E' troppo bello questo post sul blog di Costanza Miriano: bisogna leggerlo!
Perciò ve lo riporto anche qui.
di fr. Filippo Maria
Ci sono giorni in cui uno crede di aver capito tutto.
Ce ne sono
altri in cui sembra di non aver capito niente.
Altre volte, invece, può
capitare di scoprire un’evidenza talmente macroscopica
che non ci si può
spiegare come mai non l’abbiamo considerata prima,
come quando si
cercano gli occhiali e ci si accorge, solo dopo un po’, di portarli già.
O come quando si scopre l’acqua calda,
per dire.
Ecco, in questi giorni mi sento proprio così.
Mi sembra di
aver scoperto infatti che il nocciolo del Vangelo
stia tutto nel dono
che ci viene fatto di una straordinaria possibilità di amare.
Ci sono
arrivato tardi, lo ammetto, però forse (e sottolineo forse) ci sono
arrivato.
Intendiamoci: una vaga idea che il messaggio centrale del Vangelo
fosse l’amore me l’ero già fatta.
E tuttavia, pur avendo sempre questa
evidenza davanti agli occhi,
mi ero incastrato nel seguente
ragionamento:
non riuscirò ad amare come mi chiede il Vangelo (né Dio né
il prossimo)
fino a quando non si creeranno le situazioni opportune,
fino a quando non incontrerò le persone giuste,
fino a quando
continueranno a sussistere determinate problematiche,
fino a quando le
contingenze non cambieranno,
fino a quando non mi sentirò realizzato,
fino a quando non verrò considerato, fino a quando… tutto quello che
volete voi.
Sarà perché comincio ad avere qualche capello bianco,
sarà perché la vita ti modella, ti
scalpella e, un colpo da una parte uno dall’altra,
ti costringe prima o
poi a prendere delle decisioni e a fare delle piccole scelte importanti
o
sarà perché forse quella notte avevo dormito male,
fatto sta che
un bel
mattino, all’improvviso, mi è sembrato chiarissimo
che tutte quelle
circostanze concrete che sembravano togliermi qualcosa
e che mi
apparivano come impedimenti all’amore
non erano situazioni da fuggire ma
erano in realtà
la mia concreta e straordinaria possibilità di amare!
Non sarebbe stato altrove, non sarebbe stato in un altro tempo,
ma
sarebbe stato QUI ed ORA!
Sì perché proprio quelle situazioni mi interpellano
e mi chiedono
quanto il Vangelo sia penetrato nei tessuti della mia vita.
Le
difficoltà quotidiane, a volte grandi altre piccole, un torto ricevuto,
un mio diritto leso, un riconoscimento che non mi viene fatto, le
delusioni relazionali,
le volte in cui non mi sento capito, sono tutte
situazioni
che
mi offrono su un piatto d’argento la possibilità di amare
come Gesù!
Perché alla fine riuscire ad amare in un contesto favorevole
è la cosa più facile del mondo, non occorre certo essere cristiani per
farlo
(“Se amate soltanto quelli che vi amano, che merito ne avete?…).
Considerando l’amore cruciforme di Dio ho pensato più volte
che il
vero interesse degli avversari di Gesù non è stato tanto quello di farlo
fuori,
di eliminarlo, ma di condannarlo ad una morte infamante,
di
gettare discredito su di Lui, non di farlo morire e basta ma di farlo
morire da colpevole.
Potevano organizzare un attentato, un’imboscata o
un assalto notturno
e lo avrebbero subito tolto di mezzo. Ma sarebbe
morto da eroe, da martire,
da perseguitato, l’ennesima vittima dei
poteri forti.
Invece è stato organizzato un processo in cui è risultato
colpevole,
è stato umiliato, deriso, oltraggiato, abbandonato,
ed infine
massacrato nel peggiore dei modi.
E Lui, il Buon Pastore, “era di
fronte a loro come pecora muta davanti ai tosatori”.
Nessuna difesa,
nessun avvocato, ma Lui solo, con l’Unico suo interlocutore,
l’Unico a
cui dover rendere conto, l’Unico a cui rivolgersi
e presso il quale
rifugiarsi, il Padre (“Padre, se è possibile passi da me questo calice”…
“Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato”…
“Perdonali perché non sanno quello che fanno”…
“Nelle tue mani consegno il mio
spirito”).
La croce non è un posto romantico, ideale per parlare
d’amore,
non è un luogo privilegiato per incontri amorosi… eppure da
quella volta
è diventato talamo, letto nuziale, luogo dell’amore per
eccellenza.
Perché, parliamoci chiaro,
l’alternativa alla scelta di
vivere la croce
come possibilità dell’amore non può essere altro che la
guerra,
con tutto ciò che ne consegue.
Quante volte mi sono ritrovato a
stilare liste infinite di diritti
(miei nei confronti degli altri) e
quelle di doveri (degli altri nei confronti miei)…
ma quante energie
sprecate, quante tensioni inutili,
solo per il capriccio di voler dire
l’ultima parola, di voler farsi valere.
Quante persone e quante famiglie
che ho conosciuto vivono racchiuse
dentro un odio calcificato nel tempo
senza continuità di soluzione,
ognuno abbarbicato sulle proprie
rivendicazioni,
incapaci ormai di sapersi guardare negli occhi, di
scambiarsi un saluto,
di sorridere, proponendo al mondo lo spettacolo
peggiore che un essere umano possa offrire.
Io non voglio vivere così! Preferisco la logica della croce.
Del
resto, per amare non basta forse la certezza di sapersi amati?
Quando
guardo quel Re crocifisso, io questa certezza ce l’ho!
Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene (Rm 12,21).
tratto da costanzamiriano.com