredi dunque si diventa in virtù della fede, perché sia secondo la grazia, 
e in tal modo la promessa sia sicura per tutta la discendenza: 
non soltanto per quella che deriva dalla Legge, 
ma anche per quella che deriva dalla fede di Abramo, il quale è padre di tutti noi 
- come sta scritto: Ti ho costituito padre di molti popoli - 
davanti al Dio nel quale credette, che dà vita ai morti 
e chiama all'esistenza le cose che non esistono.

Egli credette, saldo nella speranza contro ogni speranza, 

e così divenne padre di molti popoli, come gli era stato detto:  
Così sarà la tua discendenza. Egli non vacillò nella fede, 
pur vedendo già come morto il proprio corpo - aveva circa cento anni - 
e morto il seno di Sara. 
Di fronte alla promessa di Dio non esitò per incredulità, 
ma si rafforzò nella fede e diede gloria a Dio, 
pienamente convinto che quanto egli aveva promesso 
era anche capace di portarlo a compimento. 

Ecco perché gli fu accreditato come giustizia.
E non soltanto per lui è stato scritto che gli fu accreditato

ma anche per noi, ai quali deve essere accreditato: 
a noi che crediamo in colui che ha risuscitato dai morti Gesù nostro Signore, 
il quale è stato consegnato alla morte a causa delle nostre colpe 
ed è stato risuscitato per la nostra giustificazione".
San Paolo (Romani 4,16-25)

"Giustificati dunque per fede, noi siamo in pace con Dio 
per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo.
Per mezzo di lui abbiamo anche, mediante la fede, 
l'accesso a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo, 
saldi nella speranza della gloria di Dio. 
E non solo: ci vantiamo anche nelle tribolazioni, 
sapendo che la tribolazione produce pazienza, 
la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza. 
La speranza poi non delude, perché l'amore di Dio 
è stato riversato nei nostri cuori 
per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato".
San Paolo (Romani 5,1-5)

"E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura,
ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi,
per mezzo del quale gridiamo: «Abbà! Padre!».
Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dio.
E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo,
se davvero prendiamo parte alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria.


Ritengo infatti che le sofferenze del tempo presente
non siano paragonabili alla gloria futura che sarà rivelata in noi.
L'ardente aspettativa della creazione, infatti, è protesa
verso la rivelazione dei figli di Dio. La creazione infatti è stata
sottoposta alla caducità - non per sua volontà, ma per volontà di colui
che l'ha sottoposta - nella speranza che anche la stessa creazione
sarà liberata dalla schiavitù della corruzione
per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio.

Sappiamo infatti che tutta insieme la creazione geme e soffre
le doglie del parto fino ad oggi. Non solo, ma anche noi,
che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente
aspettando l'adozione a figli, la redenzione del nostro corpo.
Nella speranza infatti siamo stati salvati.
Ora, ciò che si spera, se è visto, non è più oggetto di speranza;
infatti, ciò che uno già vede, come potrebbe sperarlo?
Ma, se speriamo quello che non vediamo, lo attendiamo con perseveranza".
San Paolo (Romani 8,15-25)

"Adesso noi vediamo in modo confuso, come in uno specchio;
allora invece vedremo faccia a faccia. Adesso conosco in modo imperfetto,
ma allora conoscerò perfettamente, come anch'io sono conosciuto.
Ora dunque rimangono queste tre cose: la fede, la speranza e la carità.
Ma la più grande di tutte è la carità!"
San Paolo (1Cor 13,12-13)

"Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno;
lo vide e fu pieno di gioia"
Gesù di Nazareth (Gv 8,56)

 

giovedì 29 novembre 2012

IL SEGRETO DELLA SOFFERENZA

Santa Rosa da Lima ascoltò queste parole da Cristo stesso:

"Tutti sappiano che la grazia segue alla tribolazione, 
intendano che senza il peso della afflizioni 
non si giunge al vertice della grazia, 
comprendano che quanto cresce l’intensità dei dolori, 
tanto aumenta la misura dei carismi. 
Nessuno erri né si inganni; 
questa é l’unica vera scala del paradiso, 
e al di fuori della croce non c’é altra via per cui salire al cielo".




Ella stessa perciò portava questa testimonianza:

"Da parte di Cristo e con parole della sua stessa bocca 
vi avverto che non si riceve grazia senza soffrire afflizioni
E’ necessario che dolori si aggiungano a dolori 
per conseguire l’intima partecipazione alla natura divina, 
la gloria dei figli di Dio e la perfetta bellezza dell’anima...

Oh se i mortali conoscessero che gran cosa é la grazia, 
quanto é bella, quanto nobile e preziosa, 
quante ricchezze nasconde in sé, quanti tesori, 
quanta felicità e delizie! 
Senza dubbio andrebbero essi stessi alla ricerca di fastidi e pene; 
andrebbero questuando molestie, infermità e tormenti 
invece che fortune, e ciò per conseguire l’inestimabile tesoro della grazia. 
Questo é l’acquisto e l’ultimo guadagno della sofferenza ben accettata. 
Nessuno si lamenterebbe della croce e dei dolori, 
che gli toccano in sorte, se conoscesse con quali bilance 
vengono pesati nella distribuzione fra gli uomini".


 
 











Scriveva San Paolo ai Romani:

"E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura,
ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi,
per mezzo del quale gridiamo: «Abbà! Padre!».
Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dio.  
E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo,
se davvero prendiamo parte alle sue sofferenze 
per partecipare anche alla sua gloria.

Ritengo infatti che le sofferenze del tempo presente 
non siano paragonabili alla gloria futura che sarà rivelata in noi". 


Romani 8, 15-18


E ai Colossesi:

"Perciò sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi 
e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo,
a favore del suo corpo che è la Chiesa".  

Colossesi 1, 24 

















E leggiamo San Pietro:


"Sia benedetto Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo,
che nella sua grande misericordia ci ha rigenerati,
mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti,
per una speranza viva, per un'eredità che non si corrompe,
non si macchia e non marcisce.

Perciò siete ricolmi di gioia, anche se ora dovete essere, 
per un po' di tempo, afflitti da varie prove, affinché la vostra fede, 
messa alla prova, molto più preziosa dell'oro 
- destinato a perire e tuttavia purificato con fuoco - 
torni a vostra lode, gloria e onore quando Gesù Cristo si manifesterà.

Voi lo amate, pur senza averlo visto e ora, senza vederlo, credete in lui.
Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa,
mentre raggiungete la mèta della vostra fede: la salvezza delle anime".















Alla sofferenza è legata la conoscenza, l'intimità con Dio,
l'esperienza della grazia e della verità profonda nel presente,
della gloria eterna nella vita futura.

Il dolore, se vissuto nella giusta luce, 
ci porta a capire l'essenzialità delle cose più importanti nella vita
e a fare scelte con cognizione di causa.

Esso ci purifica, toglie le scorie che ci avvolgono
e impiastrano il nostro cuore, ci da un cuore di carne,
fa della spelonca di ladri che spesso finiamo per diventare
una casa di preghiera e un tempio dello Spirito Santo.

La sofferenza è legata inoltre al mistero della nostra redenzione
per cui possiamo partecipare misteriosamente 
ai patimenti di Cristo per la salvezza dei fratelli,
in particolare per chi è ingannato e schiavo del peccato
o non conosce Dio.

Disse Maria ai tre pastorelli di Fatima:

"Siete disposti ad offrirvi a Dio 
e sopportare tutte le sofferenze che vi manderò 
come atto di riparazione per la conversione dei peccatori?". 

"Sì, siamo disposti", risponde Lucia. 
"Allora soffrirete molto, ma la grazia di Dio vi sarà di conforto"

venerdì 24 agosto 2012

Il mio giudice è il Signore!


"A me importa assai poco di venire giudicato da voi 
o da un tribunale umano; 
anzi, io non giudico neppure me stesso,
perché, anche se non sono consapevole di alcuna colpa, 
non per questo sono giustificato. 


Il mio giudice è il Signore! 
Non vogliate perciò giudicare nulla prima del tempo, 
fino a quando il Signore verrà. 
Egli metterà in luce i segreti delle tenebre 
e manifesterà le intenzioni dei cuori".

SAN PAOLO, Prima lettera ai Corinzi 4, 3-5 

venerdì 27 luglio 2012

Il segreto del discernimento

"Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, 
ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, 
santo e gradito a Dio; 
è questo il vostro culto spirituale. 

Non conformatevi alla mentalità di questo secolo
ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare
per poter discernere la volontà di Dio, 
ciò che è buono, a lui gradito e perfetto". 

SAN PAOLO ai Romani 12, 1-2






CONVERSIONE = "metanoia" = cambiare nous, mente, mentalità, modo di pensare