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lunedì 19 novembre 2012

L'alfabeto di Dio


L'ALFABETO DI DIO:

A – Anche se non sei corrisposto, ama lo stesso, mi somiglierai.

B – Benedici sempre, perché tu sei una benedizione di Dio.



C – Chiamami Padre, solo così potrai chiamare tutti gli altri fratelli.

D – Dona con gioia. I musi lunghi sono figli delle tenebre.


E – Esci dal guscio del tuo egoismo: troverai un mondo che ti aspetta.


F – Fa' della tua vita una sinfonia di gioia; darai frutti saporiti.


G – Gira l'ago della tua calamita sempre dove ti porta il cuore: sempre e solo a Dio.


H – Hai un dono straordinario, per cui mi assomigli: l'amore; sfruttalo con gioia.


I – Intorno a te c'è tanta morte, odio e tenebre; ma tu sii sole che illumina e riscalda.


L – La terra non è la tua patria. Sei di terra, ma hai la mia vita: guarda allora in alto.


M – Metti la tua vita nel cuore di mio Figlio e di Maria: sarai dono d'amore.


N – Non permettere che il maligno deturpi la tua libertà. Aggrappati a me e sarai libero.


O – Odia il peccato, ma ama il peccatore: impara a perdonare e ama chi sbaglia, lo conquisterai.


P – Porta la pace di Dio col tuo sorriso: c'è bisogno di un raggio di sole e luce negli occhi.


Q – Quadro stupendo ti ho dipinto col sangue dell'Agnello; sei il mio capolavoro.


R – Resta un po' con me, figlio, quando si fa sera: io ti guardo e tu mi guardi ed è pace.


S – Senza il tuo mattone, la costruzione è vuota. Sii strumento docile nelle mie mani.


T – Tutto ho messo nelle tue mani, sei il signore della natura: conservala senza macchia.


U – Unisci cuore e mente: con la mente progetti, ma è col cuore che salvi e realizzi.


V – Vuoi essere felice? Sgombra tutto ciò che ti impedisce di volare e sciogli le vele.


Z – Zaino di Eucaristia, preghiera e servizio sarà il tuo compagno di viaggio: farai miracoli
.

martedì 31 luglio 2012

Tipi di sguardo

In questo mondo ci sono tipi diversi di sguardi.

C'è chi ti guarda e dice: 
"Cosa mi può servire di te? In che cosa mi puoi essere utile?"

E' uno sguardo... 

C'è poi un altro sguardo: 
"Cosa possiamo fare di interessante insieme?
Che cosa c'è di piacevole in te?
Uno sguardo compagnone, cameratesco...




Poi c'è lo sguardo materno, lo sguardo paterno, 
lo sguardo del fratello maggiore, di chi ti scruta e dice: 
"Mi sa che tu dovrai mangiare, 
forse avrai bisogno di qualche cosa..."

Si pone prima il problema, si pre-occupa, 
è uno sguardo provvidente, che guarda l'altro
e si chiede: "Ma che esigenze ha questo?

E si fa una domanda su se stesso: 
"Cosa si può fare, cosa posso fare per lui?"

don Fabio Rosini


venerdì 8 giugno 2012

Sapere di non sapere

La docta ignorantia

Mantieni sempre un atteggiamento di umile ascolto 
e di attenta osservazione,
perché sono molte di più le cose che non sai
rispetto a quelle che pensi di sapere.


Il Signore rispose a Giobbe di mezzo al turbine: [...]
"Dov'eri tu quand'io ponevo le fondamenta della terra?
Dillo, se hai tanta intelligenza!

Chi ha fissato le sue dimensioni, se lo sai,
o chi ha teso su di essa la misura?
Dove sono fissate le sue basi
o chi ha posto la sua pietra angolare,
mentre gioivano in coro le stelle del mattino
e plaudivano tutti i figli di Dio?

Chi ha chiuso tra due porte il mare,
quando erompeva uscendo dal seno materno,
quando lo circondavo di nubi per veste
e per fasce di caligine folta?
Poi gli ho fissato un limite
e gli ho messo chiavistello e porte
e ho detto: «Fin qui giungerai e non oltre
e qui s'infrangerà l'orgoglio delle tue onde».

Da quando vivi, hai mai comandato al mattino
e assegnato il posto all'aurora,

perché essa afferri i lembi della terra
e ne scuota i malvagi?
Si trasforma come creta da sigillo
e si colora come un vestito.
E` sottratta ai malvagi la loro luce
ed è spezzato il braccio che si alza a colpire.

Sei mai giunto alle sorgenti del mare
e nel fondo dell'abisso hai tu passeggiato?

Ti sono state indicate le porte della morte
e hai visto le porte dell'ombra funerea?
Hai tu considerato le distese della terra?
Dillo, se sai tutto questo!

Per quale via si va dove abita la luce
e dove hanno dimora le tenebre
perché tu le conduca al loro dominio
o almeno tu sappia avviarle verso la loro casa?
Certo, tu lo sai, perché allora eri nato
e il numero dei tuoi giorni è assai grande!
 
Sei mai giunto ai serbatoi della neve,
hai mai visto i serbatoi della grandine,
che io riserbo per il tempo della sciagura,
per il giorno della guerra e della battaglia?
Per quali vie si espande la luce,
si diffonde il vento d'oriente sulla terra?

Chi ha scavato canali agli acquazzoni
e una strada alla nube tonante,
per far piovere sopra una terra senza uomini,
su un deserto dove non c'è nessuno,
per dissetare regioni desolate e squallide
e far germogliare erbe nella steppa?"

GIOBBE 38,1ss 



"Il Signore conosce i pensieri e le intenzioni del nostro cuore. 

Senza dubbio egli li conosce tutti, mentre noi solo quelli che ci è concesso 
di percepire per il dono del discernimento.

Il nostro spirito infatti non conosce tutto ciò che si trova nell'uomo, 
e riguardo ai suoi pensieri che, consapevole o meno, percepisce, 
non sempre intende come le cose stiano in realtà. 

Anche quelle cose che scopre con gli occhi della mente, non le distingue nitidamente 
a causa di una certa caligine che ha sempre davanti agli occhi.

Spesso, infatti, o il nostro stesso giudizio o quello di altri o anche il tentatore 
ci presentano come buono e santo 
ciò che all'occhio di Dio non è per nulla degno di premio. 

Vi sono contraffazioni di vere virtù, come anche di vizi, 
che ingannano e abbagliano gli occhi della mente con immagini ingannevoli, 
talmente che spesso appare bene il male e il male bene.

Questo fa parte della nostra miseria e della nostra ignoranza, 
che dobbiamo molto deplorare e molto temere.

Sta scritto infatti: Vi sono strade che sembrano buone all'uomo, 
ma che invece conducono all'abisso (cfr. Pro 16, 25)".

BALDWIN,  VESCOVO DI CANTERBURY, "Trattati"




"Ma la verità è diversa, o cittadini: unicamente sapiente è il dio; 
e questo egli volle significare nel suo oracolo, 
che poco vale o nulla la sapienza dell’uomo;

e, dicendo Socrate sapiente, non volle, io credo, riferirsi propriamente a me Socrate, ma solo usare del mio nome 
come di un esempio; quasi avesse voluto dire cosí: 

O uomini, quegli tra voi è sapientissimo il quale, come Socrate, abbia riconosciuto che in verità la sua sapienza non ha nessun valore”.   

               SOCRATE, in Platone "Apologia"