"Non esiste peccato più grave di quello che consiste
nel negare il
peccato stesso.
Il peccato d’oggi sta nell’aver perso il senso del
peccato."
Pio XII
"Beato l'uomo a cui è rimessa la colpa,
e perdonato il peccato.
2Beato l'uomo a cui Dio non imputa alcun male
e nel cui spirito non è inganno.
3Tacevo e si logoravano le mie ossa,
mentre gemevo tutto il giorno.
4Giorno e notte pesava su di me la tua mano,
come per arsura d'estate inaridiva il mio vigore.
5Ti ho manifestato il mio peccato,
non ho tenuto nascosto il mio errore.
Ho detto: «Confesserò al Signore le mie colpe»
e tu hai rimesso la malizia del mio peccato".
SALMO 32
7Ecco, nella colpa sono stato generato,
nel peccato mi ha concepito mia madre.
8Ma tu vuoi la sincerità del cuore
e nell'intimo m'insegni la sapienza.
19Uno spirito contrito è sacrificio a Dio,
un cuore affranto e umiliato, Dio, tu non disprezzi.
SALMO 51
"Il Dio di
Abramo, Isacco, Giacobbe, (lo stesso Iddio di Gesù Cristo)
non è un Dio che se ne sta
solo a godersi lo spettacolo del mondo
ma
è un Dio che è entrato in un rapporto
d'amicizia, d'alleanza con l'uomo, tanto che, (pensate!), l'ebraico usa, per dire
la verità, una parola molto importante all’interno del proprio lessico etico –
religioso che significa
fedeltà, ovvero emeth.
Il peccato consiste nel
rompere questa fedeltà,
ovvero
nel non amare l'amore con cui siamo stati amati.
Allora, da questo punto di vista, quando si corrisponde a questo amore,
si è amati in
modo pieno e totale, da cui segue che
il vivere lontani dal peccato è bello. Quando uno si sente amato, di solito, è nella gioia. In questo senso
non peccare, ovvero
corrispondere all'amore con cui Dio ci ha amati per primo, è quanto di più bello ci
possa essere.
Perché è così difficile farlo? Perché a volte può sembrarci che,
corrispondendo a questo amore paterno, a questo amore di Dio, (che potremmo configurarci
come paterno o materno, a seconda dei casi), noi esseri umani non siamo sufficientemente
liberi di gestirci la nostra vita. Insomma,
il peccato nasce da questo desiderio di
spezzare l'alleanza per essere noi i protagonisti e non i partner di un legame
d'amore".
BRUNO FORTE
"Devo dire che l’idea che noi cristiani abbiamo di peccato è un po’
approssimativa, e quella che ne ha il mondo intorno assolutamente
grottesca.
Esiste il peccato?
Oggi si tende a negare questa realtà,
parlando al limite di fragilità interiore o di senso di colpa.
Attenti
amici: il senso di colpa non è in alcun modo un peccato. Del peccato ha
solo l’apparenza, ma non porta a conversione e, normalmente, non
coinvolge la libertà. Per commettere un peccato dobbiamo poter scegliere
di negare l’amore, ostinarci in questa chiusura di cuore.
Sono andato
ad informarmi sul
significato della parola “peccato” nell’A.T..
Sono
rimasto allibito: uno dei termini più usati significa:
fallire il
bersaglio dell’arco.
Fare cilecca, insomma! Fallire il bersaglio, non
realizzare il progetto, sbagliare ciò a cui sei chiamato: questo è il
peccato.
Ma non è disubbidire a Dio? Dipende che significato diamo a
“
ubbidire.” Se ubbidire a Dio è come facevi con tua madre quando avevi
cinque anni allora proprio per niente! Ma se ubbidire vuol dire, nel
senso etimologico del termine “
ob-audire”, cioè
ascoltare in piedi,
allora sì!
Se sei convinto di sapere tu qual è la tua vita, non ascolti
ciò che Dio ti sussurra al cuore e fai di testa tua, allora auguri, ne
hai bisogno!
Ho l’impressione che l’uomo fatichi a percepirsi peccatore
perché crede che dire: “sono un peccatore” equivalga a dire: “non valgo a
nulla.” Ma non è questo, per niente!
Il peccato è la percezione
dell’uomo di essere fatto per qualcosa di enorme e di accontentarsi
della mediocrità. Se scegliamo la gestione della nostra vita senza
coinvolgere Dio corriamo il rischio di fallimento totale! Il peccato è
dire “no” all’amore. Tutto qui".
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