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martedì 5 febbraio 2013

L'unico Maestro

Chiediamoci ogni mattino, se possibile:

che cosa posso fare di bello e di buono
insieme al mio Dio?

caro Gesù, come mi vedi oggi?
cosa ti aspetti da me,
cosa posso darti 
come frutto del tuo immenso amore per me?

mio Signore,
manda il tuo Santo Spirito
perché mi illumini e mi guidi
e completi in me l'opera tua!  


Questo è un bellissimo canto
che potrebbe ispirarci:

http://www.youtube.com/watch?v=rXjrrFEIzz4




L'unico maestro



Le mie mani, con le tue possono fare meraviglie,
possono stringere, perdonare e costruire cattedrali.
Possono dare da mangiare e far fiorire una preghiera.
Perché tu, solo tu, solo Tu sei il mio Maestro e insegnami
ad amare come hai fatto Tu con me se lo vuoi
io lo grido a tutto il mondo che Tu sei,
l'unico Maestro sei per me.

I miei piedi, con i tuoi, possono fare strade nuove
possono correre, riposare, sentirsi a casa in questo mondo.
Possono mettere radici e passo passo camminare.
Perché tu, solo tu, ... 

Questi occhi, con i tuoi, potran vedere meraviglie,
potranno piangere, luccicare, guardare oltre ogni frontiera.
Potranno amare più di ieri, se sanno insieme a te sognare.
Perché tu, solo tu, ...

Tu sei il corpo, noi le membra, noi siamo un'unica preghiera,
Tu sei il Maestro, noi i testimoni, della parola del Vangelo.
Possiamo vivere felici, in questa chiesa che rinasce.

martedì 27 novembre 2012

Ansie, preoccupazioni, paure...



"Ogni persona sviluppa solo una minima parte del proprio potenziale interiore.
L'io, il centro della personalità, paga per le proprie difese, per le proprie sicurezze
(che spesso sono dettate dalla paura, e la paura è cattiva consigliera)
un prezzo enorme in termini di piacere, gioia, felicità:
la rinuncia a molte possibilità presenti nell'universo.

Ma quando la personalità ha raggiunto un'adeguata forza e maturità
non si accontenta dei limiti che si è imposta 
o che gli altri e l'ambiente hanno imposto...

Nessuno è condannato a dire e fare sempre le stesse cose:
gli ossessivi fanno così, la ripetizione dà loro una pseudosicurezza,
la libertà li angoscia, perché non tutto è sotto controllo...

Questo non avviene a chi ama,
i suoi confini tendono ad ampliarsi automaticamente,
perché sente un'energia che lo spinge in avanti;
chi ama si sente uno col partner e con tutto il mondo,
non c'è nulla da difendere, è tutto da incrementare, da espandere.

La persona amata è la porta attraverso cui poter fare entrare
nel mondo interno il cosmo, tutte le meraviglie dell'universo
escluse dall'io per paura".

G. BASSI R. ZAMBURLIN
"La comunicazione nel rapporto di coppia" , San Paolo 2008





"Dio non è nella rigidità,
Dio non è nel trattenersi,
Dio non è nel chiudersi.
E' nello sbilanciarsi, che è
lo sbilanciarsi dell'amore.
"

ANGELO CASATI

La paura di morire, e quella di vivere.
La paura di ciò che è precario e insicuro.
La paura della nostra fragilità, e di quella degli altri.

Don Angelo Casati, prete-poeta milanese, tocca uno ad uno
tutti i tasti di quell'affanno che ci fa troppo spesso restare immobili,
mentre la vita scorre.

Perché vogliamo avere controllo su tutto?
Perché non accettiamo la nostra provvisorietà?
Le sue parole aprono piccoli squarci di luce nel buio delle nostre ansie.
"Non temete!" dice il Vangelo.
Ed è in fondo quello che questo suo libro prova a farci sentire.



       MATTEO 6, 25-34

"Non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito? 

Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? 

E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? 

E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. 
Ora, se Dio veste così l'erba del campo, che oggi c'è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede? 

Non preoccupatevi dunque dicendo: «Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?». Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno. 

Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena".

Mi seducono le immagini che Gesù come sempre usa. 
Uccelli, granai, vestiti, gigli e erba del campo. 
E penso ai nostri documenti senza immagini, pesanti, senza poesia, 
e prendo paura per le mie parole
.
E mi seducono i verbi del racconto di Matteo contro l'affanno. 
All'imperativo, un richiamo forte. Tre imperativi al negativo e uno al positivo. 
Al negativo il verbo che dice affanno, ansia: 
«Non affannatevi  per la vostra vita, di quello che mangerete e berrete», 
«non af-fannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo?», 
«non affannatevi dunque per il domani».

Imperativo al positivo "cercate": 
 «Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia». 
Ma ci sono altri due imperativi al positivo 
che solitamente vengono trascurati e che io vorrei ri-cordare: 
"guardate", "osservate": «guardate gli uccelli del cielo», «osservate i gigli del campo».

Una cosa ancora mi colpisce. 
Nei versetti precedenti Matteo ha messo in guardia dall'accumulo: 
«non accumulate tesori», ha messo in guardia da una ricchezza 
che diventa mammona, assolutezza, porto di affidamento. 
Dire "amen" alla ricchezza e non a Dio. 

Ma qui Gesù distoglie dall'affanno non per l'accumulo dei beni, 
ma per ciò che sembra invece necessario, il cibo e il vestito. 
E non aveva lui forse difeso i discepoli che in giorno di sabato 
avevano colto spighe? E non aveva forse Dio cucito vestiti 
per il terrestre e la sua donna nel giardino delle origini?

E allora mi si fa strada nella mente .
una distinzione tra "occuparsi" e "preoccuparsi". 
O, se volete, tra occuparsi delle cose, anche le più necessarie, 
ed essere occupati, cioè subire una occupazione, un'invasione, un dominio. 
Non hai più la mente sgombra, non hai più l'anima libera. 
La tua testa è altrove. Sei occupato. 
Perdi le persone, le cose, gli eventi. Con la testa sei altrove.

Quali sono le motivazioni portate da Gesù contro l'affanno?
Una prima è che il preoccuparsi è segno di stoltezza: 
puoi forse aggiungere un'ora sola alla tua vita? 
Puoi aggiungere un palmo alla tua statura? 
La gestione della vita è forse nelle tue mani? 
Non dovremo forse riconciliarci con la nostra provvisorietà? 
L'ansia non viene forse anche da questa preoccupazione 
che tutto sia sotto controllo? Tutto secondo la pro-grammazione? 
Accetta la precarietà. La provvisorietà che ci segna. 

Sorridi, impariamo a sorridere di noi stessi, 
soprattutto di noi stessi quando ci diamo l'immagine di uno che ha in mano il mondo.
Don Gino Riboldi tempo fa mi raccontava di aver visto in Sardegna 
una maglietta con una scritta che tanto lo aveva divertito. 
L'avrebbe voluta riproporre anche a Milano. Sulla ma-glietta era scritto: 
«Dio esiste. Non sei tu. Rilassati».

Il rischio poi insito nell'eccesso di preoccupazione è 
quello di trascurare ciò che vale di più. 
La vita, il respiro vitale non vale più del cibo e il corpo più del vestito? 
Respiro vitale e corpo, cioè il nostro stesso essere. 
L'ansietà, l'affanno non ci portano forse a trascurare noi stessi e gli altri?

Il cibo. Ho pensato a Marta e Maria. 
Marta che si occupa del cibo, Maria che ascolta. 
Accoccolata ai piedi di Gesù. E Marta, irritata: «Dille che mi aiuti». 
E Gesù: «Marta, Marta, tu ti affanni - lo stesso verbo di Matteo - 
e ti agiti per molte cose; ora c'è bisogno di una cosa sola. 
Maria infatti ha scelto la parte buona che non le sarà tolta» (Lc 10, 41-42). 

Marta non è certo rimproverata perché pensa al cibo, perché si occupa, 
ma perché è occupata, perché mestieri e cibo chiudono l'orizzonte. 
Lei - vuol far capire Gesù - è molto di più. 
Non si può ridurre una donna ai mestieri di casa, 
non deve succedere che le cose di casa le tolgano il respiro, il respiro vitale. 
È fatta, ancor più e prima, di altro: 
Gesù la vuol difendere nella sua vera identità e dignità. 
L'affanno - vuol farle capire - le toglie il respiro vitale.

La seconda motivazione che spinge a non affannarsi 
è forse ancor più profonda. Dio è Padre. 
Lui si occupa delle realtà anche minime. 
Degli uccelli dell'aria, dell'erba del campo. 
Valgono poco gli uccelli dell'aria, costano un minimo; 
vale poco l'erba del campo, la si brucia. 
Ebbene, Dio se ne occupa. C'è dentro una cura di Dio. 
Vuoi che non si occuperà di noi?

Ed ecco il verbo al positivo: «Cercate prima il regno di Dio 
e la sua giustizia e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta». 
Che non è un "prima" di tempo: fai una cosa prima e poi ne fai un'altra. 
È un prima di "primato". Il primato va a Dio e al suo regno. 
Un primato a Dio, a un Dio, vorrei subito aggiungere, 
che non è un Dio generico, astratto, l'essere perfettissimo, 
ma a un Dio che è "padre". 

Cercate il suo regno, cercate il suo sogno sulla terra, 
cercate la sua giustizia, che non sta nella giustizia stretta degli scribi e farisei, 
ma nella dismisura dell'amore. 
Non sta nella reciprocità, ma nell'eccesso, nella gratuità. 
Cercate, lasciate entrare dentro di voi, il suo sogno.

«Tutte queste cose vi saranno date in aggiunta». 
E non certo nel senso che avrai vantaggi economici. 
Ma nel senso che dentro l'orizzonte del regno le cose avranno un'anima. 
Restituirai un senso, un'anima alle cose, 
che non saranno più appiattite nel consumo, ma avranno la luce del dono.
Non saranno più ristrette, impoverite nell'angustia della meschinità, 
della mancanza di respiro, ma avranno il respiro del "per tutti".
Così salvi la vita, non solo quella futura, questa vita.

«Non affannatevi dunque per il domani, 
perché il domani avrà già le sue inquietudini». 
Sembra, ci illudiamo, di fare un servizio alla vita affannandoci per essa. 
Sembra di diminuire attenzione alla vita invitando a non preoccuparsi. 
È il contrario. L'affanno non ti lascia guardare la vita. 
Capitano cose e tu non ci sei. 
Un cuore libero, non pieno, ti fa essere aperto al regno 
che passa nelle cose: «Il regno di Dio è in mezzo a voi», 
«il regno di Dio è dentro di voi».

L'invito a non affannarci non è dunque invito a essere senza pensiero 
o senza sguardo per le cose. Se mai ad avere un pensiero 
e uno sguardo più profondo: "guardate", "osservate". 
Non "chiudete gli occhi". Apriteli e troverete senso e dimensioni....

ANGELO CASATI



lunedì 19 novembre 2012

Credevo che a nessuno importasse di me

Nell'ottobre del 1991, il Reader's Digest ha pubblicato
la storia di una straordinaria insegnante di matematica
di una scuola media.




Un venerdì pomeriggio, l'insegnante chiese ai suoi allievi
di elencare il nome di tutti i compagni di classe,
lasciando uno spazio tra un nome e l'altro.

L'insegnante chiese poi agli allievi di pensare alle qualità migliori
di ogni compagno di classe e di scriverle
nello spazio che avevano lasciato.

Al termine dell'ora, raccolse i fogli e durante il fine settimana
scrisse il nome di ogni studente su un foglio
e sotto ogni nome tutto quello che i compagni
avevano scritto di lui.

Il lunedì diede ad ogni allievo l'elenco che lo riguardava.

Quando gli allievi cominciarono a leggere il loro foglio,
iniziarono a bisbigliare tra loro: "Credevo che a nessuno
importasse di me", o: "Non sapevo di essere tanto apprezzato".

Non si parlò mai di quei fogli in classe, ma l'insegnante
sapeva che quell'esercizio era stato proficuo,
perché aveva dato agli allievi la possibilità di sentirsi bene
per ciò che erano.




Molti anni dopo, uno di quegli studenti, Mark Eklund,
fu ucciso in Vietnam.
Quando il corpo fu riportato in Minnesota,
molti suoi compagni di classe e l'insegnante di matematica
parteciparono al funerale.

Dopo la funzione, il padre del giovane disse all'insegnante:
"Voglio mostrarle una cosa", e prese dal portafoglio due fogli logori,
che erano stati piegati più volte.

"Lo aveva Mark, quando l'hanno ucciso.
Pensiamo che lei lo riconosca".

Era l'elenco delle frasi positive che i compagni di classe di Mark
avevano scritto su di lui.
"Grazie per aver avuto quell'idea. Come può vedere,
per nostro figlio era un tesoro", disse la madre di Mark all'insegnante.

Uno a uno, gli antichi compagni di classe di Mark
cominciarono a confidare che tutti conservavano ancora quel foglio
e lo rileggevano spesso.
Alcuni lo tenevano nel portafoglio, uno l'aveva addirittura
inserito nel suo album di nozze.

Nel comunicare amore (o odio...), le parole sono potenti.
Le parole di affetto e di tenerezza, le parole di lode e di incoraggiamento,
le parole che offrono una guida positiva dicono: "Mi stai a cuore".
Queste parole alimentano il senso di autostima e di sicurezza interiore
dell'altro (e particolarmente del bambino).

Anche se queste parole vengono pronunciate raramente,
non le si dimentica in fretta.

GARY CHAPMAN e ROSS CAMPBELL
I cinque linguaggi dell'amore ai bambini, Elledici 2005


L'alfabeto di Dio


L'ALFABETO DI DIO:

A – Anche se non sei corrisposto, ama lo stesso, mi somiglierai.

B – Benedici sempre, perché tu sei una benedizione di Dio.



C – Chiamami Padre, solo così potrai chiamare tutti gli altri fratelli.

D – Dona con gioia. I musi lunghi sono figli delle tenebre.


E – Esci dal guscio del tuo egoismo: troverai un mondo che ti aspetta.


F – Fa' della tua vita una sinfonia di gioia; darai frutti saporiti.


G – Gira l'ago della tua calamita sempre dove ti porta il cuore: sempre e solo a Dio.


H – Hai un dono straordinario, per cui mi assomigli: l'amore; sfruttalo con gioia.


I – Intorno a te c'è tanta morte, odio e tenebre; ma tu sii sole che illumina e riscalda.


L – La terra non è la tua patria. Sei di terra, ma hai la mia vita: guarda allora in alto.


M – Metti la tua vita nel cuore di mio Figlio e di Maria: sarai dono d'amore.


N – Non permettere che il maligno deturpi la tua libertà. Aggrappati a me e sarai libero.


O – Odia il peccato, ma ama il peccatore: impara a perdonare e ama chi sbaglia, lo conquisterai.


P – Porta la pace di Dio col tuo sorriso: c'è bisogno di un raggio di sole e luce negli occhi.


Q – Quadro stupendo ti ho dipinto col sangue dell'Agnello; sei il mio capolavoro.


R – Resta un po' con me, figlio, quando si fa sera: io ti guardo e tu mi guardi ed è pace.


S – Senza il tuo mattone, la costruzione è vuota. Sii strumento docile nelle mie mani.


T – Tutto ho messo nelle tue mani, sei il signore della natura: conservala senza macchia.


U – Unisci cuore e mente: con la mente progetti, ma è col cuore che salvi e realizzi.


V – Vuoi essere felice? Sgombra tutto ciò che ti impedisce di volare e sciogli le vele.


Z – Zaino di Eucaristia, preghiera e servizio sarà il tuo compagno di viaggio: farai miracoli
.

martedì 6 novembre 2012

La straordinaria possibilità di amare


E' troppo bello questo post sul blog di Costanza Miriano: bisogna leggerlo!
Perciò ve lo riporto anche qui.



di fr. Filippo Maria

Ci sono giorni in cui uno crede di aver capito tutto.
Ce ne sono altri in cui sembra di non aver capito niente.
Altre volte, invece, può capitare di scoprire un’evidenza talmente macroscopica
che non ci si può spiegare come mai non l’abbiamo considerata prima,
come quando si cercano gli occhiali e ci si accorge, solo dopo un po’, di portarli già.

O come quando si scopre l’acqua calda, per dire.
Ecco, in questi giorni mi sento proprio così.
Mi sembra di aver scoperto infatti che il nocciolo del Vangelo 
stia tutto nel dono che ci viene fatto di una straordinaria possibilità di amare. 




Ci sono arrivato tardi, lo ammetto, però forse (e sottolineo forse) ci sono arrivato.
Intendiamoci: una vaga idea che il messaggio centrale del Vangelo fosse l’amore me l’ero già fatta.
E tuttavia, pur avendo sempre questa evidenza davanti agli occhi,
mi ero incastrato nel seguente ragionamento: 
non riuscirò ad amare come mi chiede il Vangelo (né Dio né il prossimo) 
fino a quando non si creeranno le situazioni opportune,
fino a quando non incontrerò le persone giuste,
fino a quando continueranno a sussistere determinate problematiche,
fino a quando le contingenze non cambieranno,
fino a quando non mi sentirò realizzato,
fino a quando non verrò considerato, fino a quando… tutto quello che volete voi.

Sarà perché comincio ad avere qualche capello bianco,
sarà perché la vita ti modella, ti scalpella e, un colpo da una parte uno dall’altra,
ti costringe prima o poi a prendere delle decisioni e a fare delle piccole scelte importanti
o sarà perché forse quella notte avevo dormito male,
fatto sta che un bel mattino, all’improvviso, mi è sembrato chiarissimo 
che tutte quelle circostanze concrete che sembravano togliermi qualcosa 
e che mi apparivano come impedimenti all’amore 
non erano situazioni da fuggire ma erano in realtà 
la mia concreta e straordinaria possibilità di amare! 
Non sarebbe stato altrove, non sarebbe stato in un altro tempo,
ma sarebbe stato QUI ed ORA!




Sì perché proprio quelle situazioni mi interpellano
e mi chiedono quanto il Vangelo sia penetrato nei tessuti della mia vita.
Le difficoltà quotidiane, a volte grandi altre piccole, un torto ricevuto,
un mio diritto leso, un riconoscimento che non mi viene fatto, le delusioni relazionali,
le volte in cui non mi sento capito, sono tutte situazioni
che mi offrono su un piatto d’argento la possibilità di amare come Gesù! 

Perché alla fine riuscire ad amare in un contesto favorevole
è la cosa più facile del mondo, non occorre certo essere cristiani per farlo
(“Se amate soltanto quelli che vi amano, che merito ne avete?…).

Considerando l’amore cruciforme di Dio ho pensato più volte
che il vero interesse degli avversari di Gesù non è stato tanto quello di farlo fuori,
di eliminarlo, ma di condannarlo ad una morte infamante,
di gettare discredito su di Lui, non di farlo morire e basta ma di farlo morire da colpevole.
Potevano organizzare un attentato, un’imboscata o un assalto notturno
e lo avrebbero subito tolto di mezzo. Ma sarebbe morto da eroe, da martire,
da perseguitato, l’ennesima vittima dei poteri forti.

Invece è stato organizzato un processo in cui è risultato colpevole,
è stato umiliato, deriso, oltraggiato, abbandonato,
ed infine massacrato nel peggiore dei modi.
E Lui, il Buon Pastore, “era di fronte a loro come pecora muta davanti ai tosatori”.
Nessuna difesa, nessun avvocato, ma Lui solo, con l’Unico suo interlocutore,
l’Unico a cui dover rendere conto, l’Unico a cui rivolgersi
e presso il quale rifugiarsi, il Padre (“Padre, se è possibile passi da me questo calice”…
 “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato”…
“Perdonali perché non sanno quello che fanno”…
“Nelle tue mani consegno il mio spirito”).




La croce non è un posto romantico, ideale per parlare d’amore, 
non è un luogo privilegiato per incontri amorosi… eppure da quella volta 
è diventato talamo, letto nuziale, luogo dell’amore per eccellenza. 

Perché, parliamoci chiaro, l’alternativa alla scelta di vivere la croce 
come possibilità dell’amore non può essere altro che la guerra, 
con tutto ciò che ne consegue.
Quante volte mi sono ritrovato a stilare liste infinite di diritti
(miei nei confronti degli altri) e quelle di doveri (degli altri nei confronti miei)…
ma quante energie sprecate, quante tensioni inutili,
solo per il capriccio di voler dire l’ultima parola, di voler farsi valere.
Quante persone e quante famiglie che ho conosciuto vivono racchiuse
dentro un odio calcificato nel tempo senza continuità di soluzione,
ognuno abbarbicato sulle proprie rivendicazioni,
incapaci ormai di sapersi guardare negli occhi, di scambiarsi un saluto,
di sorridere, proponendo al mondo lo spettacolo peggiore che un essere umano possa offrire.

Io non voglio vivere così! Preferisco la logica della croce.
Del resto, per amare non basta forse la certezza di sapersi amati?
Quando guardo quel Re crocifisso, io questa certezza ce l’ho!

Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene (Rm 12,21).

tratto da costanzamiriano.com

mercoledì 31 ottobre 2012

IL SEGRETO DELLA VISTA

«Rabbunì, che io veda di nuovo!»

Ascolta il meraviglioso commento di don Fabio Rosini
al Vangelo della XXX domenica, 28 ottobre 2012,
Marco 10, 46-52:



L'icona, l'immagine della preghiera:
Bartimeo, l'uomo che grida e ha imparato l'arte di pregare...
«Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!», che è la preghiera del cuore,
quella che gli orientali considerano la più ordinaria ed efficace delle armi contro la tentazione.
L'umiltà che sa chiedere, la professione di fede accompagnata dal proprio grido,
al ritmo del proprio respiro, che dice chi è Lui e chi siamo noi,
e tutto il nostro bisogno di Lui e la nostra possibilità di essere liberati e salvati.

Quest'uomo dice: «Rabbunì, che io veda di nuovo!».
Capiamo da questa frase quale sia la forza della sua preghiera:
LUI SA CHE ESISTE LA LUCE, RICORDA CHE UN TEMPO C'ERA.
NON E' RASSEGNATO AL BUIO.
Ricorda che un tempo c'erano i colori.
Ricorda che c'era un'altra maniera di stare nella vita.

Molto spesso, la mostra preghiera è svuotata, è banale e annoiata,
perché di fatto non c'è dentro L'INTUIZIONE DELLA BELLEZZA:
nessuno chiede davvero qualcosa se questo qualcosa non gli interessa.
E giù a sciorinare preci, riti e liturgie, in fondo non si sa bene perché, così...
per far contenta non si sa quale istanza divina di assolvimento burocratico...

DIO CI HA DONATO LA MEMORIA DELLA LUCE,
c'è nel cuore dell'uomo la memoria della luce.
E' qualcosa di originale nell'uomo,
qualcosa che si ribella alla bruttezza, al grigiume, al tirare a campare.

Ognuno di noi deve
PESCARE AL FONDO DELLA PROPRIA ANGOSCIA per pregare,
perché anche l'angoscia è un dono di Dio,
è il dono del senso dell'errore, del senso della distanza dalla propria pienezza.
Che errore che facciamo a voler scappare da questa angoscia,
che errore madornale nel crescere le nuove generazioni
cercando di rendere sempre morbido tutto,
evitando le tensioni, quella richiesta, quell'insufficienza che c'è in ognuno di noi.

Ho da pregare! Ho da chiedere perché la luce mi manca ancora,
me ne manca ancora un po'...
Ma qui c'è anche un trucco: questo anablepo,
preformante rispetto a blepein, che vuol dire "vedere",
non significa soltanto "vedere di nuovo", ma "vedere dall'alto",
vedere di una visione che altra, superiore.

Perché noi possiamo credere di avere la vista che questo poveretto non aveva,
ma forse non abbiamo né noi né lui il tipo di vista che sta chiedendo,
che forse lui ha un po' più di noi già di partenza,
visto ciò che riconosce nel Signore Gesù:
LA VISTA DELLE COSE SECONDO DIO,
perché finché io le cose non le vedo secondo Dio,
sono un cieco.

Quando Eva, nel racconto di Genesi, guarda l'albero,
lo guarda ormai con l'occhio acciecato:
il vietato come appetibile, la trasgressione come una via di realizzazione,
la rottura della fiducia in Dio come qualcosa di divertente...
E' un po' la visione che noi stessi abbiamo dell'uomo,
che mi mette in contraddizione con Dio, col mio Creatore,
con il Signore Gesù Cristo stesso.
E' aver perso la visione delle cose, è il non vedere più.
Sto qui, vedo le cose che faccio ogni giorno,
ma non ci vedo più la bellezza, com'è?
Allora credo che le devo cambiare,
che le devo buttare via, che ne devo avere di nuove.
Ma sono i miei occhi che sono malati!
Dice il vangelo di Matteo:
"Se il tuo occhio è malato, quanto grande sarà la tenebra!"

Ti sei innamorato di tua moglie che era una fata,
una meraviglia di bellezza:
com'è mai che ora non vedi in lei altro che difetti?

VEDERE E' FINALMENTE VEDERE L'AMORE,
LA BELLEZZA, LA PROVVIDENZA,
IL DISEGNO DI DIO SULLA PROPRIA ESISTENZA,
E' SCOPRIRSI, GUARDARSI BELLI.



Come si vede un occhi acciecato?
Un esempio è quello che permette di scoprire la propria superbia:
I SUPERBI QUANDO GUARDANO GLI ALTRI
VEDONO SOLO I DIFETTI.
Coloro che assolutizzano il loro modo di vedere
e si sono chiusi in una lettura sbagliata della vita,
vedono solo i difetti degli altri, vedono solo i problemi.
E' una maniera di guardare, che tutti abbiamo un po'.

Quando recuperi la vista, il senso dell'amore di Dio
e della tua esistenza, vedi la bellezza degli altri,
delle cose, dei fatti. E' uno sguardo spirituale, saporito,
bello, fiducioso...
Dice san Francesco: "Alto e glorioso Dio,
illumina le tenebre del cuore mio!"
C'è una tenebra nel cuore dell'uomo,
dalla quale ogni mattina mi devo riscattare,
ogni mattina devo gridare: "Dio, vieni a salvarmi!"
Vieni presto in mio aiuto, perché sennò sono un cieco,
guardo le cose da superficiale, non incontrando la verità,
che è nascosta nella profonda nostalgia che ho di allegria,
di gioia, di bellezza, di comunione, di slancio, di amore.

Bisogna arrivare alla luce, e quest'uomo ci mostra come si fa.
Innanzi tutto si grida, come pazzi!
E si deve combattere con la gente che dice di non gridare,
tante cose nella nostra testa che dicono: ma che preghi a fare,
ma lascia perdere, tira a campare, adattati,
ciò che è assolutamente impossibile da conciliare con l'essere cristiani,
perché un cristiano non può assolutamente essere mediocre.
Essere cristiani vuol dire avere sete di infinito,
lo cerca nelle cose e con l'aiuto di Dio lo trova.
Quest'uomo non si rassegna ad essere cieco, grida
e se gli dicono di tacere, grida più forte,
perché la luce la dobbiamo avere, che siamo nati per stare nella tenebra?
Bisogna gridare finché Dio non ci parli,
gridare finché Dio non ci chiami,
gridare finché Gesù non si fermi:
Gesù non si ferma subito perché le nostre domande spesso non sono vere,
sono fatte tanto per farle, finché non mi stufo.
Vediamo se ti stufi, vediamo se questa cosa la vuoi veramente...

Avere la luce nel cuore vuol dire saper vivere,
e quest'uomo ha capito che bisogna insistere,
perché se lo ricorda che c'era la luce,
perché era tanto bello vedere
e non si rassegna a vivere da mendicante,
quindi lo fa fermare Gesù
e Gesù gli dice: "Chiamatelo"
ed egli getta via il mantello, che è la sua condizione,
il suo ruolo, la sua veste, tutto ciò che ha,
lo butta via, balza in piedi, viene da Gesù:
prima ancora di avere la luce ha lasciato ogni suo possesso,
perché ha capito che tanto non serve a niente mantenere certe cose,
che se ti arriva la grazia di Dio tutto è ricchezza, tutto è bellezza!

don Fabio Rosini

                                             (Trascrizione mia).











Ma c'è ancora un altro punto importantissimo per avere una buona vista:
LA NOSTRA CAPACITA' DI VEDERE VIENE INFLUENZATA
DA CIO' CHE ASCOLTIAMO.

Infatti la fede, che è questa luce, questo sguardo celeste che viene dall'alto,
questa capacità di vedere le cose e i fatti secondo Dio,
ci viene dall'ascolto della predicazione, dell'annuncio del vangelo dell'amore di Dio,
della risurrezione di Cristo e del perdono dei nostri peccati.

Allo stesso modo, il peccato e la ciecità ci vengono da un'altra predicazione,
da una falsa notizia, quella del diavolo, che ci viene rappresentata
nel racconto del dialogo tra il serpente ed Eva nella Genesi,
che insinua in noi il sospetto, la sfiducia, l'orgoglio, la malizia,
l'incapacità di vedere il buono e il bello nella creazione
e nella nostra vita.

Bisogna perciò imparare a scegliere accuratamente chi ascoltiamo
e a scacciare i pensieri che ci rendono ciechi e avvelenano il nostro cuore.
Ci sono angeli buoni e angeli malvagi,
messaggeri che vengono da Dio e altri che vengono dal nemico,
figli della luce e figli delle tenebre.

Ecco una canzone che parla di tutto questo:

L'angelo buono che hai dentro


giovedì 13 settembre 2012

Una chiave importante per la vita di coppia

MODALITA' DIFFERENTI DI AFFRONTARE GLI STRESS

Gli uomini e le donne sono generalmente differenti 
nel modo di affrontare gli stress, i conflitti relazionali, 
i problemi quotidiani del lavoro.

Gli uomini tendono a chiudersi nel loro bunker, 
a non sovraccaricare la partner dei problemi (non scaricare i problemi del lavoro sulla consorte è un segno di amore); 
mentre le donne, notoriamente più emotive 
(le emozioni e la loro verbalizzazione sono per esse fondamentali al fine di una comunicazione veramente profonda), 
si sentono totalmente coinvolte. 


Ovviamente lo schema può essere ribaltato 
e le sfumature possono essere infinite...

Le donne preferiscono parlare 
e desiderano un ascolto profondo, 
gli uomini preferiscono risolvere gli stress da soli, 
altrimenti che uomini sono?

L'uomo, quando torna a casa, desidera trovare 
un ambiente tranquillo e accogliente (il guerriero è stanco...); 
dopo una giornata massacrante vuole rilassarsi 
guardando la televisione oppure leggendo 
il giornale o un libro con la musica di sottofondo. 
Per un certo periodo vuole che gli stress vengano messi da parte, per poi affrontarli e risolverli, probabilmente.

La donna invece desidera sollevarsi dai conflitti, 
ovviamente parlandone (le donne in genere 
si nutrono di parole, le rendono vive...), 
scaricando così le tensioni quotidiane.

Questi due atteggiamenti opposti 
sono sufficienti a scatenare una serie di liti:
la donna si sente incompresa, 
l'uomo pensa che le donne parlino troppo 
e che questo parlare sia futile e inutile, 
è più attento ai fatti concreti.

Se i partner non prendono coscienza di questa diversità 
e non trovano soluzioni e mediazioni intelligenti, 
si allontaneranno sempre più l'uno dall'altra 
e si sentiranno frustrati e incompresi.

Il valore dell'amore prevede l'integrazione 
e la comprensione nei confronti dell'altro sesso 
e la soddisfazione di entrambi i bisogni, 
non la squalifica della modalità altrui.
Entrambi i bisogni vanno soddisfatti 
per raggiungerel'integrazione complementare: 
bisogna saperli collocare nel tempo e nello spazio quotidiano, attraverso accordi paritari...

G. BASSI-R. ZAMBURLIN, "La comunicazione nel rapporto di coppia", San Paolo 2008


venerdì 3 agosto 2012

Il rifiuto di sé. I grandi draghi e... (4)


Un altro dragone che fa molti danni si chiama autorifiuto.

Il bambino piccolo si scopre 
attraverso gli occhi dei suoi genitori
e per mezzo delle persone che lo apprezzano.

I genitori sono lo specchio nel quale si vedono riflessi.
Essi possono quindi essere uno specchio 
che riflette l’amore di Dio.



Per accettare se stesso, il bambino ha bisogno
che altri lo guardino con affetto e amore sincero.

Quando il bambino non si sente apprezzato, 
quando non percepisce il suo valore, si sente insicuro 
e prima o poi cade vittima del rifiuto di sé.

Il rifiuto di sé spinge molte persone a vivere in solitudine,
chiuse in se stesse, o mendicando amore da tutte le parti.
Il disprezzo di sé conduce altre persone all’alcolismo,
alla droga, alla prostituzione, al suicidio, 
ad allontanarsi da Dio e dagli uomini.

Radici e cause del rifiuto di sé possono essere: 
una gravidanza indesiderata,
per cui si guarda al bambino come un peso; 
espressioni di rifiuto come:
“Volesse il cielo che non fossi mai nato!”; 
espressioni di disprezzo e di scherno, come ad esempio: 
“Stupido, non vali niente, sei un buono a nulla!”

Solamente l’amore di Dio 
accettato in sé in tutta la sua gratuità
può redimerci dalla forza dell’autorifiuto.

Come disse il papa Giovanni Paolo I:
“Dio è più madre che padre”, 
una frase ispirata da ciò che dice Dio in Isaia 49:

“Anche se una madre dimenticasse il figlio,
Io non ti dimenticherò mai,
ti porto inciso sulle palme delle mie mani”

Dio non si dimentica di te! 
Sei tatuato sul palmo della sua mano.
DIO NON SI SCORDA DI TE!
SEI INCISO SULLE PALME DELLE SUE MANI!
Dillo alla persona che ti sta a fianco: Dio non ti dimentica.



Una donna aveva sofferto moltissimo per autorifiuto.
Partecipò ad un ritiro di guarigione interiore 
ed ebbe un incontro con il Signore.

Passati alcuni mesi, aveva cambiato completamente il suo volto.
Viveva molto allegramente e molto impegnata al tempo stesso,
ciò che sorprendeva molto coloro che la conoscevano.

Le domandarono: “A che si deve 
questo cambiamento meraviglioso che si nota in te?”
Per tutta risposta cominciò a saltare di gioia e disse: 

“Sono figlia di Dio!
Egli mi ha creato a Sua immagine e per la Sua gloria.
Gesù ha donato la Sua vita per me, 
e da quando l’ho conosciuto davvero,
vivo in pienezza il Suo amore 
e gli rendo grazie costantemente”



padre Manuel Rodriguez

giovedì 2 agosto 2012

Il principio della nostra vita

Dice il prologo del Vangelo di Giovanni che:
"in principio era il Verbo
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio".

Sta dicendo che il principio, il punto di forza di una persona,
di ogni uomo, è l'incontro con Cristo.
Questo è l'arché. 




La parola arché in greco è l'inizio, il fondamento,
la cosa più importante, il punto di leva.
Se non c'è questo principio, se uno non si appoggia lì,
la sua vita è sempre sull'orlo di un burrone di fragilità, di precarietà, di trepidazione.

Una persona senza arché è una persona anarchica, senza né capo né coda,
che non ha una direzione, non ha una consapevolezza di fondarsi su qualcosa
di veramente vero, efficace, importante...

 Che cos'è questo principio?
E' questo bambino che adoriamo nella notte di Natale,
che ha una chiave per essere compreso.

Questa chiave è la categoria del dono, del regalo.
Il regalo è il segno dell'amore.
Infatti durante il Natale noi ci facciamo dei regali. Perché?
Perché è Dio che regala per primo!

Dio è regalo, Dio è dono,
Dio è iniziativa unilaterale per fare qualcosa di bello a te!
"Basta, ho fatto questa pazzia!"...
Questa cosa che eccede la giustizia, la proporzionalità,
che eccede quello che tu ti aspetti,
quello che tu ti meriti.

Infatti, il dono è sempre qualcosa che ti lascia sbalordito,
se è un bel regalo.

Dio vorrebbe che tutta la nostra esistenza diventasse un regalo.
Il matrimonio, la consacrazione, il servizio, il lavoro...
Fare il marito, la moglie, la madre o il padre,
se non è animato da questo principio di incontro con Cristo
che ti innesca, ti accende il senso del dono,
che crea un legame con l'altro a prescindere dalla sua restituzione,
diventa una fatica e una delusione assurda.




La nostra esistenza diventa prigioniera di un'altra logica
che è quella del mercante, di chi quando vede un regalo dice:
"Ma questo è un cattivo affare, questa è un'esagerazione, uno spreco!"
Il mercante dice: "Prima di agire devi fare un'analisi dei costi,
un calcolo del rapporto costi-benefici.
Cosa ci guadagni se sei gentile con quella persona?
Cosa ci guadagni a stirare tutti quei panni per tuo marito?
Chi te lo fa fare? Non vedi che ti stai sperperando
e stanno passando i migliori anni della tua vita?
Ti stai buttando via!"

Sei perplesso/a perché sembra che non ci guadagni niente,
stai facendo la figura del fesso/a.
E' chiaro che in questa logica non capiamo nulla.
Questa logica ci porta molto lontano dal principio
con cui Dio ha creato il mondo, che è quello del dono,
della gratuità, dell'amore gratuito.
Se noi non ci accordiamo, come uno strumento musicale,
a questa musica, a questo suono che è il suono del dono,
non capiamo più la nostra vita.

don Fabio Pieroni,


[tratto dall'omelia della notte di Natale 2010]

martedì 31 luglio 2012

Tipi di sguardo

In questo mondo ci sono tipi diversi di sguardi.

C'è chi ti guarda e dice: 
"Cosa mi può servire di te? In che cosa mi puoi essere utile?"

E' uno sguardo... 

C'è poi un altro sguardo: 
"Cosa possiamo fare di interessante insieme?
Che cosa c'è di piacevole in te?" 
Uno sguardo compagnone, cameratesco...




Poi c'è lo sguardo materno, lo sguardo paterno, 
lo sguardo del fratello maggiore, di chi ti scruta e dice: 
"Mi sa che tu dovrai mangiare, 
forse avrai bisogno di qualche cosa..."

Si pone prima il problema, si pre-occupa, 
è uno sguardo provvidente, che guarda l'altro
e si chiede: "Ma che esigenze ha questo?" 

E si fa una domanda su se stesso: 
"Cosa si può fare, cosa posso fare per lui?"

don Fabio Rosini


lunedì 30 luglio 2012

I grandi draghi e la fiducia in Dio (2)


Qualunque sia il trauma che ti impedisce la fiducia in Dio,
poni il tuo sguardo sull’amore di Dio.

Ci sono vari testimoni che possono mostrartelo.

Una signora ci ha raccontato i seguenti fatti:

“Nella mia gioventù, mi sono sentita ingannata dalla mia stessa famiglia
e sono cresciuta piena di complessi e insicurezze, di paure e di dubbi
e al tempo stesso di orgoglio e di superbia.

Con tutti questi pesi, andavo cercando dove appoggiarmi.
Mi sposai sperando di trovare appoggio e amore:
fu un fallimento molto amaro, non incontrai amore né seppi darlo.
Ai miei figli davo solo cibo e soldi, ma non gli davo amore né affetto sincero.

Sentii una grande ribellione verso Dio e incominciai a insultarlo dicendogli:
che razza di Padre sei tu, che riempi la mia vita di tanta amarezza?
Tutti gli uomini mi sembrano migliori di mio marito!


In una occasione mi innamorai follemente di un uomo,
che sapeva corrispondermi, ed ero sul punto di separarmi da mio marito,
ma la coscienza mi rimordeva e mi resi conto della gravità del peccato.

Questo mi riempì di molta angoscia e tristezza; il mio cuore era diviso.
Per cinque anni sono stata mentalmente malata,
pensando che Dio non poteva perdonarmi e che non c’era alcun rimedio per me.

Un anno fa mi sono confessata e dialogai per alcune ore con un sacerdote,
entrai nel Rinnovamento Carismatico cattolico
e durante un ritiro incontrai il Dio Amore, che si è caricato tutte le mie miserie.

Man mano che conosco Gesù, sta risanando e ricostruendo la mia vita.
Ora che ricevo il suo amore e il suo perdono, sono capace di darlo ai miei figli e agli altri.
Le relazioni con mio marito sono adesso fatte di una comprensione gioiosa
e di un generoso abbandonarsi all’altro. 


La mia fiducia in Dio mi riempie di pace, di gioia, di sicurezza e di forza.
Il Signore mi ha fatto inoltre vedere che il suo Spirito sta nella Chiesa,
che prima condannavo a causa degli errori di coloro che ne fanno parte.
Ora desidero soltanto fare del bene a tutti, come uno strumento nelle mani del Signore,
che ha riempito e cambiato la mia vita. Gloria al Signore!!!”

padre Manuel Rodriguez



venerdì 27 luglio 2012

Impara ad esprimere i tuoi sentimenti


Uno degli errori più grandi che commettiamo 
è il non esprimere sempre i nostri sentimenti,
belli o brutti che siano... 
e questo causa inevitabilmente 
il soffocare ciò che abbiamo dentro,
con conseguente frustrazione 
e annientamento delle nostre energie interiori.

dal web, Dafne e il lupo

giovedì 26 luglio 2012

Lascia traccia

Che la tua vita non sia una vita sterile.

Sii utile.

Lascia traccia. 

Illumina con la fiamma della tua fede 
e del tuo amore. 

Cancella, con la tua vita d'apostolo, 
l'impronta viscida e sudicia
che i seminatori impuri dell'odio hanno lasciato. 

E incendia tutti i cammini della terra 
con il fuoco di Cristo che porti nel cuore.

JOSE' MARIA ESCRIVA' 

 

lunedì 23 luglio 2012

Le ferite nella sabbia

Due amici camminavano nel deserto. 

Ad un tratto, cominciarono a discutere, e l’amico diede uno schiaffo all’altro. 
Questo, addolorato, ma senza dire nulla, scrisse nella sabbia: 
"Il mio migliore amico oggi mi ha dato uno schiaffo". 

Continuarono a camminare, finché trovarono un’oasi, dove decisero di fare un bagno. 
L’amico che era stato schiaffeggiato rischiò di affogare, ma il suo amico lo salvò. 
Dopo che si fu ripreso, scrisse su una pietra: "Il mio migliore amico oggi mi ha salvato la vita". 




L’amico che aveva dato lo schiaffo e aveva salvato il suo migliore amico domandò: 
"Quando ti ho ferito hai scritto nella sabbia, e adesso lo fai su una pietra. Perché?" 

L’altro amico rispose: "Quando qualcuno ci ferisce dobbiamo scriverlo nella sabbia, dove i venti del perdono possano cancellarlo. Ma quando qualcuno fa qualcosa di buono per noi, dobbiamo inciderlo nella pietra, dove nessun vento possa cancellarlo". 

Impara a scrivere le tue ferite nella sabbia e a incidere nella pietra le tue gioie! 

dal web 

venerdì 6 luglio 2012

Un pianeta migliore

"Un pianeta migliore 
è un sogno che inizia a realizzarsi,
quando ognuno di noi 
decide di migliorare se stesso!"

Mohandas Karamchand GANDHI, detto il Mahatma


mercoledì 4 luglio 2012

L'espressione della bontà di Dio

UN RAGGIO DI FELICITA'

Non permettere mai
che qualcuno venga a te e vada via
senza essere migliore e più contento.


Sii l'espressione della bontà di Dio,
bontà nel tuo volto e nei tuoi occhi,
bontà nel tuo sorriso e nel tuo saluto.


Non lasciare che passi un solo giorno
senza che si sia levato un raggio di felicità
su un cuore triste.


Chi nel cammino della vita
ha acceso anche soltanto una fiaccola
nell'ora buia di qualcuno
non è vissuto invano.

MADRE TERESA


lunedì 25 giugno 2012

Ricordati chi sei

Dio è mio Padre!

Ogni mattino al tuo risveglio, leggi questo messaggio 
e ricordati chi sei:
 
"Padre mio che sei nei cieli, com'è dolce e soave il sapere che Tu sei mio Padre, e che io sono figlio Tuo!  

È soprattutto quando è cupo il cielo dell'anima mia 
e più pesante è la mia croce, che sento il bisogno di ripeterTi:

Padre, credo al Tuo Amore per me! 
Sì, credo che Tu mi sei Padre ogni momento della vita 
e che io sono Tuo figlio! 
Credo che mi ami con Amore infinito! 

Credo che vegli giorno e notte su di me, 
e neppure un capello cade dalla mia testa senza il Tuo permesso! 

Credo che, infinitamente Sapiente, 
sai meglio di me ciò che mi è utile.  

Credo che, infinitamente Potente, 
puoi trarre il bene anche dal male!
  
Credo che, infinitamente Buono, 
fai servire tutto a vantaggio di quelli che Ti amano: 

ed anche sotto le mani che percuotono, 
io bacio la Tua mano, che guarisce!  

Credo, ...ma aumenta in me la fede, la speranza e la carità! 

Insegnami a veder sempre il Tuo Amore, 
come guida in ogni evento della mia vita. 

Insegnami ad abbandonarmi a Te, 
come un bimbo nelle braccia della mamma. 

Padre, Tu sai tutto, Tu vedi tutto, Tu mi conosci meglio di quanto io mi conosca: Tu puoi tutto, e Tu mi ami!" 

Messaggio del Padre dato a madre Eugenia Elisabetta Ravasio