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lunedì 27 maggio 2013

Annuncio del Kerigma San Paolo 2008

Annunzio del kerygma 

di Kiko Arguello


Basilica di S. Paolo – 24 novembre 2008




La prima cosa che vorrei dirvi è che il Signore ci salva adesso!
Ci dà la salvezza, adesso!
Non c’è cosa più grande che annunziare il Vangelo, che annunziare la parola della salvezza: il kerygma. Per questo ho dovuto lasciare l’arte, non ho potuto sposarmi.
Guai a me se non annunziassi il Vangelo, la salvezza! Perché? Perché Dio ha voluto salvare il mondo attraverso la stoltezza della predicazione, del kerygma.

Perché l’annunzio del kerygma ci dà la salvezza? Come è possibile una cosa simile? Che cosa è il kerygma? E’ una buona notizia, una sorprendente notizia. Quando gli apostoli, che sono ebrei, stanno celebrando la Pentecoste, la festa che commemora il fatto che hanno ricevuto la Torah sul monte Sinai, all’improvviso scende dal cielo lo Spirito Santo e si posa su di loro, come fiamme di fuoco, scende dentro di loro.

Dice S. Paolo che lo Spirito Santo rende testimonianza al nostro spirito (cf Rm 8,16). Lo Spirito Santo scendendo su di loro dà loro una testimonianza, dice una cosa sorprendente, che un ebreo non avrebbe mai potuto pensare, perché è per loro come una bestemmia: che costui, che essi hanno ucciso, che è stato crocifisso su una croce, costui è il Signore, l’Adonai, è Dio. Un ebreo può pensare che Cristo sia il Messia, senza dubbio, ma che sia Dio, che questo crocefisso sia Dio…!
Ma questa è la notizia! Dio si è fatto uomo in Cristo!




E perché si è fatto uomo? Si è fatto uomo per morire per i nostri peccati. Ha offerto la sua morte per la nostra morte. Dice S. Paolo nell’Epistola ai Corinzi: “Caritas Christi urget nos! L’amore di Cristo ci spinge, ci urge". Perché? Dice che l’amore ci urge perché se Cristo è morto per tutti, ecco, tutti gli uomini sono morti. E perché sono morti? Continua S. Paolo: “Perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per Colui che è morto e risuscitato per loro” (2 Cor 5,15).

Alla luce di questo testo, per S. Paolo, gli uomini sono come condannati a vivere per se stessi, a vivere tutto per se stessi. Dice un teologo ortodosso, Olivier Clement, che il peccato originale dentro di noi, nella nostra carne, ci obbliga ad offrire tutto a noi stessi. E’ sorprendente questo “vivere per noi stessi”. Ma tutti viviamo per noi stessi! Che significa? Tutti cercano di essere felici. …Studiano, vanno all’università, si sposano, lavorano per se stessi, cercando di essere felici.

Allora, com’è possibile che il vivere per sé sia una maledizione così grande che Cristo abbia dovuto morire per annullarla? La risposta la vediamo nei fatti di tutti i giorni: perché tante persone si suicidano anche se hanno tutto? Perché tanti giovani sono sempre più insoddisfatti anche se possono fare tutto? Io parlo con alcune pennellate rapide per preparare il kerygma per voi. Ho sentito che in Giappone quest’anno si sono suicidate 50.000 persone, e non dicono la quantità di giovani che si suicidano in tutta Europa. Ecco, noi sappiamo perché si suicidano. Una causa si trova qui, in ciò che dice S. Paolo.





Sono rimasto sorpreso una volta che ho sentito di un uomo a Palma di Maiorca che si era sposato tre volte, aveva uno yacht, un figlio a New York, un’altra figlia a Londra e l’ultimo figlio di 13 anni in casa con lui e con la sua ultima moglie. Quest’uomo, apparentemente di successo, si è buttato dal decimo piano. Perché? Aveva cenato con gli amici, vicino alla spiaggia, la notte prima. Perché si è ucciso? Noi lo sappiamo. L’ha lasciato scritto lui: da molti anni si era reso conto che non amava più nessuno e questo non lo sopportava più! Non sopportava più una vita in cui era condannato a cercare se stesso in tutto. A vivere per se stesso, tutto per sé, senza amore.

E perché l’uomo non sopporta di vivere tutto per sé? Perché siamo stati creati ad immagine di Dio. Perché c’è in noi l’eco dell’amore, perché Dio è amore. Dice S. Paolo: io conosco il bene e lo vorrei fare, ma non c’è in me la capacità di attuarlo, “infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio. Ora, se faccio quello che non voglio, non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me” (cf Rom 7,18-20). Noi vorremmo avere una vita piena di amore, ma l’uomo sperimenta presto che non può amare. Non sa amare. E’ come condannato a vivere tutto per se stesso, in tutto cerca se stesso.

E perché non può e non sa amare? Lo dice la Lettera agli Ebrei: “…Come i figli hanno in comune il sangue e la carne, così anch’egli, Cristo, ne è divenuto partecipe, per annientare mediante la morte il signore della morte, cioè il diavolo, e liberare così quelli che, per timore della morte, erano soggetti a schiavitù per tutta la vita” (cf Eb 2,14-15).
Qui c’è un’antropologia biblica impressionante, che è il contenuto di quello che noi predichiamo: comprendere perché ho paura della morte. La risposta è: perché in me abita il peccato.

E che cos’è il peccato? Se volete, nel fondo, è un’esperienza che ho fatto.
Quando il serpente, il demonio, dice a Eva che guarda l’albero della scienza del bene e del male: “Com’è che non potete mangiare del frutto di nessun albero del paradiso”? Eva risponde: “Sì, possiamo mangiare di tutti. Solamente di uno non possiamo”. Ma già il demonio le ha insinuato nel subconscio l’idea che se ha una proibizione è come se tutto le fosse proibito. Ha già preparato il terreno. Dopo le dice: “No! Tu non morrai. Ma Dio sa molto bene che il giorno che tu ne mangi (cioè ne faccia esperienza) sarai come Dio, conoscendo il bene e il male” (cf Gn 3). Deciderai da te stessa. Non dipenderai da nessun altro. No! Tu stessa deciderai ciò che è bene e ciò che è male. Allora Eva, vedendo che l’albero era gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza, ne mangiò e ne diede da mangiare ad Adamo. Fece un gesto. Che successe loro dopo aver mangiato? Si resero conto che erano nudi. L’uomo sperimenta la morte ontologica – si può dire così –, la morte ontica, visto che siamo in un’epoca esistenziale.




Chi mi sta dando l’essere? Chi mi dà il mio essere persona? Colui che mi ha creato. Dio mi ha dato l’essere. Ha detto: “Tu esisti per me”. E se il demonio mi dimostra con la legge che questo Dio non esiste, che questo Dio è un mostro? La prova che è geloso è proprio il fatto che mi limita con la legge. San Paolo dice che il demonio prendendo occasione della legge ci ha sedotto e ci ha ucciso.
Se io, con la mia intelligenza, credo che il demonio ha ragione e pecco affermando che Dio non c’è, perdo ontologicamente me stesso. Taglio le radici del mio essere persona.

Ma, allora, se io non sono, voglio essere, essere negli altri. Devo essere per qualcuno. Come? Facendo soldi. Se non hai denaro nessuno ti cerca. Se non sei bello nessuno ti vuole. Se non sei intelligente... Il peccato che abita in noi ci obbliga ad offrire a noi stessi tutte le cose.
Il peccato è proprio questo. Situare l’io dell’uomo al centro del mio cosmo. Il peccato distrugge l’immagine di Dio, che è Cristo, nell’uomo e situa l’io dell’uomo come “axis”, come centro di una nuova cosmogonia.

Ma questo uomo ha un problema: non può donarsi, non può amare l’altro oltre se stesso, oltre la morte. Se amare l’altro è fare del mio “io” un “tu”, io questo non lo posso fare con le sole mie forze, perché significa morire a me stesso, al mio io.
Questo fatto è fonte di insoddisfazione e di grandi sofferenze. Perché quest’uomo conosce il bene, ma non può farlo. Sa che come persona si realizza nell’altro, amandolo; ma se amare è fare come Dio in Cristo sulla croce, non lo può realizzare.

“Chi mi libererà da questo corpo votato alla morte?”, si domanda San Paolo. E risponde: “Siano rese grazie a Dio per mezzo di Gesù Cristo” (Rm 7,24-25). Lui ha distrutto il peccato nella carne, morendo per noi, e offre all’uomo, nella sua resurrezione e ascensione al Cielo per intercedere per noi, la possibilità, mediante l’annunzio di questa notizia, di avere una vita nuova nello Spirito Santo che egli ci invia dal Cielo.

Cristo è morto per liberare l’umanità, per dare all’uomo la possibilità di vivere nella verità. E qual è la verità? Ecco la verità (indica il crocefisso). Ecco la verità. Questo è molto importante. Ascoltatemi.

Questo uomo crocefisso è Dio. Questa notizia che lo Spirito Santo ha reso certa nel cuore degli apostoli, che ha fatto loro aprire le porte del Cenacolo e partire ad annunziare il kerygma, è una notizia così importante che ogni battezzato è chiamato ad annunciare il vangelo ad ogni uomo.
Perché è importante? Perché questo amore, questa forma di amore che quest’uomo ha mostrato sulla croce, è Dio. E Dio lo ha resuscitato dalla morte e l’ha costituito Signore, Kyrios. In Lui ha mostrato che questo amore è la verità. Soltanto in questo amore gli uomini sono perfettamente, pienamente felici, sono nella verità.




Io domando a questo professore (Rinaldo Fabris) che sta scrivendo: lei ama così? Amiamo così noi? Questa vale anche per il Signor Cardinale, per Andrea Riccardi, per me... Amiamo noi? Amiamo così? “Amatevi come io vi ho amato”, dice Gesù. Cristo ci ha amato così, in questo amore.

E noi lo annunciamo a questi giovani che vorrebbero amare così, ma non sanno amare così. Non sanno quello che gli succede: vanno a letto con una ragazza, poi dopo con un’altra e un’altra, ecc. Ma non sanno perché dentro sono insoddisfatti. Non sanno quello che gli succede. Perché non sono felici? Non sono felici perché non sono nella verità. Dio è la verità. Dio è questo amore. Questo amore Dio lo vuole offrire a tutti gli uomini, perché questo amore è Lui stesso e ce lo offre nello Spirito Santo. Cristo è morto per tutti, perché gli uomini non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risorto per loro (cf 2 Cor 5,18).

Allora, fratelli, io vi annuncio il kerygma: Cristo è morto per tutti noi che siamo qua. Ha dato la sua vita sulla croce perché noi potessimo ricevere dal cielo lo Spirito Santo, quello stesso Spirito, che ci farà amare così. E’ un dono gratuito, un frutto della sua morte per i nostri peccati.

Perché egli possa entrare dentro di noi adesso c’è bisogno che noi accettiamo quello che diceva Karl Barth, che accettiamo di lasciarci giudicare dalla croce di Cristo, adesso. Perché adesso è vero che noi non amiamo così.
Questo amore è descritto nel Sermone della Montagna quando dice: Non opponete resistenza al male (cf Mt 5,39). 




Ma il male è una parola astratta.
Gli Ebrei concretizzano questo tipo di male: primo male, che ti offendano nell’onore, l’onore della tua famiglia. Gli zingari difendono l’onore della famiglia col sangue, l’onore è ciò che vale di più. Ma dice Gesù Cristo nel Sermone della Montagna: Se qualcuno vi offende nell’onore, voi offrite l’altra guancia (cf Mt 5,39). Perché sappiamo che nell’ebraismo percuotere la guancia destra è una forma di offesa, di disprezzo. Per questo se qualcuno ti offende nell’onore, ti disprezza, tu offri la guancia sinistra.

Un’altra forma in cui ti possono fare del male: se qualcuno ti fa causa per toglierti la casa non reclamarla, lascia la casa e regalagli il campo (cf Mt 5,40). Un’altra forma di farti del male: se qualcuno ti ruba quello che è tuo non reclamarlo (cf Lc 6,30). Un’altra forma di farti del male: se qualcuno ti fa un sopruso sociale, se qualcuno ti obbliga ad andare carico per un miglio (la Legge proibiva che uno schiavo fosse obbligato a portare un carico di 80 kg per più di un miglio), tu va’ carico per due miglia (cf Mt 5,41).

Cristo nel Sermone della Montagna sta descrivendo l’uomo nuovo, l’uomo celeste. Sta descrivendo come Cristo ha amato noi. E’ lui che non ha opposto resistenza al male, è lui che ha dato l’altra guancia, è lui che si è lasciato rubare da noi, ecc.
Questa è l’opera in noi dello Spirito Santo che discende dal cielo. E quando discende dal cielo? Bene. Fondamentalmente la fede aumenta in noi per l’ascolto. La fede viene per l’udito! Se ascoltiamo! La fede viene dall’ascolto (cf Rm 10,17) e che cosa dobbiamo ascoltare? La buona notizia, il kerygma.
E che cosa dice il kerygma? Ciò che ti sto dicendo. Che Cristo è morto per i tuoi peccati, perché possa scendere su di te lo Spirito Santo. Ma quando…? Adesso, adesso!.

Guardate che S. Paolo nell’epistola ai Corinzi dice: "Ora è il momento della salvezza" (cf 2 Cor 6,2). Ora, ora. Il Sermone della Montagna dice: "Guai a quelli che ora ridono" (cf Lc 6,25). Ora. Questa parola, “ora”, è un riassunto della predicazione apostolica della Chiesa, è parola di Dio: quando viene annunciata si realizza. Ora è il momento della salvezza. Fratelli, ora, adesso per voi, in questa basilica, per tutti noi si realizza la salvezza. Ma quale salvezza? Ascoltatemi, ancora tre minuti.




Guarda che facile! Dice l’epistola agli Ebrei che Cristo è "l’impronta della sostanza divina" (cf Eb 1,3). Nessuno ha visto Dio. Cristo è la sua impronta. Vedete questo vessillo di bronzo? (indica il crocifisso) Come il vessillo del serpente di bronzo nel deserto. Questo è un’impronta, come un sigillo che si imprime nella cera, lascia un’immagine, un’impronta. Questa è l’impronta della sostanza. Sostanza è una parola filosofica. Che vuol dire? Dio nessuno l’ha mai visto. Cristo lo ha mostrato per te, adesso.

Che cosa ci ha mostrato? Che Dio è questo amore (mostra la croce), cioè crocifisso. Anche se sei un peccatore adesso, se hai fornicato ieri sera, se ti sei arrabbiato, anche se sei una persona che non perdona, se sei una persona rancorosa, Dio non ha bisogno per amarti che tu sia buono, che tu cambi vita… Dio ti ama così come sei. Dio ti ha amato quando eri un peccatore, un disgraziato, una canaglia. Dio ti ama, adesso, ti ama adesso in una forma infinita, fino a dare la propria vita per te.
Cristo ha dato la vita per te! Ascoltami!

Ecco la grande notizia: la morte è stata vinta. Cristo è risorto! E’ morto per i nostri peccati ed è stato risuscitato per la nostra giustificazione. E’ risorto, è salito al cielo e siede alla destra del Padre.
E adesso dove sta Cristo? Nel cielo. E che cosa sta facendo Cristo? Sta presentando al Padre le sue piaghe gloriose per i tuoi peccati, per i tuoi e per i miei. Adesso sta officiando come Sommo Sacerdote. E perché sta presentando al Padre le piaghe? Perché la sostanza divina è amore a te. Dio vorrebbe stare in te, adesso. Essere uno con te, dentro di te, adesso. Perché questo amore è la sostanza divina.

Dice l’Apocalisse: “Guarda, io sto alla porta e busso” (Ap 3,20). Busso adesso. Se uno mi apre, Io ed il Padre entreremo in lui. Dio vuole essere “uno” in te. Dice S. Paolo che quando uno va con una prostituta si fa una sola carne con lei: “E prenderei io le membra di Cristo per farmi una sola carne con una prostituta?” Ma questo lo dice in riferimento ad un’altra cosa: "Colui che si unisce a Cristo si fa un solo spirito con Lui" (cf 1 Cor 6,15-17). Ecco il mistero di Dio: vorrebbe essere uno dentro di noi, oggi.

E diciamo la verità: Egli non è perfettamente uno in noi. Siamo tutti deboli, siamo tutti peccatori. Per questo abbiamo bisogno di ascoltare il kerigma che ci sproni, che ci esorti, che ci chiami alla fede, a credere in Lui, perché il nostro Battesimo rifiorisca, perché il nostro Battesimo sia innaffiato.
Allora, fratelli, “in nome di Cristo: riconciliatevi con Dio” (cf 2 Cor 5,20).
Convertitevi e credete alla Buona Notizia. Convertirsi significa credere che quello che sto dicendo è vero. Che Dio ti ama adesso, che sta desiderando essere uno in te profondamente. Profondissimamente uno, uno.

Perché, guardate, da questo dipende la salvezza dell’Europa che sta andando all’apostasia. Cristo ha detto: “Padre come Tu sei in me ed io sono in te uno, così essi siano uno perché il mondo creda” (cf Gv 17,23). Solamente se siamo perfettamente uno il mondo crederà in Lui. Sono tre persone e un unico Dio. Uno. La comunione profonda in Dio, l’unità in Lui. Ecco il mistero della Santa Trinità.








Fratelli è una cosa immensa. Guai a me se non annunciassi il Vangelo, guai a te se non annunzi il Vangelo. Tutti dovremmo annunciare ad ogni persona che Dio la ama, che Egli ha mandato il suo Figlio. E mentre gli stai dicendo questo, Cristo, che è morto per i suoi peccati, sta presentando per quell’uomo le sue piaghe al Padre.
Se quell’uomo crede – e già il fatto che tu gli parli è segno che Dio gli vuole dare la fede – egli riceve immediatamente la visita dello Spirito Santo che gli rende testimonianza dentro che quanto gli annunci è vero, che Dio lo ama. E in lui si può dare la fede, quella fede senza la quale non si può avere accesso al Battesimo.

Ecco, fratelli, termino dicendovi che vorrei fare un canto con voi. C’è una cosa che mi emoziona in S. Paolo, quando dice: “Non so quello che desidero di più: se morire per andare con Cristo, che è di gran lunga il meglio, o vivere” (cf Fil 1,21ss).
Cristo è risorto, il cielo è stato aperto, la morte è stata vinta. Dice S. Paolo: non so se desidero di più andare con lui o continuare a vivere perché ancora avete bisogno di me. Ho fatto un canto con queste parole. Potete mettervi in piedi e, come una preghiera a Dio, cantare “Portami in cielo” .


giovedì 21 marzo 2013

IL SEGRETO DELLA FELICITA' 3



LA FELICITA' SECONDO LA BIBBIA (3)
 
Ti sei mai chiesto qual è il segreto della felicità?
Quand'è che un uomo può dirsi davvero felice?
E che cos'è poi questa benedetta felicità? Perché la cerchiamo tanto?...
 
Vediamo come risponde la Bibbia...




Proverbi 3

13Beato l'uomo che ha trovato la sapienza,
l'uomo che ottiene il discernimento:

14è una rendita che vale più dell'argento
e un provento superiore a quello dell'oro.
15La sapienza è più preziosa di ogni perla
e quanto puoi desiderare non l'eguaglia.
16Lunghi giorni sono nella sua destra
e nella sua sinistra ricchezza e onore;
17le sue vie sono vie deliziose
e tutti i suoi sentieri conducono al benessere.
18È un albero di vita per chi l'afferra,
e chi ad essa si stringe è beato.


Proverbi 8

1La sapienza forse non chiama
e l'intelligenza non fa udire la sua voce? [...]
32Ora, figli, ascoltatemi:
beati quelli che seguono le mie vie!
33Ascoltate l'esortazione e siate saggi,
non trascuratela!
34Beato l'uomo che mi ascolta,
vegliando ogni giorno alle mie porte,
per custodire gli stipiti della mia soglia.

35Infatti, chi trova me trova la vita
e ottiene il favore del Signore;
36ma chi pecca contro di me fa male a se stesso;
quanti mi odiano amano la morte.


Proverbi 14

21Chi disprezza il prossimo pecca,
beato chi ha pietà degli umili.


Siracide 14

1 Beato l'uomo che non ha peccato con la sua bocca
e non è tormentato dal rimorso dei peccati.
2Beato chi non ha nulla da rimproverarsi
e chi non ha perduto la sua speranza.
20Beato l'uomo che si dedica alla sapienza
e riflette con la sua intelligenza,

21che medita nel cuore le sue vie
e con la mente ne penetra i segreti.

22La insegue come un cacciatore,
si apposta sui suoi sentieri.
23Egli spia alle sue finestre
e sta ad ascoltare alla sua porta.
24Sosta vicino alla sua casa
e fissa il picchetto nelle sue pareti,
25alza la propria tenda presso di lei
e si ripara in un rifugio di benessere,
26mette i propri figli sotto la sua protezione
e sotto i suoi rami soggiorna;
27da lei è protetto contro il caldo,
e nella sua gloria egli abita.



Siracide 25

7Nove situazioni ritengo felici nel mio cuore,
la decima la dirò con parole:
un uomo allietato dai figli,
chi vede da vivo la caduta dei suoi nemici;
8felice chi vive con una moglie assennata,
chi non ara con il bue e l'asino insieme,
chi non ha peccato con la sua lingua,
chi non ha servito a uno indegno di lui;
9felice chi ha trovato la prudenza,
chi parla a gente che l'ascolta;
10quanto è grande chi ha trovato la sapienza,
ma nessuno supera chi teme il Signore!

11Il timore del Signore vale più di ogni cosa;
chi lo possiede a chi potrà essere paragonato?
12Il timore del Signore è inizio di amore per lui,
la fede è inizio di adesione a lui.


Siracide 26

Felice il marito di una brava moglie,
il numero dei suoi giorni sarà raddoppiato.


Siracide 30

14Meglio un povero di aspetto sano e forte
che un ricco malato nel suo corpo.
15Salute e vigore valgono più di tutto l'oro,
un corpo robusto più di un'immensa fortuna.
16Non c'è ricchezza superiore alla salute del corpo
e non c'è felicità più grande della gioia del cuore.
21Non darti in balìa della tristezza
e non tormentarti con i tuoi pensieri.
22La gioia del cuore è la vita dell'uomo,
l'allegria dell'uomo è lunga vita.
23Distraiti e consola il tuo cuore,
tieni lontana la profonda tristezza,
perché la tristezza ha rovinato molti
e in essa non c'è alcun vantaggio.


Siracide 31

5Chi ama l'oro non sarà esente da colpa,
chi insegue il denaro ne sarà fuorviato.
6Molti sono andati in rovina a causa dell'oro,
e la loro rovina era davanti a loro.
7È una trappola per quanti ne sono infatuati,
e ogni insensato vi resta preso.
8Beato il ricco che si trova senza macchia
e che non corre dietro all'oro.

9Chi è costui? Lo proclameremo beato,
perché ha compiuto meraviglie in mezzo al suo popolo.


Siracide 48

1 Allora sorse Elia profeta, come un fuoco;
la sua parola bruciava come fiaccola. [...]
9Tu sei stato assunto in un turbine di fuoco,
su un carro di cavalli di fuoco;
10tu sei stato designato a rimproverare i tempi futuri,
per placare l'ira prima che divampi,
per ricondurre il cuore del padre verso il figlio
e ristabilire le tribù di Giacobbe.
11Beati coloro che ti hanno visto
e si sono addormentati nell'amore
,
perché è certo che anche noi vivremo.

martedì 27 novembre 2012

Ansie, preoccupazioni, paure...



"Ogni persona sviluppa solo una minima parte del proprio potenziale interiore.
L'io, il centro della personalità, paga per le proprie difese, per le proprie sicurezze
(che spesso sono dettate dalla paura, e la paura è cattiva consigliera)
un prezzo enorme in termini di piacere, gioia, felicità:
la rinuncia a molte possibilità presenti nell'universo.

Ma quando la personalità ha raggiunto un'adeguata forza e maturità
non si accontenta dei limiti che si è imposta 
o che gli altri e l'ambiente hanno imposto...

Nessuno è condannato a dire e fare sempre le stesse cose:
gli ossessivi fanno così, la ripetizione dà loro una pseudosicurezza,
la libertà li angoscia, perché non tutto è sotto controllo...

Questo non avviene a chi ama,
i suoi confini tendono ad ampliarsi automaticamente,
perché sente un'energia che lo spinge in avanti;
chi ama si sente uno col partner e con tutto il mondo,
non c'è nulla da difendere, è tutto da incrementare, da espandere.

La persona amata è la porta attraverso cui poter fare entrare
nel mondo interno il cosmo, tutte le meraviglie dell'universo
escluse dall'io per paura".

G. BASSI R. ZAMBURLIN
"La comunicazione nel rapporto di coppia" , San Paolo 2008





"Dio non è nella rigidità,
Dio non è nel trattenersi,
Dio non è nel chiudersi.
E' nello sbilanciarsi, che è
lo sbilanciarsi dell'amore.
"

ANGELO CASATI

La paura di morire, e quella di vivere.
La paura di ciò che è precario e insicuro.
La paura della nostra fragilità, e di quella degli altri.

Don Angelo Casati, prete-poeta milanese, tocca uno ad uno
tutti i tasti di quell'affanno che ci fa troppo spesso restare immobili,
mentre la vita scorre.

Perché vogliamo avere controllo su tutto?
Perché non accettiamo la nostra provvisorietà?
Le sue parole aprono piccoli squarci di luce nel buio delle nostre ansie.
"Non temete!" dice il Vangelo.
Ed è in fondo quello che questo suo libro prova a farci sentire.



       MATTEO 6, 25-34

"Non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito? 

Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? 

E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? 

E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. 
Ora, se Dio veste così l'erba del campo, che oggi c'è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede? 

Non preoccupatevi dunque dicendo: «Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?». Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno. 

Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena".

Mi seducono le immagini che Gesù come sempre usa. 
Uccelli, granai, vestiti, gigli e erba del campo. 
E penso ai nostri documenti senza immagini, pesanti, senza poesia, 
e prendo paura per le mie parole
.
E mi seducono i verbi del racconto di Matteo contro l'affanno. 
All'imperativo, un richiamo forte. Tre imperativi al negativo e uno al positivo. 
Al negativo il verbo che dice affanno, ansia: 
«Non affannatevi  per la vostra vita, di quello che mangerete e berrete», 
«non af-fannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo?», 
«non affannatevi dunque per il domani».

Imperativo al positivo "cercate": 
 «Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia». 
Ma ci sono altri due imperativi al positivo 
che solitamente vengono trascurati e che io vorrei ri-cordare: 
"guardate", "osservate": «guardate gli uccelli del cielo», «osservate i gigli del campo».

Una cosa ancora mi colpisce. 
Nei versetti precedenti Matteo ha messo in guardia dall'accumulo: 
«non accumulate tesori», ha messo in guardia da una ricchezza 
che diventa mammona, assolutezza, porto di affidamento. 
Dire "amen" alla ricchezza e non a Dio. 

Ma qui Gesù distoglie dall'affanno non per l'accumulo dei beni, 
ma per ciò che sembra invece necessario, il cibo e il vestito. 
E non aveva lui forse difeso i discepoli che in giorno di sabato 
avevano colto spighe? E non aveva forse Dio cucito vestiti 
per il terrestre e la sua donna nel giardino delle origini?

E allora mi si fa strada nella mente .
una distinzione tra "occuparsi" e "preoccuparsi"
O, se volete, tra occuparsi delle cose, anche le più necessarie, 
ed essere occupati, cioè subire una occupazione, un'invasione, un dominio
Non hai più la mente sgombra, non hai più l'anima libera. 
La tua testa è altrove. Sei occupato. 
Perdi le persone, le cose, gli eventi. Con la testa sei altrove.

Quali sono le motivazioni portate da Gesù contro l'affanno?
Una prima è che il preoccuparsi è segno di stoltezza: 
puoi forse aggiungere un'ora sola alla tua vita? 
Puoi aggiungere un palmo alla tua statura? 
La gestione della vita è forse nelle tue mani? 
Non dovremo forse riconciliarci con la nostra provvisorietà? 
L'ansia non viene forse anche da questa preoccupazione 
che tutto sia sotto controllo? Tutto secondo la pro-grammazione? 
Accetta la precarietà. La provvisorietà che ci segna

Sorridi, impariamo a sorridere di noi stessi, 
soprattutto di noi stessi quando ci diamo l'immagine di uno che ha in mano il mondo.
Don Gino Riboldi tempo fa mi raccontava di aver visto in Sardegna 
una maglietta con una scritta che tanto lo aveva divertito. 
L'avrebbe voluta riproporre anche a Milano. Sulla ma-glietta era scritto: 
«Dio esiste. Non sei tu. Rilassati».

Il rischio poi insito nell'eccesso di preoccupazione è 
quello di trascurare ciò che vale di più. 
La vita, il respiro vitale non vale più del cibo e il corpo più del vestito? 
Respiro vitale e corpo, cioè il nostro stesso essere. 
L'ansietà, l'affanno non ci portano forse a trascurare noi stessi e gli altri?

Il cibo. Ho pensato a Marta e Maria. 
Marta che si occupa del cibo, Maria che ascolta. 
Accoccolata ai piedi di Gesù. E Marta, irritata: «Dille che mi aiuti». 
E Gesù: «Marta, Marta, tu ti affanni - lo stesso verbo di Matteo - 
e ti agiti per molte cose; ora c'è bisogno di una cosa sola. 
Maria infatti ha scelto la parte buona che non le sarà tolta» (Lc 10, 41-42). 

Marta non è certo rimproverata perché pensa al cibo, perché si occupa, 
ma perché è occupata, perché mestieri e cibo chiudono l'orizzonte. 
Lei - vuol far capire Gesù - è molto di più. 
Non si può ridurre una donna ai mestieri di casa, 
non deve succedere che le cose di casa le tolgano il respiro, il respiro vitale. 
È fatta, ancor più e prima, di altro: 
Gesù la vuol difendere nella sua vera identità e dignità. 
L'affanno - vuol farle capire - le toglie il respiro vitale.

La seconda motivazione che spinge a non affannarsi 
è forse ancor più profonda. Dio è Padre
Lui si occupa delle realtà anche minime. 
Degli uccelli dell'aria, dell'erba del campo. 
Valgono poco gli uccelli dell'aria, costano un minimo; 
vale poco l'erba del campo, la si brucia. 
Ebbene, Dio se ne occupa. C'è dentro una cura di Dio. 
Vuoi che non si occuperà di noi?

Ed ecco il verbo al positivo: «Cercate prima il regno di Dio 
e la sua giustizia e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta». 
Che non è un "prima" di tempo: fai una cosa prima e poi ne fai un'altra. 
È un prima di "primato". Il primato va a Dio e al suo regno. 
Un primato a Dio, a un Dio, vorrei subito aggiungere, 
che non è un Dio generico, astratto, l'essere perfettissimo, 
ma a un Dio che è "padre". 

Cercate il suo regno, cercate il suo sogno sulla terra, 
cercate la sua giustizia, che non sta nella giustizia stretta degli scribi e farisei, 
ma nella dismisura dell'amore. 
Non sta nella reciprocità, ma nell'eccesso, nella gratuità. 
Cercate, lasciate entrare dentro di voi, il suo sogno.

«Tutte queste cose vi saranno date in aggiunta». 
E non certo nel senso che avrai vantaggi economici. 
Ma nel senso che dentro l'orizzonte del regno le cose avranno un'anima. 
Restituirai un senso, un'anima alle cose, 
che non saranno più appiattite nel consumo, ma avranno la luce del dono.
Non saranno più ristrette, impoverite nell'angustia della meschinità, 
della mancanza di respiro, ma avranno il respiro del "per tutti".
Così salvi la vita, non solo quella futura, questa vita.

«Non affannatevi dunque per il domani, 
perché il domani avrà già le sue inquietudini». 
Sembra, ci illudiamo, di fare un servizio alla vita affannandoci per essa. 
Sembra di diminuire attenzione alla vita invitando a non preoccuparsi. 
È il contrario. L'affanno non ti lascia guardare la vita. 
Capitano cose e tu non ci sei. 
Un cuore libero, non pieno, ti fa essere aperto al regno 
che passa nelle cose: «Il regno di Dio è in mezzo a voi», 
«il regno di Dio è dentro di voi».

L'invito a non affannarci non è dunque invito a essere senza pensiero 
o senza sguardo per le cose. Se mai ad avere un pensiero 
e uno sguardo più profondo: "guardate", "osservate". 
Non "chiudete gli occhi". Apriteli e troverete senso e dimensioni....

ANGELO CASATI



martedì 6 novembre 2012

La straordinaria possibilità di amare


E' troppo bello questo post sul blog di Costanza Miriano: bisogna leggerlo!
Perciò ve lo riporto anche qui.



di fr. Filippo Maria

Ci sono giorni in cui uno crede di aver capito tutto.
Ce ne sono altri in cui sembra di non aver capito niente.
Altre volte, invece, può capitare di scoprire un’evidenza talmente macroscopica
che non ci si può spiegare come mai non l’abbiamo considerata prima,
come quando si cercano gli occhiali e ci si accorge, solo dopo un po’, di portarli già.

O come quando si scopre l’acqua calda, per dire.
Ecco, in questi giorni mi sento proprio così.
Mi sembra di aver scoperto infatti che il nocciolo del Vangelo 
stia tutto nel dono che ci viene fatto di una straordinaria possibilità di amare




Ci sono arrivato tardi, lo ammetto, però forse (e sottolineo forse) ci sono arrivato.
Intendiamoci: una vaga idea che il messaggio centrale del Vangelo fosse l’amore me l’ero già fatta.
E tuttavia, pur avendo sempre questa evidenza davanti agli occhi,
mi ero incastrato nel seguente ragionamento: 
non riuscirò ad amare come mi chiede il Vangelo (né Dio né il prossimo) 
fino a quando non si creeranno le situazioni opportune,
fino a quando non incontrerò le persone giuste,
fino a quando continueranno a sussistere determinate problematiche,
fino a quando le contingenze non cambieranno,
fino a quando non mi sentirò realizzato,
fino a quando non verrò considerato, fino a quando… tutto quello che volete voi.

Sarà perché comincio ad avere qualche capello bianco,
sarà perché la vita ti modella, ti scalpella e, un colpo da una parte uno dall’altra,
ti costringe prima o poi a prendere delle decisioni e a fare delle piccole scelte importanti
o sarà perché forse quella notte avevo dormito male,
fatto sta che un bel mattino, all’improvviso, mi è sembrato chiarissimo 
che tutte quelle circostanze concrete che sembravano togliermi qualcosa 
e che mi apparivano come impedimenti all’amore 
non erano situazioni da fuggire ma erano in realtà 
la mia concreta e straordinaria possibilità di amare! 
Non sarebbe stato altrove, non sarebbe stato in un altro tempo,
ma sarebbe stato QUI ed ORA!




Sì perché proprio quelle situazioni mi interpellano
e mi chiedono quanto il Vangelo sia penetrato nei tessuti della mia vita.
Le difficoltà quotidiane, a volte grandi altre piccole, un torto ricevuto,
un mio diritto leso, un riconoscimento che non mi viene fatto, le delusioni relazionali,
le volte in cui non mi sento capito, sono tutte situazioni
che mi offrono su un piatto d’argento la possibilità di amare come Gesù! 

Perché alla fine riuscire ad amare in un contesto favorevole
è la cosa più facile del mondo, non occorre certo essere cristiani per farlo
(“Se amate soltanto quelli che vi amano, che merito ne avete?…).

Considerando l’amore cruciforme di Dio ho pensato più volte
che il vero interesse degli avversari di Gesù non è stato tanto quello di farlo fuori,
di eliminarlo, ma di condannarlo ad una morte infamante,
di gettare discredito su di Lui, non di farlo morire e basta ma di farlo morire da colpevole.
Potevano organizzare un attentato, un’imboscata o un assalto notturno
e lo avrebbero subito tolto di mezzo. Ma sarebbe morto da eroe, da martire,
da perseguitato, l’ennesima vittima dei poteri forti.

Invece è stato organizzato un processo in cui è risultato colpevole,
è stato umiliato, deriso, oltraggiato, abbandonato,
ed infine massacrato nel peggiore dei modi.
E Lui, il Buon Pastore, “era di fronte a loro come pecora muta davanti ai tosatori”.
Nessuna difesa, nessun avvocato, ma Lui solo, con l’Unico suo interlocutore,
l’Unico a cui dover rendere conto, l’Unico a cui rivolgersi
e presso il quale rifugiarsi, il Padre (“Padre, se è possibile passi da me questo calice”…
 “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato”…
“Perdonali perché non sanno quello che fanno”…
“Nelle tue mani consegno il mio spirito”).




La croce non è un posto romantico, ideale per parlare d’amore, 
non è un luogo privilegiato per incontri amorosi… eppure da quella volta 
è diventato talamo, letto nuziale, luogo dell’amore per eccellenza. 

Perché, parliamoci chiaro, l’alternativa alla scelta di vivere la croce 
come possibilità dell’amore non può essere altro che la guerra, 
con tutto ciò che ne consegue.
Quante volte mi sono ritrovato a stilare liste infinite di diritti
(miei nei confronti degli altri) e quelle di doveri (degli altri nei confronti miei)…
ma quante energie sprecate, quante tensioni inutili,
solo per il capriccio di voler dire l’ultima parola, di voler farsi valere.
Quante persone e quante famiglie che ho conosciuto vivono racchiuse
dentro un odio calcificato nel tempo senza continuità di soluzione,
ognuno abbarbicato sulle proprie rivendicazioni,
incapaci ormai di sapersi guardare negli occhi, di scambiarsi un saluto,
di sorridere, proponendo al mondo lo spettacolo peggiore che un essere umano possa offrire.

Io non voglio vivere così! Preferisco la logica della croce.
Del resto, per amare non basta forse la certezza di sapersi amati?
Quando guardo quel Re crocifisso, io questa certezza ce l’ho!

Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene (Rm 12,21).

tratto da costanzamiriano.com