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mercoledì 31 ottobre 2012

IL SEGRETO DELLA VISTA

«Rabbunì, che io veda di nuovo!»

Ascolta il meraviglioso commento di don Fabio Rosini
al Vangelo della XXX domenica, 28 ottobre 2012,
Marco 10, 46-52:



L'icona, l'immagine della preghiera:
Bartimeo, l'uomo che grida e ha imparato l'arte di pregare...
«Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!», che è la preghiera del cuore,
quella che gli orientali considerano la più ordinaria ed efficace delle armi contro la tentazione.
L'umiltà che sa chiedere, la professione di fede accompagnata dal proprio grido,
al ritmo del proprio respiro, che dice chi è Lui e chi siamo noi,
e tutto il nostro bisogno di Lui e la nostra possibilità di essere liberati e salvati.

Quest'uomo dice: «Rabbunì, che io veda di nuovo!».
Capiamo da questa frase quale sia la forza della sua preghiera:
LUI SA CHE ESISTE LA LUCE, RICORDA CHE UN TEMPO C'ERA.
NON E' RASSEGNATO AL BUIO.
Ricorda che un tempo c'erano i colori.
Ricorda che c'era un'altra maniera di stare nella vita.

Molto spesso, la mostra preghiera è svuotata, è banale e annoiata,
perché di fatto non c'è dentro L'INTUIZIONE DELLA BELLEZZA:
nessuno chiede davvero qualcosa se questo qualcosa non gli interessa.
E giù a sciorinare preci, riti e liturgie, in fondo non si sa bene perché, così...
per far contenta non si sa quale istanza divina di assolvimento burocratico...

DIO CI HA DONATO LA MEMORIA DELLA LUCE,
c'è nel cuore dell'uomo la memoria della luce.
E' qualcosa di originale nell'uomo,
qualcosa che si ribella alla bruttezza, al grigiume, al tirare a campare.

Ognuno di noi deve
PESCARE AL FONDO DELLA PROPRIA ANGOSCIA per pregare,
perché anche l'angoscia è un dono di Dio,
è il dono del senso dell'errore, del senso della distanza dalla propria pienezza.
Che errore che facciamo a voler scappare da questa angoscia,
che errore madornale nel crescere le nuove generazioni
cercando di rendere sempre morbido tutto,
evitando le tensioni, quella richiesta, quell'insufficienza che c'è in ognuno di noi.

Ho da pregare! Ho da chiedere perché la luce mi manca ancora,
me ne manca ancora un po'...
Ma qui c'è anche un trucco: questo anablepo,
preformante rispetto a blepein, che vuol dire "vedere",
non significa soltanto "vedere di nuovo", ma "vedere dall'alto",
vedere di una visione che altra, superiore.

Perché noi possiamo credere di avere la vista che questo poveretto non aveva,
ma forse non abbiamo né noi né lui il tipo di vista che sta chiedendo,
che forse lui ha un po' più di noi già di partenza,
visto ciò che riconosce nel Signore Gesù:
LA VISTA DELLE COSE SECONDO DIO,
perché finché io le cose non le vedo secondo Dio,
sono un cieco.

Quando Eva, nel racconto di Genesi, guarda l'albero,
lo guarda ormai con l'occhio acciecato:
il vietato come appetibile, la trasgressione come una via di realizzazione,
la rottura della fiducia in Dio come qualcosa di divertente...
E' un po' la visione che noi stessi abbiamo dell'uomo,
che mi mette in contraddizione con Dio, col mio Creatore,
con il Signore Gesù Cristo stesso.
E' aver perso la visione delle cose, è il non vedere più.
Sto qui, vedo le cose che faccio ogni giorno,
ma non ci vedo più la bellezza, com'è?
Allora credo che le devo cambiare,
che le devo buttare via, che ne devo avere di nuove.
Ma sono i miei occhi che sono malati!
Dice il vangelo di Matteo:
"Se il tuo occhio è malato, quanto grande sarà la tenebra!"

Ti sei innamorato di tua moglie che era una fata,
una meraviglia di bellezza:
com'è mai che ora non vedi in lei altro che difetti?

VEDERE E' FINALMENTE VEDERE L'AMORE,
LA BELLEZZA, LA PROVVIDENZA,
IL DISEGNO DI DIO SULLA PROPRIA ESISTENZA,
E' SCOPRIRSI, GUARDARSI BELLI.



Come si vede un occhi acciecato?
Un esempio è quello che permette di scoprire la propria superbia:
I SUPERBI QUANDO GUARDANO GLI ALTRI
VEDONO SOLO I DIFETTI.
Coloro che assolutizzano il loro modo di vedere
e si sono chiusi in una lettura sbagliata della vita,
vedono solo i difetti degli altri, vedono solo i problemi.
E' una maniera di guardare, che tutti abbiamo un po'.

Quando recuperi la vista, il senso dell'amore di Dio
e della tua esistenza, vedi la bellezza degli altri,
delle cose, dei fatti. E' uno sguardo spirituale, saporito,
bello, fiducioso...
Dice san Francesco: "Alto e glorioso Dio,
illumina le tenebre del cuore mio!"
C'è una tenebra nel cuore dell'uomo,
dalla quale ogni mattina mi devo riscattare,
ogni mattina devo gridare: "Dio, vieni a salvarmi!"
Vieni presto in mio aiuto, perché sennò sono un cieco,
guardo le cose da superficiale, non incontrando la verità,
che è nascosta nella profonda nostalgia che ho di allegria,
di gioia, di bellezza, di comunione, di slancio, di amore.

Bisogna arrivare alla luce, e quest'uomo ci mostra come si fa.
Innanzi tutto si grida, come pazzi!
E si deve combattere con la gente che dice di non gridare,
tante cose nella nostra testa che dicono: ma che preghi a fare,
ma lascia perdere, tira a campare, adattati,
ciò che è assolutamente impossibile da conciliare con l'essere cristiani,
perché un cristiano non può assolutamente essere mediocre.
Essere cristiani vuol dire avere sete di infinito,
lo cerca nelle cose e con l'aiuto di Dio lo trova.
Quest'uomo non si rassegna ad essere cieco, grida
e se gli dicono di tacere, grida più forte,
perché la luce la dobbiamo avere, che siamo nati per stare nella tenebra?
Bisogna gridare finché Dio non ci parli,
gridare finché Dio non ci chiami,
gridare finché Gesù non si fermi:
Gesù non si ferma subito perché le nostre domande spesso non sono vere,
sono fatte tanto per farle, finché non mi stufo.
Vediamo se ti stufi, vediamo se questa cosa la vuoi veramente...

Avere la luce nel cuore vuol dire saper vivere,
e quest'uomo ha capito che bisogna insistere,
perché se lo ricorda che c'era la luce,
perché era tanto bello vedere
e non si rassegna a vivere da mendicante,
quindi lo fa fermare Gesù
e Gesù gli dice: "Chiamatelo"
ed egli getta via il mantello, che è la sua condizione,
il suo ruolo, la sua veste, tutto ciò che ha,
lo butta via, balza in piedi, viene da Gesù:
prima ancora di avere la luce ha lasciato ogni suo possesso,
perché ha capito che tanto non serve a niente mantenere certe cose,
che se ti arriva la grazia di Dio tutto è ricchezza, tutto è bellezza!

don Fabio Rosini

                                             (Trascrizione mia).











Ma c'è ancora un altro punto importantissimo per avere una buona vista:
LA NOSTRA CAPACITA' DI VEDERE VIENE INFLUENZATA
DA CIO' CHE ASCOLTIAMO.

Infatti la fede, che è questa luce, questo sguardo celeste che viene dall'alto,
questa capacità di vedere le cose e i fatti secondo Dio,
ci viene dall'ascolto della predicazione, dell'annuncio del vangelo dell'amore di Dio,
della risurrezione di Cristo e del perdono dei nostri peccati.

Allo stesso modo, il peccato e la ciecità ci vengono da un'altra predicazione,
da una falsa notizia, quella del diavolo, che ci viene rappresentata
nel racconto del dialogo tra il serpente ed Eva nella Genesi,
che insinua in noi il sospetto, la sfiducia, l'orgoglio, la malizia,
l'incapacità di vedere il buono e il bello nella creazione
e nella nostra vita.

Bisogna perciò imparare a scegliere accuratamente chi ascoltiamo
e a scacciare i pensieri che ci rendono ciechi e avvelenano il nostro cuore.
Ci sono angeli buoni e angeli malvagi,
messaggeri che vengono da Dio e altri che vengono dal nemico,
figli della luce e figli delle tenebre.

Ecco una canzone che parla di tutto questo:

L'angelo buono che hai dentro


lunedì 22 ottobre 2012

Proteggi tuo figlio!

Ho trovato questo allarme sul web
e volentieri lo condivido,
anche se alcuni toni sembrano ingenuamente eccessivi,
perché è importante, fondamentale chiedersi oggi:

di chi sarà "tuo" figlio, "tuo" o della televisione,
del computer o delle canzoni che ascolta? 


Vi stanno rubando i figli! 

Terribile! Ma e' proprio cosi'. 
Attente mamme vi stanno rubando i figli! 
Ma dove? Dove sta succedendo? 
A casa vostra! Come? A casa nostra? 
Si proprio a casa vostra, mentre voi fate le faccende domestiche 
e siete tranquille vi stanno "rubando" i vostri figli sotto i vostri occhi 
e voi non ve ne accorgete. 




Ma come? Come e' possibile? Si e' proprio cosi'! 
Mentre voi pensate che tutto va bene, non va bene niente. 
I vostri figli sono davanti al televisore a guardare, voi pensate,
degli "innocenti" cartoni animati e invece questi cartoni animati 
non sono per nulla "innocenti". Sono colpevoli! 

Sono colpevoli della violenza che i vostri figli poi riverseranno 
a casa, a scuola e con i compagni. 
Sono colpevoli degli incubi che hanno la notte, dei sogni terribili 
che fanno dove qualche mostro li rincorre e li vuole uccidere. 

Sono colpevoli dei tic nervosi che non riuscite a capire! 
Sono colpevoli della mania di voler comprare 
tutto cio' che viene pubblicizzato! 
Sono colpevoli di rubare l'innocenza dei vostri figli! 
Sono colpevoli di tante altre cose. 

Stanno rubando i vostri figli, sotto i vostri occhi e non ve ne accorgete? 
Aprite gli occhi e chiudete la Tv. 
Sì, questi cartoni animati non sono per nulla sani! 
Sono stati fatti da produttori malati che vogliono, 
per malsani interessi economici, che i vostri figli siano malati! 




Lo sapevate ad esempio che in Giappone dopo una trasmissione di Dragonball
migliaia di bambini sono andati a finire all'ospedale con
attacchi di epilessia? 

Lo sapevate che non solo i vostri bambini
che hanno incubi terribili la notte, dove draghi, gnomi, streghe 

cercano di rincorrere i vostri figli tentando di ucciderli?

SVEGLIATEVI! APRITE GLI OCCHI!
STANNO ROVINANDO I VOSTRI FIGLI 

E VOI DORMITE SONNI TRANQUILLI! 

Cartoni animati come: POKEMON, DRAGONBALL, DIGIMON, 
SIMPSON, I CAVALIERI DELLO ZODIACO, SAILOR MOON, ECC., 
stanno rovinando milioni di bambini indifesi e innocenti.
Indifesi perché i genitori sono incoscienti della gravita' 

degli effetti deleteri di questi cartoni animati. 
"Incoscienti" cioe' non coscienti!
Svegliatevi, prima che sia troppo tardi.





E non dite come qualche mamma ha detto alle insegnanti 

che facevano evidenziare la gravita' di questi cartoni: 
non voglio che i miei figli siano diversi dagli altri.
Se continuate ad essere irresponsabili i vostri figli saranno
veramente "diversi"; cioe' malati! 

Malati di turbe psicologiche, di emotivita' instabile, di attacchi di panico, 
di violenza spropositata, di incubi la notte, di mania di comprare
tutto cio' che vedono in tv e di tante altre cose che voi gia' sapete.
Svegliatevi, prima che sia troppi tardi!







Questi cartoni animati sono un attentato diretto contro i vostri figli. 

Lo sapevate che molti di questi cartoni sono esoterici? 
Evocano parole, discorsi, immagini tratte dall'esoterismo,
dalla New Age e da altre sette sataniche?

Svegliatevi prima che sia troppo tardi. 

O anche a voi succedera' la brutta esperienza che mi disse una mamma: 
"Lo sai, mio figlio mi ha detto che ha invocato il diavolo, 
e sono sconvolta". Aveva visto tanto di quei cartoni animati 
che ora, inconsapevolmente, riproduceva nella vita 
quello che aveva visto nello schermo televisivo! 

Svegliatevi, da questo sonno! Aprite gli occhi e chiudete la tv! 
State con i vostri figli, parlate con loro, giocate con loro. 
Fate delle passeggiate all'aria aperta. 
I vostri figli non hanno bisogno dei vostri soldi, né di vestiti belli 
e di giocattoli costosi, hanno bisogno del vostro amore, 
della vostra presenza, della vostra protezione! 

Proteggete i vostri figli da questi attacchi frontali! 
Si, c'e' un attacco frontale contro i bambini. 
Diciamo tutti insieme: "No! Non ci sto! Non voglio, con il mio silenzio, tacere! 
Stanno rubando l'innocenza, la pace, la gioia a milioni di bambini. 
Non possiamo tacere! Dobbiamo gridare! Dobbiamo fare qualcosa!" 

Inizia tu mamma, papa'. 
Spiega ai tuoi figli che questi cartoni animati violenti, volgari, 
fanno male e poi se non ti ascoltano, perché ormai hanno una certa dipendenza, 
ordina che questi cartoni animati non li vedano piu'! 
Forse piangeranno, ma e' meglio qualche lacrima ora 
che tante dopo perché la loro vita emotiva, psichica, 
affettiva, spirituale e' stata distrutta! 
Proteggete i vostri figli, loro sono indifesi! 
E se non li difendete voi, chi li difendera' al posto vostro? 

don Salvatore Tumino (1959-2002)

 

 


CAMMINO DI GUARIGIONE INTERIORE     
              (Padre Salvatore Tumino)

giovedì 11 ottobre 2012

La fede, la bellezza, la tragedia, il sublime e la poesia


A. Socci su Chiara Corbella
Ricordate quel milione di giovani, per l’anno santo del 2000, a Roma, attorno a papa Wojtyla? Cantavano “Jesus Christ, you are my life”. I giornali laici li sbeffeggiarono dicendo che in realtà quella era una fede di facciata, superficiale.
Era vero? Che ne è di loro?
Chiara Corbella è la risposta. La sua storia sta commuovendo il mondo. Chiara è una bella ragazza nata a Roma nel 1984. La sua famiglia, credente, frequenta il “Rinnovamento carismatico cattolico” in cui anche lei è cresciuta.
A 18 anni, nel 2002, durante un pellegrinaggio a Medjugorje, conosce Enrico, si innamora e dopo pochi mesi sono fidanzati.
E’ un rapporto vivace e turbolento, fatto pure di rotture, stando al suo racconto. La vicinanza dei frati francescani aiuta i due giovani a fare le scelte decisive.
Si sposano il 21 settembre 2008 ad Assisi. Presto Chiara si trova incinta. Ma qui accade il primo dramma. Maria, la bambina che porta in grembo, ha una grave malformazione per la quale non potrà vivere al di là della nascita.
Chiara ed Enrico decidono egualmente di accoglierla, anzi con un amore più grande, sebbene molti si stupissero e suggerissero un aborto terapeutico.
La bambina nasce, ma muore dopo trenta minuti. Quel giorno Chiara disse ai suoi che non importava la durata di una vita: per lei quella mezz’ora con sua figlia era stata uno dei doni più preziosi della sua esistenza.
“Ho pensato alla Madonna” ricorda Chiara “anche a lei il Signore aveva donato un Figlio che non era per lei, che sarebbe morto e lei avrebbe dovuto vederlo morire sotto la croce. Questa cosa mi ha fatto riflettere sul fatto che forse non potevo pretendere di capire tutto e subito e forse il Signore aveva un progetto che io non riuscivo a comprendere”.
Presto arriva una seconda gravidanza. Incredibilmente anche stavolta si annunciano malformazioni gravi e i due giovani si preparano egualmente ad accogliere Davide come il loro bimbo amato.
Poi si scopre che anche lui non avrebbe potuto sopravvivere dopo la nascita.
Più avanti, nel gennaio 2011, Chiara, in un incontro pubblico dirà: “Il Signore ha voluto donarci dei figli speciali, Maria e Davide, ma ci ha chiesto di accompagnarli soltanto fino alla nascita. Ci ha permesso di abbracciarli, battezzarli e consegnarli nelle mani del Padre in una serenità e gioia sconvolgenti”.
Quel giorno aggiunse una cosa che sconvolse tutti, una nuova gravidanza e una diagnosi di tumore per lei:
“Ora ci ha affidato questo terzo figlio, Francesco che sta bene e nascerà tra poco, ma ci ha chiesto anche di continuare a fidarci di Lui, nonostante un tumore che ho scoperto poche settimane fa che cerca di metterci paura del futuro. Ma noi continuiamo a credere che Dio farà anche questa volta cose grandi”.
Il piccolo Francesco è nato sano nel maggio del 2011. Chiara – per non perdere il figlio – ha deciso di non curarsi come il carcinoma richiedeva. Solo dopo il parto ha affrontato l’operazione e le dolorose chemioterapie, nella speranza di essere ancora in tempo.
Invece il mercoledì santo di quest’anno ha saputo dai medici che il tumore aveva vinto e lei era in pratica una malata terminale. Chiara è morta a 28 anni il 13 giugno di quest’anno. In una lettera al suo piccolo Francesco ha scritto: “Vado in cielo ad occuparmi di Maria e Davide e tu rimani con il papà. Io da lì prego per voi”.
Poco prima della “nascita al cielo” Chiara ha ringraziato: “Vi voglio bene! A tutti!”.
Il funerale non è stato un funerale. C’erano più di mille persone. C’era la foto del bel volto di Chiara la quale ha voluto che a ciascuno fosse dato il segno di una vita che comincia: infatti tutti hanno avuto un vasetto con una pianticina.
Il cardinale Vallini, Vicario del Papa, ha detto: “abbiamo una nuova Gianna Beretta Molla”.
Si riferiva alla giovane dottoressa morta nel 1962 e canonizzata nel 2004 da Giovanni Paolo II. Anche lei, incinta, avendo scoperto un tumore all’utero, rifiutò le cure che avrebbero fatto male al bambino che portava in grembo e dopo il parto morì.
Un paragone impressionante. Chiara è proprio una ragazza dei nostri giorni. Su Youtube c’è un filmato di venti minuti dove, col suo simpatico accento romano, racconta l’inizio della sua vicenda.
A un certo punto dice: “Il Signore mette la verità dentro ognuno di noi, non c’è possibilità di fraintendere”.
Il marito Enrico, richiesto di spiegare oggi queste parole di Chiara, ha detto:
“Quella frase si riferisce al fatto che il mondo di oggi, secondo noi, ti propone delle scelte sbagliate di fronte all’aborto, di fronte a un bimbo malato, di fronte a un anziano terminale, magari con l’eutanasia…
Il Signore risponde con questa nostra storia che un po’ si è scritta da sola: noi siamo stati un po’ spettatori di noi stessi, in questi anni. Risponde a tante domande che sono di una profondità incredibile.
Il Signore, però, risponde sempre molto chiaramente: siamo noi che amiamo filosofeggiare sulla vita, su chi l’ha creata, e quindi alla fine ci confondiamo da soli volendo diventare un po’ padroni della vita e cercando di sfuggire dalla Croce che il Signore ci dona. In realtà” ha continuato Enrico “questa Croce, se la vivi con Cristo, non è brutta come sembra.
Se ti fidi di Lui, scopri che in questo fuoco, in questa Croce non bruci e che nel dolore c’è la pace e nella morte c’è la gioia”.
Poi ha detto:
“Quando vedevo Chiara che stava per morire, ero ovviamente molto scosso. Quindi ho preso coraggio e poche ore prima gliel’ho chiesto.
Le ho detto: ‘Chiara, amore mio, ma questa croce è veramente dolce come dice il Signore?’. Lei mi ha guardato, mi ha sorriso e con un filo di voce mi ha detto: ‘Sì, Enrico, è molto dolce’. Così, tutta la famiglia, noi non abbiamo visto morire Chiara serena: l’abbiamo visto morire felice, che è tutta un’altra cosa”.
Il padre di Chiara, Roberto, imprenditore, che aveva un incarico in Confindustria, quando ha saputo che le chemio per la figlia non avevano dato risultato positivo, ha scritto una lettera con la quale annunciava di ritirarsi da quell’incarico per stare più vicino alla famiglia “ma anche per fare una scelta di vita: aiutare il prossimo”.
In una toccante testimonianza a TV2000 (anch’essa reperibile su Youtube) ha raccontato che, paradossalmente, quando, a Pasqua, hanno saputo che non c’era più niente da fare è iniziato “un periodo splendido per la nostra famiglia… abbiamo vissuto insieme come mai… tutti uniti per cercare salvezza di Chiara… che stando alle sue parole è avvenuto in maniera diversa”.
Il signor Roberto ha sussurrato: “ho imparato da mia figlia che non conta la durata di una vita, ma come la viviamo. Ho capito da lei in un anno più di quanto avevo capito nella mia intera esistenza e non posso sprecare questo insegnamento”.
Poi ha ricordato che Chiara, vivendo “vicissitudini che avrebbero messe al tappeto chiunque, non ha subito, ma ha accettato. Lei si fidava totalmente. Era certa che se il Signore le dava da vivere una cosa voleva dire che era la cosa giusta”.
Chiara suonava il violino e amava ripetere: “siamo nati e non moriremo mai più”.
C’è un giardino nel mondo dove fioriscono queste meraviglie. Dove accadono cose stupende, inimmaginabili altrove. E’ la Chiesa di Dio.Nessuno dei potenti e dei sapienti lo conosce.
Per loro e per i loro giornali la Chiesa è tutt’altro. I giornali strapazzano il Vaticano e Benedetto XVI per Vatileaks. I riflettori dei media sono tutti per i Mancuso, i don Gallo, gli Enzo Bianchi. O per ecclesiastici da loro ritenuti “moderni”.
Ma nel luminoso giardino di Dio, che Benedetto XVI ama e irriga, fioriscono silenziosamente giovani come Chiara. Non solo nelle terre dove il nome cristiano è bandito come il Pakistan, la Cina, Cuba o l’Arabia Saudita. Ma anche tra noi.
In quel giardino Gesù passa davvero, affascina e chiama anche questa generazione e noi vediamo i figli diventare gli amici del Salvatore del mondo. Sono invisibili ai media, ma grandi agli occhi di Dio.
 Antonio Socci
Da “Libero”, 7 ottobre 2012

Non ti abbandonare alla tua passione

Il dominio delle passioni


Non ti abbandonare alla tua passione,
perché il tuo vigore non venga abbattuto come un toro;


divorerà le tue foglie e tu perderai i tuoi frutti,

e ti ridurrà come un legno secco.


Una passione malvagia rovina chi la possiede

e lo fa oggetto di scherno per i nemici.


Siracide 6, 2-4 





martedì 31 luglio 2012

Tipi di sguardo

In questo mondo ci sono tipi diversi di sguardi.

C'è chi ti guarda e dice: 
"Cosa mi può servire di te? In che cosa mi puoi essere utile?"

E' uno sguardo... 

C'è poi un altro sguardo: 
"Cosa possiamo fare di interessante insieme?
Che cosa c'è di piacevole in te?
Uno sguardo compagnone, cameratesco...




Poi c'è lo sguardo materno, lo sguardo paterno, 
lo sguardo del fratello maggiore, di chi ti scruta e dice: 
"Mi sa che tu dovrai mangiare, 
forse avrai bisogno di qualche cosa..."

Si pone prima il problema, si pre-occupa, 
è uno sguardo provvidente, che guarda l'altro
e si chiede: "Ma che esigenze ha questo?

E si fa una domanda su se stesso: 
"Cosa si può fare, cosa posso fare per lui?"

don Fabio Rosini


venerdì 27 luglio 2012

Il segreto del discernimento

"Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, 
ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, 
santo e gradito a Dio; 
è questo il vostro culto spirituale. 

Non conformatevi alla mentalità di questo secolo
ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare
per poter discernere la volontà di Dio, 
ciò che è buono, a lui gradito e perfetto". 

SAN PAOLO ai Romani 12, 1-2






CONVERSIONE = "metanoia" = cambiare nous, mente, mentalità, modo di pensare

lunedì 23 luglio 2012

La sapienza del giusto

La sapienza di questo mondo 
sta nel coprire con astuzia i propri sentimenti, 
nel velare il pensiero con le parole, 
nel mostrare vero il falso e falso il vero.







Al contrario, la sapienza del giusto 
sta nel fuggire ogni finzione, 
nel manifestare con le parole il proprio pensiero, 
nell’amare il bene così com’è, 
nell’evitare la falsità, 
nel donare gratuitamente i propri beni, 
nel sopportare più volentieri il male che farlo, 
nel non cercare di vendicarsi delle ingiurie, 
nel ritenere un guadagno l’offesa subita a causa della verità.

Ma questa semplicità del giusto viene derisa, 

perché la purezza d’intenzione è creduta stoltezza 
dai sapienti di questo mondo. 
Infatti tutto ciò che si fa con innocenza, 
è ritenuto da questi senz’altro una cosa stolta; 
e tutto ciò che la verità approva nell’agire, suona come sciocchezza 
per la sapienza di questo mondo. 

  San Gregorio Magno, papa