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mercoledì 15 maggio 2013

Solo per oggi


SOLO PER OGGI

Solo per oggi cercherò di vivere alla giornata senza volere risolvere i problemi della mia vita tutti in una volta.

Solo per oggi avrò la massima cura del mio aspetto: vestirò con sobrietà, non alzerò la voce, sarò cortese nei modi, non criticherò nessuno, non cercherò di migliorare o disciplinare nessuno tranne me stesso.

Solo per oggi sarò felice nella certezza che sono stato creato per essere felice non solo nell’altro mondo, ma anche in questo.





Solo per oggi mi adatterò alle circostanze, senza pretendere che le circostanze si adattino ai miei desideri.

Solo per oggi dedicherò dieci minuti del mio tempo a sedere in silenzio ascoltando Dio, ricordando che come il cibo è necessario alla vita del corpo, così il silenzio e l’ascolto sono necessari alla vita dell’anima.

Solo per oggi compirò una buona azione e non lo dirò a nessuno.

Solo per oggi mi farò un programma: forse non lo seguirò perfettamente, ma lo farò. E mi guarderò dai due malanni: la fretta e l’indecisione.

Solo per oggi saprò dal profondo del cuore, nonostante le apparenze, che l’esistenza si prende cura di me come nessun altro al mondo.

Solo per oggi non avrò timori. In modo particolare non avrò paura di godere di ciò che è bello e di credere all’Amore.

Posso ben fare per 12 ore ciò che mi sgomenterebbe se pensassi di doverlo fare tutta la vita!?!


   papa Giovanni XXIII


giovedì 21 marzo 2013

IL SEGRETO DELLA FELICITA' 3



LA FELICITA' SECONDO LA BIBBIA (3)
 
Ti sei mai chiesto qual è il segreto della felicità?
Quand'è che un uomo può dirsi davvero felice?
E che cos'è poi questa benedetta felicità? Perché la cerchiamo tanto?...
 
Vediamo come risponde la Bibbia...




Proverbi 3

13Beato l'uomo che ha trovato la sapienza,
l'uomo che ottiene il discernimento:

14è una rendita che vale più dell'argento
e un provento superiore a quello dell'oro.
15La sapienza è più preziosa di ogni perla
e quanto puoi desiderare non l'eguaglia.
16Lunghi giorni sono nella sua destra
e nella sua sinistra ricchezza e onore;
17le sue vie sono vie deliziose
e tutti i suoi sentieri conducono al benessere.
18È un albero di vita per chi l'afferra,
e chi ad essa si stringe è beato.


Proverbi 8

1La sapienza forse non chiama
e l'intelligenza non fa udire la sua voce? [...]
32Ora, figli, ascoltatemi:
beati quelli che seguono le mie vie!
33Ascoltate l'esortazione e siate saggi,
non trascuratela!
34Beato l'uomo che mi ascolta,
vegliando ogni giorno alle mie porte,
per custodire gli stipiti della mia soglia.

35Infatti, chi trova me trova la vita
e ottiene il favore del Signore;
36ma chi pecca contro di me fa male a se stesso;
quanti mi odiano amano la morte.


Proverbi 14

21Chi disprezza il prossimo pecca,
beato chi ha pietà degli umili.


Siracide 14

1 Beato l'uomo che non ha peccato con la sua bocca
e non è tormentato dal rimorso dei peccati.
2Beato chi non ha nulla da rimproverarsi
e chi non ha perduto la sua speranza.
20Beato l'uomo che si dedica alla sapienza
e riflette con la sua intelligenza,

21che medita nel cuore le sue vie
e con la mente ne penetra i segreti.

22La insegue come un cacciatore,
si apposta sui suoi sentieri.
23Egli spia alle sue finestre
e sta ad ascoltare alla sua porta.
24Sosta vicino alla sua casa
e fissa il picchetto nelle sue pareti,
25alza la propria tenda presso di lei
e si ripara in un rifugio di benessere,
26mette i propri figli sotto la sua protezione
e sotto i suoi rami soggiorna;
27da lei è protetto contro il caldo,
e nella sua gloria egli abita.



Siracide 25

7Nove situazioni ritengo felici nel mio cuore,
la decima la dirò con parole:
un uomo allietato dai figli,
chi vede da vivo la caduta dei suoi nemici;
8felice chi vive con una moglie assennata,
chi non ara con il bue e l'asino insieme,
chi non ha peccato con la sua lingua,
chi non ha servito a uno indegno di lui;
9felice chi ha trovato la prudenza,
chi parla a gente che l'ascolta;
10quanto è grande chi ha trovato la sapienza,
ma nessuno supera chi teme il Signore!

11Il timore del Signore vale più di ogni cosa;
chi lo possiede a chi potrà essere paragonato?
12Il timore del Signore è inizio di amore per lui,
la fede è inizio di adesione a lui.


Siracide 26

Felice il marito di una brava moglie,
il numero dei suoi giorni sarà raddoppiato.


Siracide 30

14Meglio un povero di aspetto sano e forte
che un ricco malato nel suo corpo.
15Salute e vigore valgono più di tutto l'oro,
un corpo robusto più di un'immensa fortuna.
16Non c'è ricchezza superiore alla salute del corpo
e non c'è felicità più grande della gioia del cuore.
21Non darti in balìa della tristezza
e non tormentarti con i tuoi pensieri.
22La gioia del cuore è la vita dell'uomo,
l'allegria dell'uomo è lunga vita.
23Distraiti e consola il tuo cuore,
tieni lontana la profonda tristezza,
perché la tristezza ha rovinato molti
e in essa non c'è alcun vantaggio.


Siracide 31

5Chi ama l'oro non sarà esente da colpa,
chi insegue il denaro ne sarà fuorviato.
6Molti sono andati in rovina a causa dell'oro,
e la loro rovina era davanti a loro.
7È una trappola per quanti ne sono infatuati,
e ogni insensato vi resta preso.
8Beato il ricco che si trova senza macchia
e che non corre dietro all'oro.

9Chi è costui? Lo proclameremo beato,
perché ha compiuto meraviglie in mezzo al suo popolo.


Siracide 48

1 Allora sorse Elia profeta, come un fuoco;
la sua parola bruciava come fiaccola. [...]
9Tu sei stato assunto in un turbine di fuoco,
su un carro di cavalli di fuoco;
10tu sei stato designato a rimproverare i tempi futuri,
per placare l'ira prima che divampi,
per ricondurre il cuore del padre verso il figlio
e ristabilire le tribù di Giacobbe.
11Beati coloro che ti hanno visto
e si sono addormentati nell'amore
,
perché è certo che anche noi vivremo.

martedì 27 novembre 2012

Ansie, preoccupazioni, paure...



"Ogni persona sviluppa solo una minima parte del proprio potenziale interiore.
L'io, il centro della personalità, paga per le proprie difese, per le proprie sicurezze
(che spesso sono dettate dalla paura, e la paura è cattiva consigliera)
un prezzo enorme in termini di piacere, gioia, felicità:
la rinuncia a molte possibilità presenti nell'universo.

Ma quando la personalità ha raggiunto un'adeguata forza e maturità
non si accontenta dei limiti che si è imposta 
o che gli altri e l'ambiente hanno imposto...

Nessuno è condannato a dire e fare sempre le stesse cose:
gli ossessivi fanno così, la ripetizione dà loro una pseudosicurezza,
la libertà li angoscia, perché non tutto è sotto controllo...

Questo non avviene a chi ama,
i suoi confini tendono ad ampliarsi automaticamente,
perché sente un'energia che lo spinge in avanti;
chi ama si sente uno col partner e con tutto il mondo,
non c'è nulla da difendere, è tutto da incrementare, da espandere.

La persona amata è la porta attraverso cui poter fare entrare
nel mondo interno il cosmo, tutte le meraviglie dell'universo
escluse dall'io per paura".

G. BASSI R. ZAMBURLIN
"La comunicazione nel rapporto di coppia" , San Paolo 2008





"Dio non è nella rigidità,
Dio non è nel trattenersi,
Dio non è nel chiudersi.
E' nello sbilanciarsi, che è
lo sbilanciarsi dell'amore.
"

ANGELO CASATI

La paura di morire, e quella di vivere.
La paura di ciò che è precario e insicuro.
La paura della nostra fragilità, e di quella degli altri.

Don Angelo Casati, prete-poeta milanese, tocca uno ad uno
tutti i tasti di quell'affanno che ci fa troppo spesso restare immobili,
mentre la vita scorre.

Perché vogliamo avere controllo su tutto?
Perché non accettiamo la nostra provvisorietà?
Le sue parole aprono piccoli squarci di luce nel buio delle nostre ansie.
"Non temete!" dice il Vangelo.
Ed è in fondo quello che questo suo libro prova a farci sentire.



       MATTEO 6, 25-34

"Non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito? 

Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? 

E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? 

E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. 
Ora, se Dio veste così l'erba del campo, che oggi c'è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede? 

Non preoccupatevi dunque dicendo: «Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?». Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno. 

Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena".

Mi seducono le immagini che Gesù come sempre usa. 
Uccelli, granai, vestiti, gigli e erba del campo. 
E penso ai nostri documenti senza immagini, pesanti, senza poesia, 
e prendo paura per le mie parole
.
E mi seducono i verbi del racconto di Matteo contro l'affanno. 
All'imperativo, un richiamo forte. Tre imperativi al negativo e uno al positivo. 
Al negativo il verbo che dice affanno, ansia: 
«Non affannatevi  per la vostra vita, di quello che mangerete e berrete», 
«non af-fannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo?», 
«non affannatevi dunque per il domani».

Imperativo al positivo "cercate": 
 «Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia». 
Ma ci sono altri due imperativi al positivo 
che solitamente vengono trascurati e che io vorrei ri-cordare: 
"guardate", "osservate": «guardate gli uccelli del cielo», «osservate i gigli del campo».

Una cosa ancora mi colpisce. 
Nei versetti precedenti Matteo ha messo in guardia dall'accumulo: 
«non accumulate tesori», ha messo in guardia da una ricchezza 
che diventa mammona, assolutezza, porto di affidamento. 
Dire "amen" alla ricchezza e non a Dio. 

Ma qui Gesù distoglie dall'affanno non per l'accumulo dei beni, 
ma per ciò che sembra invece necessario, il cibo e il vestito. 
E non aveva lui forse difeso i discepoli che in giorno di sabato 
avevano colto spighe? E non aveva forse Dio cucito vestiti 
per il terrestre e la sua donna nel giardino delle origini?

E allora mi si fa strada nella mente .
una distinzione tra "occuparsi" e "preoccuparsi"
O, se volete, tra occuparsi delle cose, anche le più necessarie, 
ed essere occupati, cioè subire una occupazione, un'invasione, un dominio
Non hai più la mente sgombra, non hai più l'anima libera. 
La tua testa è altrove. Sei occupato. 
Perdi le persone, le cose, gli eventi. Con la testa sei altrove.

Quali sono le motivazioni portate da Gesù contro l'affanno?
Una prima è che il preoccuparsi è segno di stoltezza: 
puoi forse aggiungere un'ora sola alla tua vita? 
Puoi aggiungere un palmo alla tua statura? 
La gestione della vita è forse nelle tue mani? 
Non dovremo forse riconciliarci con la nostra provvisorietà? 
L'ansia non viene forse anche da questa preoccupazione 
che tutto sia sotto controllo? Tutto secondo la pro-grammazione? 
Accetta la precarietà. La provvisorietà che ci segna

Sorridi, impariamo a sorridere di noi stessi, 
soprattutto di noi stessi quando ci diamo l'immagine di uno che ha in mano il mondo.
Don Gino Riboldi tempo fa mi raccontava di aver visto in Sardegna 
una maglietta con una scritta che tanto lo aveva divertito. 
L'avrebbe voluta riproporre anche a Milano. Sulla ma-glietta era scritto: 
«Dio esiste. Non sei tu. Rilassati».

Il rischio poi insito nell'eccesso di preoccupazione è 
quello di trascurare ciò che vale di più. 
La vita, il respiro vitale non vale più del cibo e il corpo più del vestito? 
Respiro vitale e corpo, cioè il nostro stesso essere. 
L'ansietà, l'affanno non ci portano forse a trascurare noi stessi e gli altri?

Il cibo. Ho pensato a Marta e Maria. 
Marta che si occupa del cibo, Maria che ascolta. 
Accoccolata ai piedi di Gesù. E Marta, irritata: «Dille che mi aiuti». 
E Gesù: «Marta, Marta, tu ti affanni - lo stesso verbo di Matteo - 
e ti agiti per molte cose; ora c'è bisogno di una cosa sola. 
Maria infatti ha scelto la parte buona che non le sarà tolta» (Lc 10, 41-42). 

Marta non è certo rimproverata perché pensa al cibo, perché si occupa, 
ma perché è occupata, perché mestieri e cibo chiudono l'orizzonte. 
Lei - vuol far capire Gesù - è molto di più. 
Non si può ridurre una donna ai mestieri di casa, 
non deve succedere che le cose di casa le tolgano il respiro, il respiro vitale. 
È fatta, ancor più e prima, di altro: 
Gesù la vuol difendere nella sua vera identità e dignità. 
L'affanno - vuol farle capire - le toglie il respiro vitale.

La seconda motivazione che spinge a non affannarsi 
è forse ancor più profonda. Dio è Padre
Lui si occupa delle realtà anche minime. 
Degli uccelli dell'aria, dell'erba del campo. 
Valgono poco gli uccelli dell'aria, costano un minimo; 
vale poco l'erba del campo, la si brucia. 
Ebbene, Dio se ne occupa. C'è dentro una cura di Dio. 
Vuoi che non si occuperà di noi?

Ed ecco il verbo al positivo: «Cercate prima il regno di Dio 
e la sua giustizia e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta». 
Che non è un "prima" di tempo: fai una cosa prima e poi ne fai un'altra. 
È un prima di "primato". Il primato va a Dio e al suo regno. 
Un primato a Dio, a un Dio, vorrei subito aggiungere, 
che non è un Dio generico, astratto, l'essere perfettissimo, 
ma a un Dio che è "padre". 

Cercate il suo regno, cercate il suo sogno sulla terra, 
cercate la sua giustizia, che non sta nella giustizia stretta degli scribi e farisei, 
ma nella dismisura dell'amore. 
Non sta nella reciprocità, ma nell'eccesso, nella gratuità. 
Cercate, lasciate entrare dentro di voi, il suo sogno.

«Tutte queste cose vi saranno date in aggiunta». 
E non certo nel senso che avrai vantaggi economici. 
Ma nel senso che dentro l'orizzonte del regno le cose avranno un'anima. 
Restituirai un senso, un'anima alle cose, 
che non saranno più appiattite nel consumo, ma avranno la luce del dono.
Non saranno più ristrette, impoverite nell'angustia della meschinità, 
della mancanza di respiro, ma avranno il respiro del "per tutti".
Così salvi la vita, non solo quella futura, questa vita.

«Non affannatevi dunque per il domani, 
perché il domani avrà già le sue inquietudini». 
Sembra, ci illudiamo, di fare un servizio alla vita affannandoci per essa. 
Sembra di diminuire attenzione alla vita invitando a non preoccuparsi. 
È il contrario. L'affanno non ti lascia guardare la vita. 
Capitano cose e tu non ci sei. 
Un cuore libero, non pieno, ti fa essere aperto al regno 
che passa nelle cose: «Il regno di Dio è in mezzo a voi», 
«il regno di Dio è dentro di voi».

L'invito a non affannarci non è dunque invito a essere senza pensiero 
o senza sguardo per le cose. Se mai ad avere un pensiero 
e uno sguardo più profondo: "guardate", "osservate". 
Non "chiudete gli occhi". Apriteli e troverete senso e dimensioni....

ANGELO CASATI



domenica 11 novembre 2012

Ballare sotto la pioggia


 
La vita
non è aspettare
che passi la tempesta,
ma imparare a ballare
sotto la pioggia.

Gandhi


 dal web, Il rifugio di Kim

mercoledì 31 ottobre 2012

IL SEGRETO DELLA VISTA

«Rabbunì, che io veda di nuovo!»

Ascolta il meraviglioso commento di don Fabio Rosini
al Vangelo della XXX domenica, 28 ottobre 2012,
Marco 10, 46-52:



L'icona, l'immagine della preghiera:
Bartimeo, l'uomo che grida e ha imparato l'arte di pregare...
«Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!», che è la preghiera del cuore,
quella che gli orientali considerano la più ordinaria ed efficace delle armi contro la tentazione.
L'umiltà che sa chiedere, la professione di fede accompagnata dal proprio grido,
al ritmo del proprio respiro, che dice chi è Lui e chi siamo noi,
e tutto il nostro bisogno di Lui e la nostra possibilità di essere liberati e salvati.

Quest'uomo dice: «Rabbunì, che io veda di nuovo!».
Capiamo da questa frase quale sia la forza della sua preghiera:
LUI SA CHE ESISTE LA LUCE, RICORDA CHE UN TEMPO C'ERA.
NON E' RASSEGNATO AL BUIO.
Ricorda che un tempo c'erano i colori.
Ricorda che c'era un'altra maniera di stare nella vita.

Molto spesso, la mostra preghiera è svuotata, è banale e annoiata,
perché di fatto non c'è dentro L'INTUIZIONE DELLA BELLEZZA:
nessuno chiede davvero qualcosa se questo qualcosa non gli interessa.
E giù a sciorinare preci, riti e liturgie, in fondo non si sa bene perché, così...
per far contenta non si sa quale istanza divina di assolvimento burocratico...

DIO CI HA DONATO LA MEMORIA DELLA LUCE,
c'è nel cuore dell'uomo la memoria della luce.
E' qualcosa di originale nell'uomo,
qualcosa che si ribella alla bruttezza, al grigiume, al tirare a campare.

Ognuno di noi deve
PESCARE AL FONDO DELLA PROPRIA ANGOSCIA per pregare,
perché anche l'angoscia è un dono di Dio,
è il dono del senso dell'errore, del senso della distanza dalla propria pienezza.
Che errore che facciamo a voler scappare da questa angoscia,
che errore madornale nel crescere le nuove generazioni
cercando di rendere sempre morbido tutto,
evitando le tensioni, quella richiesta, quell'insufficienza che c'è in ognuno di noi.

Ho da pregare! Ho da chiedere perché la luce mi manca ancora,
me ne manca ancora un po'...
Ma qui c'è anche un trucco: questo anablepo,
preformante rispetto a blepein, che vuol dire "vedere",
non significa soltanto "vedere di nuovo", ma "vedere dall'alto",
vedere di una visione che altra, superiore.

Perché noi possiamo credere di avere la vista che questo poveretto non aveva,
ma forse non abbiamo né noi né lui il tipo di vista che sta chiedendo,
che forse lui ha un po' più di noi già di partenza,
visto ciò che riconosce nel Signore Gesù:
LA VISTA DELLE COSE SECONDO DIO,
perché finché io le cose non le vedo secondo Dio,
sono un cieco.

Quando Eva, nel racconto di Genesi, guarda l'albero,
lo guarda ormai con l'occhio acciecato:
il vietato come appetibile, la trasgressione come una via di realizzazione,
la rottura della fiducia in Dio come qualcosa di divertente...
E' un po' la visione che noi stessi abbiamo dell'uomo,
che mi mette in contraddizione con Dio, col mio Creatore,
con il Signore Gesù Cristo stesso.
E' aver perso la visione delle cose, è il non vedere più.
Sto qui, vedo le cose che faccio ogni giorno,
ma non ci vedo più la bellezza, com'è?
Allora credo che le devo cambiare,
che le devo buttare via, che ne devo avere di nuove.
Ma sono i miei occhi che sono malati!
Dice il vangelo di Matteo:
"Se il tuo occhio è malato, quanto grande sarà la tenebra!"

Ti sei innamorato di tua moglie che era una fata,
una meraviglia di bellezza:
com'è mai che ora non vedi in lei altro che difetti?

VEDERE E' FINALMENTE VEDERE L'AMORE,
LA BELLEZZA, LA PROVVIDENZA,
IL DISEGNO DI DIO SULLA PROPRIA ESISTENZA,
E' SCOPRIRSI, GUARDARSI BELLI.



Come si vede un occhi acciecato?
Un esempio è quello che permette di scoprire la propria superbia:
I SUPERBI QUANDO GUARDANO GLI ALTRI
VEDONO SOLO I DIFETTI.
Coloro che assolutizzano il loro modo di vedere
e si sono chiusi in una lettura sbagliata della vita,
vedono solo i difetti degli altri, vedono solo i problemi.
E' una maniera di guardare, che tutti abbiamo un po'.

Quando recuperi la vista, il senso dell'amore di Dio
e della tua esistenza, vedi la bellezza degli altri,
delle cose, dei fatti. E' uno sguardo spirituale, saporito,
bello, fiducioso...
Dice san Francesco: "Alto e glorioso Dio,
illumina le tenebre del cuore mio!"
C'è una tenebra nel cuore dell'uomo,
dalla quale ogni mattina mi devo riscattare,
ogni mattina devo gridare: "Dio, vieni a salvarmi!"
Vieni presto in mio aiuto, perché sennò sono un cieco,
guardo le cose da superficiale, non incontrando la verità,
che è nascosta nella profonda nostalgia che ho di allegria,
di gioia, di bellezza, di comunione, di slancio, di amore.

Bisogna arrivare alla luce, e quest'uomo ci mostra come si fa.
Innanzi tutto si grida, come pazzi!
E si deve combattere con la gente che dice di non gridare,
tante cose nella nostra testa che dicono: ma che preghi a fare,
ma lascia perdere, tira a campare, adattati,
ciò che è assolutamente impossibile da conciliare con l'essere cristiani,
perché un cristiano non può assolutamente essere mediocre.
Essere cristiani vuol dire avere sete di infinito,
lo cerca nelle cose e con l'aiuto di Dio lo trova.
Quest'uomo non si rassegna ad essere cieco, grida
e se gli dicono di tacere, grida più forte,
perché la luce la dobbiamo avere, che siamo nati per stare nella tenebra?
Bisogna gridare finché Dio non ci parli,
gridare finché Dio non ci chiami,
gridare finché Gesù non si fermi:
Gesù non si ferma subito perché le nostre domande spesso non sono vere,
sono fatte tanto per farle, finché non mi stufo.
Vediamo se ti stufi, vediamo se questa cosa la vuoi veramente...

Avere la luce nel cuore vuol dire saper vivere,
e quest'uomo ha capito che bisogna insistere,
perché se lo ricorda che c'era la luce,
perché era tanto bello vedere
e non si rassegna a vivere da mendicante,
quindi lo fa fermare Gesù
e Gesù gli dice: "Chiamatelo"
ed egli getta via il mantello, che è la sua condizione,
il suo ruolo, la sua veste, tutto ciò che ha,
lo butta via, balza in piedi, viene da Gesù:
prima ancora di avere la luce ha lasciato ogni suo possesso,
perché ha capito che tanto non serve a niente mantenere certe cose,
che se ti arriva la grazia di Dio tutto è ricchezza, tutto è bellezza!

don Fabio Rosini

                                             (Trascrizione mia).











Ma c'è ancora un altro punto importantissimo per avere una buona vista:
LA NOSTRA CAPACITA' DI VEDERE VIENE INFLUENZATA
DA CIO' CHE ASCOLTIAMO.

Infatti la fede, che è questa luce, questo sguardo celeste che viene dall'alto,
questa capacità di vedere le cose e i fatti secondo Dio,
ci viene dall'ascolto della predicazione, dell'annuncio del vangelo dell'amore di Dio,
della risurrezione di Cristo e del perdono dei nostri peccati.

Allo stesso modo, il peccato e la ciecità ci vengono da un'altra predicazione,
da una falsa notizia, quella del diavolo, che ci viene rappresentata
nel racconto del dialogo tra il serpente ed Eva nella Genesi,
che insinua in noi il sospetto, la sfiducia, l'orgoglio, la malizia,
l'incapacità di vedere il buono e il bello nella creazione
e nella nostra vita.

Bisogna perciò imparare a scegliere accuratamente chi ascoltiamo
e a scacciare i pensieri che ci rendono ciechi e avvelenano il nostro cuore.
Ci sono angeli buoni e angeli malvagi,
messaggeri che vengono da Dio e altri che vengono dal nemico,
figli della luce e figli delle tenebre.

Ecco una canzone che parla di tutto questo:

L'angelo buono che hai dentro


lunedì 22 ottobre 2012

Autostima cristiana

IO SONO CREATO

Io sono creato
per fare e per essere qualcuno
per cui nessun altro è stato creato.
 
Io occupo un posto mio
nel cuore di Dio,
nel mondo di Dio,
un posto da nessun altro occupato.
 
Poco importa che io sia ricco o povero,
disprezzato o stimato dagli uomini:
Dio mi conosce e mi chiama per nome.
 
Egli mi ha affidato una missione
che non ha affidato a nessun altro.
 
Dio non mi ha creato inutilmente.
In qualche modo sono necessario
ai progetti del mio Signore,
tanto necessario al mio posto
quanto un arcangelo al suo.
 
Io farò del bene, Signore,
sarò un angelo di pace,
un testimone della verità
nel posto che tu, Signore,
mi hai assegnato.
 
Con la forza del tuo Spirito Santo
risponderò alla tua chiamata.
 
Amen
 
 
da http://www.webalice.it/gregorio.rizzo/ 
 
 
C'è questa canzone di mio marito: "Come un prodigio" 
che si adatta perfettamente al tema.
L'antropologia cristiana è davvero meravigliosa,
Cristo rivela l'uomo all'uomo nella sua umile grandezza 
e il suo posto e il suo senso nel creato.
 
http://www.youtube.com/watch?v=cd76VP-WIXc&feature=share
 
 
Come un prodigio
Santo! Mi hai pensato
santo! Mi hai voluto
santo in Gesù Cristo tuo Figlio! 



Santo! Mi hai creato
santo! Mi hai chiamato
santo in Gesù Cristo, come sei Tu! 


E’ difficile conoscersi davvero
e capire tutto il bene che si può dare con Te
…perché…


Tu mi hai fatto come un prodigio,
un miracolo del tuo amore,
a tua immagine e somiglianza
in Gesù Cristo tuo Figlio
 


Non è vero che non valgo niente,
che se non ci sono è indifferente,
non è vero che per caso sono qui…

Non è vero che è tutto uno sbaglio,
che comunque fallirò il bersaglio,
non è vero che per caso siamo qui!


Solo che ho bisogno di conoscerTi:
perché Tu mi hai fatto per conoscerTi,
mi hai pensato santo dall’eternità,
per collaborare con la tua creazione
e mi hai scelto fin dal seno di mia madre




per edificare un mondo nuovo,
una civiltà del “bell’amore”,
una casa dove stare insieme,
una Chiesa per il mio Signore,
dove sempre la tua Pace regnerà… regnerà!


Santo, mi hai sognato  
santo! Mi hai amato 
santo in Gesù Cristo tuo Figlio!  
Santo! Mi hai creato
santo! Mi hai chiamato
santo in Gesù Cristo, come sei Tu! 


E’ difficile correggersi sul serio
e capire tutto il bene che si può fare con Te
…perché…



  Tu ci hai fatto come un prodigio, 
un miracolo del tuo amore,
a tua immagine e somiglianza
in Gesù Cristo tuo Figlio


Non è vero che non sono bello,
Non è vero che non ho un fratello,
non è vero che per caso sono qui…

Non è vero che non c’è giustizia,
vedi? il vuoto insegue ogni malizia,
non è vero che per caso siamo qui!


Solo che ho bisogno di conoscermi:
perché Tu mi hai fatto per amarTi,
mi hai voluto santo dall’eternità,
per cantare tutti insieme la tua gloria
e mi hai scelto fin dal seno di mia madre




per edificare un mondo nuovo,
una civiltà del “bell’amore”,
una casa dove stare insieme,
una Chiesa per il mio Signore,
dove sempre la tua Pace regnerà… regnerà!