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domenica 11 novembre 2012

IL SEGRETO DELLA FELICITA' 2

 
LA FELICITA' SECONDO LA BIBBIA (2)
 
Ti sei mai chiesto qual è il segreto della felicità?
Quand'è che un uomo può dirsi davvero felice?
E che cos'è poi questa benedetta felicità? Perché la cerchiamo tanto?...
 
Vediamo come risponde la Bibbia...
 
 
 
 
Salmi 
 
Beato chi in lui si rifugia. (2,12 e 34,9)
 
23
 
Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla;
2
su pascoli erbosi mi fa riposare
ad acque tranquille mi conduce...

6
Felicità e grazia mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita
,
e abiterò nella casa del Signore
per lunghissimi anni. 


32

Beato l'uomo a cui è rimessa la colpa,
e perdonato il peccato.

2
Beato l'uomo a cui Dio non imputa alcun male
e nel cui spirito non è inganno.
3Tacevo e si logoravano le mie ossa,
mentre gemevo tutto il giorno.
4
Giorno e notte pesava su di me la tua mano,
come per arsura d'estate inaridiva il mio vigore.
5Ti ho manifestato il mio peccato,
non ho tenuto nascosto il mio errore.
Ho detto: «Confesserò al Signore le mie colpe»
e tu hai rimesso la malizia del mio peccato. 



 
 40, 5
    
Beato l'uomo che spera nel Signore
e non si mette dalla parte dei superbi,
né si volge a chi segue la menzogna. 
 
 
41,2s

Beato l'uomo che ha cura del debole,
nel giorno della sventura il Signore lo libera.
Veglierà su di lui il Signore,
lo farà vivere beato sulla terra,
non lo abbandonerà alle brame dei nemici.
 
 
65,5
 
Beato chi hai scelto e chiamato vicino.
 
 
 
 
84

5Beato chi abita la tua casa:
sempre canta le tue lodi!

6Beato chi trova in te la sua forza
e decide nel suo cuore il santo viaggio
...
 
12Poiché sole e scudo è il Signore Dio;
il Signore concede grazia e gloria,
non rifiuta il bene
a chi cammina con rettitudine.
13
Signore degli eserciti,
beato l'uomo che in te confida.
 
 
89,16
 
Beato il popolo che ti sa acclamare
e cammina, o Signore, alla luce del tuo volto 


94,12
 
Beato l'uomo che tu istruisci, Signore,
e che ammaestri nella tua legge
 
 
106,3
Beati coloro che agiscono con giustizia
e praticano il diritto in ogni tempo. 
 
 
112
 
Beato l'uomo che teme il Signore
e trova grande gioia nei suoi comandamenti.

2Potente sulla terra sarà la sua stirpe,
la discendenza dei giusti sarà benedetta.
3Onore e ricchezza nella sua casa,
la sua giustizia rimane per sempre.
4Spunta nelle tenebre come luce per i giusti,
buono, misericordioso e giusto.
5Felice l'uomo pietoso che dà in prestito,
amministra i suoi beni con giustizia.

6Egli non vacillerà in eterno:
Il giusto sarà sempre ricordato.
7Non temerà annunzio di sventura,
saldo è il suo cuore, confida nel Signore.
8Sicuro è il suo cuore, non teme,
finché trionferà dei suoi nemici.
9Egli dona largamente ai poveri,
la sua giustizia rimane per sempre,
la sua potenza s'innalza nella gloria.
 
 
119
 
Beato l'uomo di integra condotta,
che cammina nella legge del Signore.
2Beato chi è fedele ai suoi insegnamenti
e lo cerca con tutto il cuore.  


127

4Come frecce in mano a un eroe
sono i figli della giovinezza.
5Beato l'uomo che ne ha piena la faretra:
non resterà confuso quando verrà a trattare
alla porta con i propri nemici. 
 
 
128
 
Beato l'uomo che teme il Signore
e cammina nelle sue vie.
2Vivrai del lavoro delle tue mani,
sarai felice e godrai d'ogni bene.
3La tua sposa come vite feconda
nell'intimità della tua casa;
i tuoi figli come virgulti d'ulivo
intorno alla tua mensa.
4Così sarà benedetto l'uomo
che teme il Signore. 
 
 
146
 
3Non confidate nei potenti,
in un uomo che non può salvare.
4Esala lo spirito e ritorna alla terra;
in quel giorno svaniscono tutti i suoi disegni.
5Beato chi ha per aiuto il Dio di Giacobbe,
chi spera nel Signore suo Dio,

6creatore del cielo e della terra,
del mare e di quanto contiene. 

mercoledì 31 ottobre 2012

IL SEGRETO DELLA VISTA

«Rabbunì, che io veda di nuovo!»

Ascolta il meraviglioso commento di don Fabio Rosini
al Vangelo della XXX domenica, 28 ottobre 2012,
Marco 10, 46-52:



L'icona, l'immagine della preghiera:
Bartimeo, l'uomo che grida e ha imparato l'arte di pregare...
«Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!», che è la preghiera del cuore,
quella che gli orientali considerano la più ordinaria ed efficace delle armi contro la tentazione.
L'umiltà che sa chiedere, la professione di fede accompagnata dal proprio grido,
al ritmo del proprio respiro, che dice chi è Lui e chi siamo noi,
e tutto il nostro bisogno di Lui e la nostra possibilità di essere liberati e salvati.

Quest'uomo dice: «Rabbunì, che io veda di nuovo!».
Capiamo da questa frase quale sia la forza della sua preghiera:
LUI SA CHE ESISTE LA LUCE, RICORDA CHE UN TEMPO C'ERA.
NON E' RASSEGNATO AL BUIO.
Ricorda che un tempo c'erano i colori.
Ricorda che c'era un'altra maniera di stare nella vita.

Molto spesso, la mostra preghiera è svuotata, è banale e annoiata,
perché di fatto non c'è dentro L'INTUIZIONE DELLA BELLEZZA:
nessuno chiede davvero qualcosa se questo qualcosa non gli interessa.
E giù a sciorinare preci, riti e liturgie, in fondo non si sa bene perché, così...
per far contenta non si sa quale istanza divina di assolvimento burocratico...

DIO CI HA DONATO LA MEMORIA DELLA LUCE,
c'è nel cuore dell'uomo la memoria della luce.
E' qualcosa di originale nell'uomo,
qualcosa che si ribella alla bruttezza, al grigiume, al tirare a campare.

Ognuno di noi deve
PESCARE AL FONDO DELLA PROPRIA ANGOSCIA per pregare,
perché anche l'angoscia è un dono di Dio,
è il dono del senso dell'errore, del senso della distanza dalla propria pienezza.
Che errore che facciamo a voler scappare da questa angoscia,
che errore madornale nel crescere le nuove generazioni
cercando di rendere sempre morbido tutto,
evitando le tensioni, quella richiesta, quell'insufficienza che c'è in ognuno di noi.

Ho da pregare! Ho da chiedere perché la luce mi manca ancora,
me ne manca ancora un po'...
Ma qui c'è anche un trucco: questo anablepo,
preformante rispetto a blepein, che vuol dire "vedere",
non significa soltanto "vedere di nuovo", ma "vedere dall'alto",
vedere di una visione che altra, superiore.

Perché noi possiamo credere di avere la vista che questo poveretto non aveva,
ma forse non abbiamo né noi né lui il tipo di vista che sta chiedendo,
che forse lui ha un po' più di noi già di partenza,
visto ciò che riconosce nel Signore Gesù:
LA VISTA DELLE COSE SECONDO DIO,
perché finché io le cose non le vedo secondo Dio,
sono un cieco.

Quando Eva, nel racconto di Genesi, guarda l'albero,
lo guarda ormai con l'occhio acciecato:
il vietato come appetibile, la trasgressione come una via di realizzazione,
la rottura della fiducia in Dio come qualcosa di divertente...
E' un po' la visione che noi stessi abbiamo dell'uomo,
che mi mette in contraddizione con Dio, col mio Creatore,
con il Signore Gesù Cristo stesso.
E' aver perso la visione delle cose, è il non vedere più.
Sto qui, vedo le cose che faccio ogni giorno,
ma non ci vedo più la bellezza, com'è?
Allora credo che le devo cambiare,
che le devo buttare via, che ne devo avere di nuove.
Ma sono i miei occhi che sono malati!
Dice il vangelo di Matteo:
"Se il tuo occhio è malato, quanto grande sarà la tenebra!"

Ti sei innamorato di tua moglie che era una fata,
una meraviglia di bellezza:
com'è mai che ora non vedi in lei altro che difetti?

VEDERE E' FINALMENTE VEDERE L'AMORE,
LA BELLEZZA, LA PROVVIDENZA,
IL DISEGNO DI DIO SULLA PROPRIA ESISTENZA,
E' SCOPRIRSI, GUARDARSI BELLI.



Come si vede un occhi acciecato?
Un esempio è quello che permette di scoprire la propria superbia:
I SUPERBI QUANDO GUARDANO GLI ALTRI
VEDONO SOLO I DIFETTI.
Coloro che assolutizzano il loro modo di vedere
e si sono chiusi in una lettura sbagliata della vita,
vedono solo i difetti degli altri, vedono solo i problemi.
E' una maniera di guardare, che tutti abbiamo un po'.

Quando recuperi la vista, il senso dell'amore di Dio
e della tua esistenza, vedi la bellezza degli altri,
delle cose, dei fatti. E' uno sguardo spirituale, saporito,
bello, fiducioso...
Dice san Francesco: "Alto e glorioso Dio,
illumina le tenebre del cuore mio!"
C'è una tenebra nel cuore dell'uomo,
dalla quale ogni mattina mi devo riscattare,
ogni mattina devo gridare: "Dio, vieni a salvarmi!"
Vieni presto in mio aiuto, perché sennò sono un cieco,
guardo le cose da superficiale, non incontrando la verità,
che è nascosta nella profonda nostalgia che ho di allegria,
di gioia, di bellezza, di comunione, di slancio, di amore.

Bisogna arrivare alla luce, e quest'uomo ci mostra come si fa.
Innanzi tutto si grida, come pazzi!
E si deve combattere con la gente che dice di non gridare,
tante cose nella nostra testa che dicono: ma che preghi a fare,
ma lascia perdere, tira a campare, adattati,
ciò che è assolutamente impossibile da conciliare con l'essere cristiani,
perché un cristiano non può assolutamente essere mediocre.
Essere cristiani vuol dire avere sete di infinito,
lo cerca nelle cose e con l'aiuto di Dio lo trova.
Quest'uomo non si rassegna ad essere cieco, grida
e se gli dicono di tacere, grida più forte,
perché la luce la dobbiamo avere, che siamo nati per stare nella tenebra?
Bisogna gridare finché Dio non ci parli,
gridare finché Dio non ci chiami,
gridare finché Gesù non si fermi:
Gesù non si ferma subito perché le nostre domande spesso non sono vere,
sono fatte tanto per farle, finché non mi stufo.
Vediamo se ti stufi, vediamo se questa cosa la vuoi veramente...

Avere la luce nel cuore vuol dire saper vivere,
e quest'uomo ha capito che bisogna insistere,
perché se lo ricorda che c'era la luce,
perché era tanto bello vedere
e non si rassegna a vivere da mendicante,
quindi lo fa fermare Gesù
e Gesù gli dice: "Chiamatelo"
ed egli getta via il mantello, che è la sua condizione,
il suo ruolo, la sua veste, tutto ciò che ha,
lo butta via, balza in piedi, viene da Gesù:
prima ancora di avere la luce ha lasciato ogni suo possesso,
perché ha capito che tanto non serve a niente mantenere certe cose,
che se ti arriva la grazia di Dio tutto è ricchezza, tutto è bellezza!

don Fabio Rosini

                                             (Trascrizione mia).











Ma c'è ancora un altro punto importantissimo per avere una buona vista:
LA NOSTRA CAPACITA' DI VEDERE VIENE INFLUENZATA
DA CIO' CHE ASCOLTIAMO.

Infatti la fede, che è questa luce, questo sguardo celeste che viene dall'alto,
questa capacità di vedere le cose e i fatti secondo Dio,
ci viene dall'ascolto della predicazione, dell'annuncio del vangelo dell'amore di Dio,
della risurrezione di Cristo e del perdono dei nostri peccati.

Allo stesso modo, il peccato e la ciecità ci vengono da un'altra predicazione,
da una falsa notizia, quella del diavolo, che ci viene rappresentata
nel racconto del dialogo tra il serpente ed Eva nella Genesi,
che insinua in noi il sospetto, la sfiducia, l'orgoglio, la malizia,
l'incapacità di vedere il buono e il bello nella creazione
e nella nostra vita.

Bisogna perciò imparare a scegliere accuratamente chi ascoltiamo
e a scacciare i pensieri che ci rendono ciechi e avvelenano il nostro cuore.
Ci sono angeli buoni e angeli malvagi,
messaggeri che vengono da Dio e altri che vengono dal nemico,
figli della luce e figli delle tenebre.

Ecco una canzone che parla di tutto questo:

L'angelo buono che hai dentro


giovedì 11 ottobre 2012

La fede, la bellezza, la tragedia, il sublime e la poesia


A. Socci su Chiara Corbella
Ricordate quel milione di giovani, per l’anno santo del 2000, a Roma, attorno a papa Wojtyla? Cantavano “Jesus Christ, you are my life”. I giornali laici li sbeffeggiarono dicendo che in realtà quella era una fede di facciata, superficiale.
Era vero? Che ne è di loro?
Chiara Corbella è la risposta. La sua storia sta commuovendo il mondo. Chiara è una bella ragazza nata a Roma nel 1984. La sua famiglia, credente, frequenta il “Rinnovamento carismatico cattolico” in cui anche lei è cresciuta.
A 18 anni, nel 2002, durante un pellegrinaggio a Medjugorje, conosce Enrico, si innamora e dopo pochi mesi sono fidanzati.
E’ un rapporto vivace e turbolento, fatto pure di rotture, stando al suo racconto. La vicinanza dei frati francescani aiuta i due giovani a fare le scelte decisive.
Si sposano il 21 settembre 2008 ad Assisi. Presto Chiara si trova incinta. Ma qui accade il primo dramma. Maria, la bambina che porta in grembo, ha una grave malformazione per la quale non potrà vivere al di là della nascita.
Chiara ed Enrico decidono egualmente di accoglierla, anzi con un amore più grande, sebbene molti si stupissero e suggerissero un aborto terapeutico.
La bambina nasce, ma muore dopo trenta minuti. Quel giorno Chiara disse ai suoi che non importava la durata di una vita: per lei quella mezz’ora con sua figlia era stata uno dei doni più preziosi della sua esistenza.
“Ho pensato alla Madonna” ricorda Chiara “anche a lei il Signore aveva donato un Figlio che non era per lei, che sarebbe morto e lei avrebbe dovuto vederlo morire sotto la croce. Questa cosa mi ha fatto riflettere sul fatto che forse non potevo pretendere di capire tutto e subito e forse il Signore aveva un progetto che io non riuscivo a comprendere”.
Presto arriva una seconda gravidanza. Incredibilmente anche stavolta si annunciano malformazioni gravi e i due giovani si preparano egualmente ad accogliere Davide come il loro bimbo amato.
Poi si scopre che anche lui non avrebbe potuto sopravvivere dopo la nascita.
Più avanti, nel gennaio 2011, Chiara, in un incontro pubblico dirà: “Il Signore ha voluto donarci dei figli speciali, Maria e Davide, ma ci ha chiesto di accompagnarli soltanto fino alla nascita. Ci ha permesso di abbracciarli, battezzarli e consegnarli nelle mani del Padre in una serenità e gioia sconvolgenti”.
Quel giorno aggiunse una cosa che sconvolse tutti, una nuova gravidanza e una diagnosi di tumore per lei:
“Ora ci ha affidato questo terzo figlio, Francesco che sta bene e nascerà tra poco, ma ci ha chiesto anche di continuare a fidarci di Lui, nonostante un tumore che ho scoperto poche settimane fa che cerca di metterci paura del futuro. Ma noi continuiamo a credere che Dio farà anche questa volta cose grandi”.
Il piccolo Francesco è nato sano nel maggio del 2011. Chiara – per non perdere il figlio – ha deciso di non curarsi come il carcinoma richiedeva. Solo dopo il parto ha affrontato l’operazione e le dolorose chemioterapie, nella speranza di essere ancora in tempo.
Invece il mercoledì santo di quest’anno ha saputo dai medici che il tumore aveva vinto e lei era in pratica una malata terminale. Chiara è morta a 28 anni il 13 giugno di quest’anno. In una lettera al suo piccolo Francesco ha scritto: “Vado in cielo ad occuparmi di Maria e Davide e tu rimani con il papà. Io da lì prego per voi”.
Poco prima della “nascita al cielo” Chiara ha ringraziato: “Vi voglio bene! A tutti!”.
Il funerale non è stato un funerale. C’erano più di mille persone. C’era la foto del bel volto di Chiara la quale ha voluto che a ciascuno fosse dato il segno di una vita che comincia: infatti tutti hanno avuto un vasetto con una pianticina.
Il cardinale Vallini, Vicario del Papa, ha detto: “abbiamo una nuova Gianna Beretta Molla”.
Si riferiva alla giovane dottoressa morta nel 1962 e canonizzata nel 2004 da Giovanni Paolo II. Anche lei, incinta, avendo scoperto un tumore all’utero, rifiutò le cure che avrebbero fatto male al bambino che portava in grembo e dopo il parto morì.
Un paragone impressionante. Chiara è proprio una ragazza dei nostri giorni. Su Youtube c’è un filmato di venti minuti dove, col suo simpatico accento romano, racconta l’inizio della sua vicenda.
A un certo punto dice: “Il Signore mette la verità dentro ognuno di noi, non c’è possibilità di fraintendere”.
Il marito Enrico, richiesto di spiegare oggi queste parole di Chiara, ha detto:
“Quella frase si riferisce al fatto che il mondo di oggi, secondo noi, ti propone delle scelte sbagliate di fronte all’aborto, di fronte a un bimbo malato, di fronte a un anziano terminale, magari con l’eutanasia…
Il Signore risponde con questa nostra storia che un po’ si è scritta da sola: noi siamo stati un po’ spettatori di noi stessi, in questi anni. Risponde a tante domande che sono di una profondità incredibile.
Il Signore, però, risponde sempre molto chiaramente: siamo noi che amiamo filosofeggiare sulla vita, su chi l’ha creata, e quindi alla fine ci confondiamo da soli volendo diventare un po’ padroni della vita e cercando di sfuggire dalla Croce che il Signore ci dona. In realtà” ha continuato Enrico “questa Croce, se la vivi con Cristo, non è brutta come sembra.
Se ti fidi di Lui, scopri che in questo fuoco, in questa Croce non bruci e che nel dolore c’è la pace e nella morte c’è la gioia”.
Poi ha detto:
“Quando vedevo Chiara che stava per morire, ero ovviamente molto scosso. Quindi ho preso coraggio e poche ore prima gliel’ho chiesto.
Le ho detto: ‘Chiara, amore mio, ma questa croce è veramente dolce come dice il Signore?’. Lei mi ha guardato, mi ha sorriso e con un filo di voce mi ha detto: ‘Sì, Enrico, è molto dolce’. Così, tutta la famiglia, noi non abbiamo visto morire Chiara serena: l’abbiamo visto morire felice, che è tutta un’altra cosa”.
Il padre di Chiara, Roberto, imprenditore, che aveva un incarico in Confindustria, quando ha saputo che le chemio per la figlia non avevano dato risultato positivo, ha scritto una lettera con la quale annunciava di ritirarsi da quell’incarico per stare più vicino alla famiglia “ma anche per fare una scelta di vita: aiutare il prossimo”.
In una toccante testimonianza a TV2000 (anch’essa reperibile su Youtube) ha raccontato che, paradossalmente, quando, a Pasqua, hanno saputo che non c’era più niente da fare è iniziato “un periodo splendido per la nostra famiglia… abbiamo vissuto insieme come mai… tutti uniti per cercare salvezza di Chiara… che stando alle sue parole è avvenuto in maniera diversa”.
Il signor Roberto ha sussurrato: “ho imparato da mia figlia che non conta la durata di una vita, ma come la viviamo. Ho capito da lei in un anno più di quanto avevo capito nella mia intera esistenza e non posso sprecare questo insegnamento”.
Poi ha ricordato che Chiara, vivendo “vicissitudini che avrebbero messe al tappeto chiunque, non ha subito, ma ha accettato. Lei si fidava totalmente. Era certa che se il Signore le dava da vivere una cosa voleva dire che era la cosa giusta”.
Chiara suonava il violino e amava ripetere: “siamo nati e non moriremo mai più”.
C’è un giardino nel mondo dove fioriscono queste meraviglie. Dove accadono cose stupende, inimmaginabili altrove. E’ la Chiesa di Dio.Nessuno dei potenti e dei sapienti lo conosce.
Per loro e per i loro giornali la Chiesa è tutt’altro. I giornali strapazzano il Vaticano e Benedetto XVI per Vatileaks. I riflettori dei media sono tutti per i Mancuso, i don Gallo, gli Enzo Bianchi. O per ecclesiastici da loro ritenuti “moderni”.
Ma nel luminoso giardino di Dio, che Benedetto XVI ama e irriga, fioriscono silenziosamente giovani come Chiara. Non solo nelle terre dove il nome cristiano è bandito come il Pakistan, la Cina, Cuba o l’Arabia Saudita. Ma anche tra noi.
In quel giardino Gesù passa davvero, affascina e chiama anche questa generazione e noi vediamo i figli diventare gli amici del Salvatore del mondo. Sono invisibili ai media, ma grandi agli occhi di Dio.
 Antonio Socci
Da “Libero”, 7 ottobre 2012

lunedì 6 agosto 2012

Anche questo è per il bene!

"Benedirò il Signore in ogni tempo"  
Salmo 34, 2

"Del resto, noi sappiamo che tutto concorre al bene, 
per quelli che amano Dio
per coloro che sono stati chiamati secondo il suo disegno".  
Romani 8, 28

"Nudo uscii dal grembo di mia madre, e nudo vi ritornerò.
Il Signore ha dato, il Signore ha tolto

sia benedetto il nome del Signore!...
Se da Dio accettiamo il bene, 
perché non dovremmo accettare il male?"  
Giobbe 1, 21. 2, 10


 "Se ti raggiunge una tribolazione, sappi che Dio ti vuole mettere alla prova per sapere come l'accetterai. [In realtà, Dio lo sa bene, vuol farlo conoscere a noi, perché possiamo capire come e dove siamo, correggerci e togliere le scorie che ci rendono 'impuri', ndr]
Se incassi il colpo con fortezza e ripeti le parole di Nachum Ish Gamzu: 'Anche questo è per il bene', la tua tribolazione svanirà. Non ci sarà bisogno di provarti ancora e ti accorgerai che il male serviva veramente per il bene".
Chassidim, Belzer

"Nachum fu soprannominato Gam zu, perché ogni volta che gli capitava qualcosa era solito dire: 'Gam zu le tovah - Anche questo è per il bene'.



Un giorno il popolo d'Israele decise di mandare un dono a Cesare.
Chi l'avrebbe presentato? Nachum, l'uomo Gamzù, perché era abituato ai miracoli.
Gli affidarono dunque un cesto pieno di pietre preziose e perle, ed egli si mise in viaggio.
Ma mentre pernottava in un albergo, gli osti si alzarono di notte, svuotarono il contenuto del cesto
e lo rimpiazzarono con della sabbia.
Al mattino Gamzù se ne accorse e disse fra sé: 'Anche questo è per il bene!'
Quando giunse al palazzo imperiale, aprirono il cesto che era accompagnato da una lettera dei capi
degli Ebrei che diceva: E' nostra speranza che Cesare accetti favorevolmente questo tributo del popolo ebraico. Il valore del dono esprime quanto lo stimiamo.
Appena Cesare vide la sabbia montò su tutte le furie esclamando:
'Allora i Giudei si fanno gioco di me! E' così che mi stimano?'
Ed emise l'ordine di mettere a morte colui che aveva presentato il dono.
Mentre portavano Gamzù al patibolo, quegli disse: 'Anche questo è per il bene!'
Allora venne il profeta Elia, travestito da cortigiano di Cesare, e gli disse:
'Pondera bene la situazione, o Cesare, prima di fare del male a quell'uomo.
E' ovvio che gli Ebrei non sono tanto stupidi da insultarti così.
Forse questa sabbia ha più valore delle pietre preziose. Veramente, una volta
ho sentito dire che nella sua guerra contro Nimrod, Abramo utilizzò una certa polvere
che era più efficace delle spade e delle frecce. Forse questa sabbia è quella famosa polvere.
In tal caso avremmo l'arma definitiva, certamente più preziosa per te di qualsiasi gioiello?.
L'imperatore, impressionato da queste parole, decise di sperimentare la polvere.
Già da molto tempo era in guerra con un altro regno, ma non faceva alcun progresso.
Sperimentò la sabbia e con essa distrusse tutta l'armata nemica.
Immediatamente Cesare fece liberare Gamzù e ordinò di riempirgli il cesto con argento e oro,
e di accompagnarlo a casa con una scorta imperiale".
TALMUD

"Un giorno Rabbi Shmelke e suo fratello, discepoli del Maggid di Mesritch, chiesero al loro maestro:
'Nel Talmud è scritto che l'uomo deve lodare e ringraziare Dio per il male come per il bene
e accogliere il male con la stessa gioia del bene. Dicci Rabbi, come questo va inteso!'
'Andate alla sinagoga' disse il Maggid, 'lì troverete Rabbi Sussja che fuma la sua pipa; egli ve lo spiegherà'
Andarono e gli posero la domanda. Rabbi Sussja si mise a ridere:
'Proprio a me fate questa domanda? Andate da qualcuno che ha sofferto nella vita, 
non venite da un uomo come me, che non ha mai sofferto del male in vita sua!'
Ma tutti sapevano che la vita di Sussja, dalla sua nascita fino a quel giorno,
era stata un susseguirsi ininterrotto di sofferenze".
CHASSIDIM

"Se si riflette sul fine cui tendono tutti i mali e le sofferenze che colpiscono l'uomo...
si comprende che in effetti non sono dei mali, ma dei grandi beni,
perché tutte le sofferenze provengono dall'intenzione benevola di Dio,
o per ammonire l'uomo e farlo tornare sui suoi passi o per annullare le sue colpe...
Le sofferenze sono dei grandi benefici, in quanto Dio agisce solo per il bene.
Se l'uomo rifletterà sul loro fine, non ne soffrirà, ma al contrario si riempirà di gioia
per il gran bene che scorgerà nelle sue sofferenze...

Un uomo deve credere che che qualsiasi cosa gli succede durante la sua vita è decretata da Dio
per il suo beneficio nella vita eterna.
L'umile capisce che qualsiasi cosa gli accade per il suo bene"
Rabbi Nachman




Tratto da:
DANIEL LIFSCHITZ (a cura di),  
Benedirò il Signore in ogni tempo

giovedì 26 luglio 2012

Lascia traccia

Che la tua vita non sia una vita sterile.

Sii utile.

Lascia traccia. 

Illumina con la fiamma della tua fede 
e del tuo amore. 

Cancella, con la tua vita d'apostolo, 
l'impronta viscida e sudicia
che i seminatori impuri dell'odio hanno lasciato. 

E incendia tutti i cammini della terra 
con il fuoco di Cristo che porti nel cuore.

JOSE' MARIA ESCRIVA'