giovedì 11 ottobre 2012

La fede, la bellezza, la tragedia, il sublime e la poesia


A. Socci su Chiara Corbella
Ricordate quel milione di giovani, per l’anno santo del 2000, a Roma, attorno a papa Wojtyla? Cantavano “Jesus Christ, you are my life”. I giornali laici li sbeffeggiarono dicendo che in realtà quella era una fede di facciata, superficiale.
Era vero? Che ne è di loro?
Chiara Corbella è la risposta. La sua storia sta commuovendo il mondo. Chiara è una bella ragazza nata a Roma nel 1984. La sua famiglia, credente, frequenta il “Rinnovamento carismatico cattolico” in cui anche lei è cresciuta.
A 18 anni, nel 2002, durante un pellegrinaggio a Medjugorje, conosce Enrico, si innamora e dopo pochi mesi sono fidanzati.
E’ un rapporto vivace e turbolento, fatto pure di rotture, stando al suo racconto. La vicinanza dei frati francescani aiuta i due giovani a fare le scelte decisive.
Si sposano il 21 settembre 2008 ad Assisi. Presto Chiara si trova incinta. Ma qui accade il primo dramma. Maria, la bambina che porta in grembo, ha una grave malformazione per la quale non potrà vivere al di là della nascita.
Chiara ed Enrico decidono egualmente di accoglierla, anzi con un amore più grande, sebbene molti si stupissero e suggerissero un aborto terapeutico.
La bambina nasce, ma muore dopo trenta minuti. Quel giorno Chiara disse ai suoi che non importava la durata di una vita: per lei quella mezz’ora con sua figlia era stata uno dei doni più preziosi della sua esistenza.
“Ho pensato alla Madonna” ricorda Chiara “anche a lei il Signore aveva donato un Figlio che non era per lei, che sarebbe morto e lei avrebbe dovuto vederlo morire sotto la croce. Questa cosa mi ha fatto riflettere sul fatto che forse non potevo pretendere di capire tutto e subito e forse il Signore aveva un progetto che io non riuscivo a comprendere”.
Presto arriva una seconda gravidanza. Incredibilmente anche stavolta si annunciano malformazioni gravi e i due giovani si preparano egualmente ad accogliere Davide come il loro bimbo amato.
Poi si scopre che anche lui non avrebbe potuto sopravvivere dopo la nascita.
Più avanti, nel gennaio 2011, Chiara, in un incontro pubblico dirà: “Il Signore ha voluto donarci dei figli speciali, Maria e Davide, ma ci ha chiesto di accompagnarli soltanto fino alla nascita. Ci ha permesso di abbracciarli, battezzarli e consegnarli nelle mani del Padre in una serenità e gioia sconvolgenti”.
Quel giorno aggiunse una cosa che sconvolse tutti, una nuova gravidanza e una diagnosi di tumore per lei:
“Ora ci ha affidato questo terzo figlio, Francesco che sta bene e nascerà tra poco, ma ci ha chiesto anche di continuare a fidarci di Lui, nonostante un tumore che ho scoperto poche settimane fa che cerca di metterci paura del futuro. Ma noi continuiamo a credere che Dio farà anche questa volta cose grandi”.
Il piccolo Francesco è nato sano nel maggio del 2011. Chiara – per non perdere il figlio – ha deciso di non curarsi come il carcinoma richiedeva. Solo dopo il parto ha affrontato l’operazione e le dolorose chemioterapie, nella speranza di essere ancora in tempo.
Invece il mercoledì santo di quest’anno ha saputo dai medici che il tumore aveva vinto e lei era in pratica una malata terminale. Chiara è morta a 28 anni il 13 giugno di quest’anno. In una lettera al suo piccolo Francesco ha scritto: “Vado in cielo ad occuparmi di Maria e Davide e tu rimani con il papà. Io da lì prego per voi”.
Poco prima della “nascita al cielo” Chiara ha ringraziato: “Vi voglio bene! A tutti!”.
Il funerale non è stato un funerale. C’erano più di mille persone. C’era la foto del bel volto di Chiara la quale ha voluto che a ciascuno fosse dato il segno di una vita che comincia: infatti tutti hanno avuto un vasetto con una pianticina.
Il cardinale Vallini, Vicario del Papa, ha detto: “abbiamo una nuova Gianna Beretta Molla”.
Si riferiva alla giovane dottoressa morta nel 1962 e canonizzata nel 2004 da Giovanni Paolo II. Anche lei, incinta, avendo scoperto un tumore all’utero, rifiutò le cure che avrebbero fatto male al bambino che portava in grembo e dopo il parto morì.
Un paragone impressionante. Chiara è proprio una ragazza dei nostri giorni. Su Youtube c’è un filmato di venti minuti dove, col suo simpatico accento romano, racconta l’inizio della sua vicenda.
A un certo punto dice: “Il Signore mette la verità dentro ognuno di noi, non c’è possibilità di fraintendere”.
Il marito Enrico, richiesto di spiegare oggi queste parole di Chiara, ha detto:
“Quella frase si riferisce al fatto che il mondo di oggi, secondo noi, ti propone delle scelte sbagliate di fronte all’aborto, di fronte a un bimbo malato, di fronte a un anziano terminale, magari con l’eutanasia…
Il Signore risponde con questa nostra storia che un po’ si è scritta da sola: noi siamo stati un po’ spettatori di noi stessi, in questi anni. Risponde a tante domande che sono di una profondità incredibile.
Il Signore, però, risponde sempre molto chiaramente: siamo noi che amiamo filosofeggiare sulla vita, su chi l’ha creata, e quindi alla fine ci confondiamo da soli volendo diventare un po’ padroni della vita e cercando di sfuggire dalla Croce che il Signore ci dona. In realtà” ha continuato Enrico “questa Croce, se la vivi con Cristo, non è brutta come sembra.
Se ti fidi di Lui, scopri che in questo fuoco, in questa Croce non bruci e che nel dolore c’è la pace e nella morte c’è la gioia”.
Poi ha detto:
“Quando vedevo Chiara che stava per morire, ero ovviamente molto scosso. Quindi ho preso coraggio e poche ore prima gliel’ho chiesto.
Le ho detto: ‘Chiara, amore mio, ma questa croce è veramente dolce come dice il Signore?’. Lei mi ha guardato, mi ha sorriso e con un filo di voce mi ha detto: ‘Sì, Enrico, è molto dolce’. Così, tutta la famiglia, noi non abbiamo visto morire Chiara serena: l’abbiamo visto morire felice, che è tutta un’altra cosa”.
Il padre di Chiara, Roberto, imprenditore, che aveva un incarico in Confindustria, quando ha saputo che le chemio per la figlia non avevano dato risultato positivo, ha scritto una lettera con la quale annunciava di ritirarsi da quell’incarico per stare più vicino alla famiglia “ma anche per fare una scelta di vita: aiutare il prossimo”.
In una toccante testimonianza a TV2000 (anch’essa reperibile su Youtube) ha raccontato che, paradossalmente, quando, a Pasqua, hanno saputo che non c’era più niente da fare è iniziato “un periodo splendido per la nostra famiglia… abbiamo vissuto insieme come mai… tutti uniti per cercare salvezza di Chiara… che stando alle sue parole è avvenuto in maniera diversa”.
Il signor Roberto ha sussurrato: “ho imparato da mia figlia che non conta la durata di una vita, ma come la viviamo. Ho capito da lei in un anno più di quanto avevo capito nella mia intera esistenza e non posso sprecare questo insegnamento”.
Poi ha ricordato che Chiara, vivendo “vicissitudini che avrebbero messe al tappeto chiunque, non ha subito, ma ha accettato. Lei si fidava totalmente. Era certa che se il Signore le dava da vivere una cosa voleva dire che era la cosa giusta”.
Chiara suonava il violino e amava ripetere: “siamo nati e non moriremo mai più”.
C’è un giardino nel mondo dove fioriscono queste meraviglie. Dove accadono cose stupende, inimmaginabili altrove. E’ la Chiesa di Dio.Nessuno dei potenti e dei sapienti lo conosce.
Per loro e per i loro giornali la Chiesa è tutt’altro. I giornali strapazzano il Vaticano e Benedetto XVI per Vatileaks. I riflettori dei media sono tutti per i Mancuso, i don Gallo, gli Enzo Bianchi. O per ecclesiastici da loro ritenuti “moderni”.
Ma nel luminoso giardino di Dio, che Benedetto XVI ama e irriga, fioriscono silenziosamente giovani come Chiara. Non solo nelle terre dove il nome cristiano è bandito come il Pakistan, la Cina, Cuba o l’Arabia Saudita. Ma anche tra noi.
In quel giardino Gesù passa davvero, affascina e chiama anche questa generazione e noi vediamo i figli diventare gli amici del Salvatore del mondo. Sono invisibili ai media, ma grandi agli occhi di Dio.
 Antonio Socci
Da “Libero”, 7 ottobre 2012

Non ti abbandonare alla tua passione

Il dominio delle passioni


Non ti abbandonare alla tua passione,
perché il tuo vigore non venga abbattuto come un toro;


divorerà le tue foglie e tu perderai i tuoi frutti,

e ti ridurrà come un legno secco.


Una passione malvagia rovina chi la possiede

e lo fa oggetto di scherno per i nemici.


Siracide 6, 2-4 





giovedì 13 settembre 2012

Una chiave importante per la vita di coppia

MODALITA' DIFFERENTI DI AFFRONTARE GLI STRESS

Gli uomini e le donne sono generalmente differenti 
nel modo di affrontare gli stress, i conflitti relazionali, 
i problemi quotidiani del lavoro.

Gli uomini tendono a chiudersi nel loro bunker
a non sovraccaricare la partner dei problemi (non scaricare i problemi del lavoro sulla consorte è un segno di amore); 
mentre le donne, notoriamente più emotive 
(le emozioni e la loro verbalizzazione sono per esse fondamentali al fine di una comunicazione veramente profonda), 
si sentono totalmente coinvolte


Ovviamente lo schema può essere ribaltato 
e le sfumature possono essere infinite...

Le donne preferiscono parlare 
e desiderano un ascolto profondo, 
gli uomini preferiscono risolvere gli stress da soli, 
altrimenti che uomini sono?

L'uomo, quando torna a casa, desidera trovare 
un ambiente tranquillo e accogliente (il guerriero è stanco...); 
dopo una giornata massacrante vuole rilassarsi 
guardando la televisione oppure leggendo 
il giornale o un libro con la musica di sottofondo. 
Per un certo periodo vuole che gli stress vengano messi da parte, per poi affrontarli e risolverli, probabilmente.

La donna invece desidera sollevarsi dai conflitti, 
ovviamente parlandone (le donne in genere 
si nutrono di parole, le rendono vive...), 
scaricando così le tensioni quotidiane.

Questi due atteggiamenti opposti 
sono sufficienti a scatenare una serie di liti:
la donna si sente incompresa, 
l'uomo pensa che le donne parlino troppo 
e che questo parlare sia futile e inutile, 
è più attento ai fatti concreti.

Se i partner non prendono coscienza di questa diversità 
e non trovano soluzioni e mediazioni intelligenti, 
si allontaneranno sempre più l'uno dall'altra 
e si sentiranno frustrati e incompresi.

Il valore dell'amore prevede l'integrazione 
e la comprensione nei confronti dell'altro sesso 
e la soddisfazione di entrambi i bisogni, 
non la squalifica della modalità altrui.
Entrambi i bisogni vanno soddisfatti 
per raggiungerel'integrazione complementare
bisogna saperli collocare nel tempo e nello spazio quotidiano, attraverso accordi paritari...

G. BASSI-R. ZAMBURLIN, "La comunicazione nel rapporto di coppia", San Paolo 2008


venerdì 24 agosto 2012

Il mio giudice è il Signore!


"A me importa assai poco di venire giudicato da voi 
o da un tribunale umano; 
anzi, io non giudico neppure me stesso,
perché, anche se non sono consapevole di alcuna colpa, 
non per questo sono giustificato. 


Il mio giudice è il Signore! 
Non vogliate perciò giudicare nulla prima del tempo, 
fino a quando il Signore verrà. 
Egli metterà in luce i segreti delle tenebre 
e manifesterà le intenzioni dei cuori".

SAN PAOLO, Prima lettera ai Corinzi 4, 3-5 

lunedì 6 agosto 2012

Anche questo è per il bene!

"Benedirò il Signore in ogni tempo"  
Salmo 34, 2

"Del resto, noi sappiamo che tutto concorre al bene, 
per quelli che amano Dio
per coloro che sono stati chiamati secondo il suo disegno".  
Romani 8, 28

"Nudo uscii dal grembo di mia madre, e nudo vi ritornerò.
Il Signore ha dato, il Signore ha tolto

sia benedetto il nome del Signore!...
Se da Dio accettiamo il bene, 
perché non dovremmo accettare il male?"  
Giobbe 1, 21. 2, 10


 "Se ti raggiunge una tribolazione, sappi che Dio ti vuole mettere alla prova per sapere come l'accetterai. [In realtà, Dio lo sa bene, vuol farlo conoscere a noi, perché possiamo capire come e dove siamo, correggerci e togliere le scorie che ci rendono 'impuri', ndr]
Se incassi il colpo con fortezza e ripeti le parole di Nachum Ish Gamzu: 'Anche questo è per il bene', la tua tribolazione svanirà. Non ci sarà bisogno di provarti ancora e ti accorgerai che il male serviva veramente per il bene".
Chassidim, Belzer

"Nachum fu soprannominato Gam zu, perché ogni volta che gli capitava qualcosa era solito dire: 'Gam zu le tovah - Anche questo è per il bene'.



Un giorno il popolo d'Israele decise di mandare un dono a Cesare.
Chi l'avrebbe presentato? Nachum, l'uomo Gamzù, perché era abituato ai miracoli.
Gli affidarono dunque un cesto pieno di pietre preziose e perle, ed egli si mise in viaggio.
Ma mentre pernottava in un albergo, gli osti si alzarono di notte, svuotarono il contenuto del cesto
e lo rimpiazzarono con della sabbia.
Al mattino Gamzù se ne accorse e disse fra sé: 'Anche questo è per il bene!'
Quando giunse al palazzo imperiale, aprirono il cesto che era accompagnato da una lettera dei capi
degli Ebrei che diceva: E' nostra speranza che Cesare accetti favorevolmente questo tributo del popolo ebraico. Il valore del dono esprime quanto lo stimiamo.
Appena Cesare vide la sabbia montò su tutte le furie esclamando:
'Allora i Giudei si fanno gioco di me! E' così che mi stimano?'
Ed emise l'ordine di mettere a morte colui che aveva presentato il dono.
Mentre portavano Gamzù al patibolo, quegli disse: 'Anche questo è per il bene!'
Allora venne il profeta Elia, travestito da cortigiano di Cesare, e gli disse:
'Pondera bene la situazione, o Cesare, prima di fare del male a quell'uomo.
E' ovvio che gli Ebrei non sono tanto stupidi da insultarti così.
Forse questa sabbia ha più valore delle pietre preziose. Veramente, una volta
ho sentito dire che nella sua guerra contro Nimrod, Abramo utilizzò una certa polvere
che era più efficace delle spade e delle frecce. Forse questa sabbia è quella famosa polvere.
In tal caso avremmo l'arma definitiva, certamente più preziosa per te di qualsiasi gioiello?.
L'imperatore, impressionato da queste parole, decise di sperimentare la polvere.
Già da molto tempo era in guerra con un altro regno, ma non faceva alcun progresso.
Sperimentò la sabbia e con essa distrusse tutta l'armata nemica.
Immediatamente Cesare fece liberare Gamzù e ordinò di riempirgli il cesto con argento e oro,
e di accompagnarlo a casa con una scorta imperiale".
TALMUD

"Un giorno Rabbi Shmelke e suo fratello, discepoli del Maggid di Mesritch, chiesero al loro maestro:
'Nel Talmud è scritto che l'uomo deve lodare e ringraziare Dio per il male come per il bene
e accogliere il male con la stessa gioia del bene. Dicci Rabbi, come questo va inteso!'
'Andate alla sinagoga' disse il Maggid, 'lì troverete Rabbi Sussja che fuma la sua pipa; egli ve lo spiegherà'
Andarono e gli posero la domanda. Rabbi Sussja si mise a ridere:
'Proprio a me fate questa domanda? Andate da qualcuno che ha sofferto nella vita, 
non venite da un uomo come me, che non ha mai sofferto del male in vita sua!'
Ma tutti sapevano che la vita di Sussja, dalla sua nascita fino a quel giorno,
era stata un susseguirsi ininterrotto di sofferenze".
CHASSIDIM

"Se si riflette sul fine cui tendono tutti i mali e le sofferenze che colpiscono l'uomo...
si comprende che in effetti non sono dei mali, ma dei grandi beni,
perché tutte le sofferenze provengono dall'intenzione benevola di Dio,
o per ammonire l'uomo e farlo tornare sui suoi passi o per annullare le sue colpe...
Le sofferenze sono dei grandi benefici, in quanto Dio agisce solo per il bene.
Se l'uomo rifletterà sul loro fine, non ne soffrirà, ma al contrario si riempirà di gioia
per il gran bene che scorgerà nelle sue sofferenze...

Un uomo deve credere che che qualsiasi cosa gli succede durante la sua vita è decretata da Dio
per il suo beneficio nella vita eterna.
L'umile capisce che qualsiasi cosa gli accade per il suo bene"
Rabbi Nachman




Tratto da:
DANIEL LIFSCHITZ (a cura di),  
Benedirò il Signore in ogni tempo

venerdì 3 agosto 2012

Il rifiuto di sé. I grandi draghi e... (4)


Un altro dragone che fa molti danni si chiama autorifiuto.

Il bambino piccolo si scopre 
attraverso gli occhi dei suoi genitori
e per mezzo delle persone che lo apprezzano.

I genitori sono lo specchio nel quale si vedono riflessi.
Essi possono quindi essere uno specchio 
che riflette l’amore di Dio.



Per accettare se stesso, il bambino ha bisogno
che altri lo guardino con affetto e amore sincero.

Quando il bambino non si sente apprezzato, 
quando non percepisce il suo valore, si sente insicuro 
e prima o poi cade vittima del rifiuto di sé.

Il rifiuto di sé spinge molte persone a vivere in solitudine,
chiuse in se stesse, o mendicando amore da tutte le parti.
Il disprezzo di sé conduce altre persone all’alcolismo,
alla droga, alla prostituzione, al suicidio, 
ad allontanarsi da Dio e dagli uomini.

Radici e cause del rifiuto di sé possono essere: 
una gravidanza indesiderata,
per cui si guarda al bambino come un peso; 
espressioni di rifiuto come:
“Volesse il cielo che non fossi mai nato!”; 
espressioni di disprezzo e di scherno, come ad esempio: 
“Stupido, non vali niente, sei un buono a nulla!”

Solamente l’amore di Dio 
accettato in sé in tutta la sua gratuità
può redimerci dalla forza dell’autorifiuto.

Come disse il papa Giovanni Paolo I:
Dio è più madre che padre”, 
una frase ispirata da ciò che dice Dio in Isaia 49:

Anche se una madre dimenticasse il figlio,
Io non ti dimenticherò mai,
ti porto inciso sulle palme delle mie mani

Dio non si dimentica di te! 
Sei tatuato sul palmo della sua mano.
DIO NON SI SCORDA DI TE!
SEI INCISO SULLE PALME DELLE SUE MANI!
Dillo alla persona che ti sta a fianco: Dio non ti dimentica.



Una donna aveva sofferto moltissimo per autorifiuto.
Partecipò ad un ritiro di guarigione interiore 
ed ebbe un incontro con il Signore.

Passati alcuni mesi, aveva cambiato completamente il suo volto.
Viveva molto allegramente e molto impegnata al tempo stesso,
ciò che sorprendeva molto coloro che la conoscevano.

Le domandarono: “A che si deve 
questo cambiamento meraviglioso che si nota in te?”
Per tutta risposta cominciò a saltare di gioia e disse: 

Sono figlia di Dio!
Egli mi ha creato a Sua immagine e per la Sua gloria.
Gesù ha donato la Sua vita per me, 
e da quando l’ho conosciuto davvero,
vivo in pienezza il Suo amore 
e gli rendo grazie costantemente



padre Manuel Rodriguez

giovedì 2 agosto 2012

Il principio della nostra vita

Dice il prologo del Vangelo di Giovanni che:
"in principio era il Verbo
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio".

Sta dicendo che il principio, il punto di forza di una persona,
di ogni uomo, è l'incontro con Cristo.
Questo è l'arché




La parola arché in greco è l'inizio, il fondamento,
la cosa più importante, il punto di leva.
Se non c'è questo principio, se uno non si appoggia lì,
la sua vita è sempre sull'orlo di un burrone di fragilità, di precarietà, di trepidazione.

Una persona senza arché è una persona anarchica, senza né capo né coda,
che non ha una direzione, non ha una consapevolezza di fondarsi su qualcosa
di veramente vero, efficace, importante...

 Che cos'è questo principio?
E' questo bambino che adoriamo nella notte di Natale,
che ha una chiave per essere compreso.

Questa chiave è la categoria del dono, del regalo.
Il regalo è il segno dell'amore.
Infatti durante il Natale noi ci facciamo dei regali. Perché?
Perché è Dio che regala per primo!

Dio è regalo, Dio è dono,
Dio è iniziativa unilaterale per fare qualcosa di bello a te!
"Basta, ho fatto questa pazzia!"...
Questa cosa che eccede la giustizia, la proporzionalità,
che eccede quello che tu ti aspetti,
quello che tu ti meriti.

Infatti, il dono è sempre qualcosa che ti lascia sbalordito,
se è un bel regalo.

Dio vorrebbe che tutta la nostra esistenza diventasse un regalo.
Il matrimonio, la consacrazione, il servizio, il lavoro...
Fare il marito, la moglie, la madre o il padre,
se non è animato da questo principio di incontro con Cristo
che ti innesca, ti accende il senso del dono,
che crea un legame con l'altro a prescindere dalla sua restituzione,
diventa una fatica e una delusione assurda.




La nostra esistenza diventa prigioniera di un'altra logica
che è quella del mercante, di chi quando vede un regalo dice:
"Ma questo è un cattivo affare, questa è un'esagerazione, uno spreco!"
Il mercante dice: "Prima di agire devi fare un'analisi dei costi,
un calcolo del rapporto costi-benefici.
Cosa ci guadagni se sei gentile con quella persona?
Cosa ci guadagni a stirare tutti quei panni per tuo marito?
Chi te lo fa fare? Non vedi che ti stai sperperando
e stanno passando i migliori anni della tua vita?
Ti stai buttando via!"

Sei perplesso/a perché sembra che non ci guadagni niente,
stai facendo la figura del fesso/a.
E' chiaro che in questa logica non capiamo nulla.
Questa logica ci porta molto lontano dal principio
con cui Dio ha creato il mondo, che è quello del dono,
della gratuità, dell'amore gratuito.
Se noi non ci accordiamo, come uno strumento musicale,
a questa musica, a questo suono che è il suono del dono,
non capiamo più la nostra vita.

don Fabio Pieroni,


[tratto dall'omelia della notte di Natale 2010]