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martedì 5 febbraio 2013

L'unico Maestro

Chiediamoci ogni mattino, se possibile:

che cosa posso fare di bello e di buono
insieme al mio Dio?

caro Gesù, come mi vedi oggi?
cosa ti aspetti da me,
cosa posso darti 
come frutto del tuo immenso amore per me?

mio Signore,
manda il tuo Santo Spirito
perché mi illumini e mi guidi
e completi in me l'opera tua!  


Questo è un bellissimo canto
che potrebbe ispirarci:

http://www.youtube.com/watch?v=rXjrrFEIzz4




L'unico maestro



Le mie mani, con le tue possono fare meraviglie,
possono stringere, perdonare e costruire cattedrali.
Possono dare da mangiare e far fiorire una preghiera.
Perché tu, solo tu, solo Tu sei il mio Maestro e insegnami
ad amare come hai fatto Tu con me se lo vuoi
io lo grido a tutto il mondo che Tu sei,
l'unico Maestro sei per me.

I miei piedi, con i tuoi, possono fare strade nuove
possono correre, riposare, sentirsi a casa in questo mondo.
Possono mettere radici e passo passo camminare.
Perché tu, solo tu, ... 

Questi occhi, con i tuoi, potran vedere meraviglie,
potranno piangere, luccicare, guardare oltre ogni frontiera.
Potranno amare più di ieri, se sanno insieme a te sognare.
Perché tu, solo tu, ...

Tu sei il corpo, noi le membra, noi siamo un'unica preghiera,
Tu sei il Maestro, noi i testimoni, della parola del Vangelo.
Possiamo vivere felici, in questa chiesa che rinasce.

giovedì 29 novembre 2012

Sulla fine del mondo

Domenica 18 novembre, il papa Benedetto XVI ha commentato il vangelo di Marco sugli ultimi tempi, un tema molto attuale, vista la profezia dei Maya di prossima scadenza.

 


"«Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi del cielo con grande potenza e gloria» (v. 26). Il «Figlio dell’uomo» è Gesù stesso, che collega il presente e il futuro; le antiche parole dei profeti hanno trovato finalmente un centro nella persona del Messia nazareno: è Lui il vero avvenimento che, in mezzo agli sconvolgimenti del mondo, rimane il punto fermo e stabile...

Per questo Gesù non descrive la fine del mondo, e quando usa immagini apocalittiche, non si comporta come un «veggente». Al contrario, Egli vuole sottrarre i suoi discepoli di ogni epoca alla curiosità per le date, le previsioni, e vuole invece dare loro una chiave di lettura profonda, essenziale, e soprattutto indicare la via giusta su cui camminare, oggi e domani, per entrare nella vita eterna. Tutto passa – ci ricorda il Signore –, ma la Parola di Dio non muta, e di fronte ad essa ciascuno di noi è responsabile del proprio comportamento. In base a questo saremo giudicati.

Cari amici, anche nei nostri tempi non mancano calamità naturali, e purtroppo nemmeno guerre e violenze. Anche oggi abbiamo bisogno di un fondamento stabile per la nostra vita e la nostra speranza, tanto più a causa del relativismo in cui siamo immersi. La Vergine Maria ci aiuti ad accogliere questo centro nella Persona di Cristo e nella sua Parola."

Vediamo questo interessante commento di Cantalamessa:

 

 

 P. Cantalamessa: la “fine del mondo” non è paura di false profezie, ma speranza in Cristo


La conclusione della storia e il glorioso ritorno di Cristo sulla terra: il Vangelo letto ieri nelle Chiese di ogni Paese – oggetto di riflessione da parte del Papa all’Angelus – tocca uno dei punti più sensibili per l’uomo di ogni epoca: quello della fine della vita e del mondo.

Un concetto che evoca paure antiche, oggi spesso alimentate da condizionamenti mediatici, che però nulla hanno a che fare con la visione cristiana improntata alla speranza, ribadita ieri da Benedetto XVI.
Alessandro De Carolis ne ha parlato con il predicatore della Casa Pontificia,  padre Raniero Cantalamessa:

R. – A me pare che il Papa abbia proprio centrato il problema – come fa sempre, del resto. Gesù non vuole rispondere a “quando” avverranno queste cose, ma al “come” bisogna prepararsi. Come dice il Papa, non vuole fomentare la curiosità sulle date, le scadenze… E’ curioso che Gesù dica che nel momento preciso in cui ciò avverrà, chiamiamola “fine del mondo”, neppure gli angeli del cielo lo sapranno, e che invece periodicamente sorgano profeti o veggenti che annunciano – quando non addirittura con una data precisa – la fine del mondo. Adesso stiamo andando verso il 21 dicembre 2012, che secondo alcuni sarebbe la data della fine del mondo perché nei calendari Maya ciò indicherebbe il termine di un ciclo. Come giustamente afferma il Papa, Gesù vuole dare un fondamento alla nostra esistenza e, a questo proposito, il Vangelo di ieri è veramente splendido. Ci dice che, a differenza della visione ateo-scientistica, secondo cui il mondo non ha un Creatore, non ha un senso, non ha uno scopo e quando saranno esauriti i processi chimici e fisici in atto finirà o nel gelo eterno o in fuoco cosmico, il messaggio fondamentale contenuto in questi discorsi escatologici è invece di un’estrema speranza. Ci dice che noi stiamo andando verso “Uno” che ci viene incontro, che viene ogni giorno a noi nell’Eucaristia. Quindi, come temere “Uno” che è già nostro compagno di viaggio?




D. – Di fronte alla parola “apocalisse”, molto spesso si fa confusione, soprattutto perché il termine è diventato, nel tempo, sinonimo di “catastrofe”. Qual è il suo vero significato?

R. – Apokálypsis in greco significa semplicemente “rivelazione”, e voleva essere nel titolo del libro di Giovanni, la rivelazione non di date precise, di scadenze storiche come spesso è stato fatto, ma un linguaggio profetico che mettesse in luce i principi fondamentali che sarebbero stati alla base dello sviluppo della storia: le forze del male che lotteranno sempre contro le forze del bene, ma alla fine il trionfo sarà dell’Agnello. Questo è il senso fondamentale dell’Apocalisse. Ma a causa del linguaggio che parla di stelle che cadono, di fuoco che scende sulla terra, si è finito – come in molti film – con il fare della parola apocalisse sempre delle storie di calamità, al di sopra dell’immaginazione umana.

D. – Lei prima ha citato la presunta profezia dei Maya sulla fine del mondo. I millenarismi hanno sempre attraversato la storia umana. Perché – secondo lei – l’uomo ha questo periodico bisogno di evocare la fine del mondo?

R. – Quando noi oggi parliamo della fine del mondo, ne parliamo in termini globali, cioè la fine assoluta dopo la quale c’è solo l’eternità. Gli antichi, soprattutto nella Bibbia, parlavano con termini relativi e quindi spesso, nella Bibbia, non si parla di fine del mondo, ma della fine di un mondo. Infatti, Gesù proprio nel Vangelo diceva: “Non passerà questa generazione prima che tutto ciò avvenga”: di fatto, non passò la generazione senza che un mondo finisse, quello ebraico-giudaico, con la distruzione di Gerusalemme. Nel 410, dopo il “Sacco di Roma”, alcuni Padri della Chiesa pensarono che fosse arrivata la fine del mondo, perché identificavano il mondo con l’assetto dell’Impero romano che credevano definitivo. Nel Vangelo, spesso si intrecciano questi due piani: il piano della fine di un mondo con la fine del mondo. Credo che Gesù volesse fare del primo un simbolo, un richiamo, dell’ultimo: cioè, prendere queste catastrofi, questi avvenimenti più grandi di noi, come un invito a non attaccarci a questa terra, così come mi pare sottolineasse anche il Papa ieri.

D. – Al di là della fine dei tempi, c’è comunque una fine alla quale ogni essere umano è chiamato a un certo punto della sua vita, che per un cristiano è l’inizio dell’altra vita. Come si può radicare questo pensiero nella nostra epoca, che è così allergica a tutto ciò che non riguarda il presente?

R. – E’ stolto affannarsi a voler scrutare quando sarà la fine del mondo, quando per ciascuno di noi la fine del mondo può essere stasera, o domani, perché la morte per ciascun individuo è la fine di questo mondo. Quindi, c’è un richiamo fortissimo che, purtroppo, lo sappiamo bene, non ci entra facilmente nelle orecchie, a noi uomini, ed è il richiamo che Gesù fa quando dice: “Vigilate”. Se avessimo davanti un’ora precisa, alla quale ognuno di noi sapesse di dover morire, inizierebbe un conteggio alla rovescia che sarebbe il parossismo dell’angoscia. Quindi, ha fatto bene Dio a tener nascosta sia l’ora della nostra fine, sia quella della fine del mondo.

Fonte: "Cerco il tuo volto.it" (da Radio Vaticana)

giovedì 2 agosto 2012

Il principio della nostra vita

Dice il prologo del Vangelo di Giovanni che:
"in principio era il Verbo
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio".

Sta dicendo che il principio, il punto di forza di una persona,
di ogni uomo, è l'incontro con Cristo.
Questo è l'arché. 




La parola arché in greco è l'inizio, il fondamento,
la cosa più importante, il punto di leva.
Se non c'è questo principio, se uno non si appoggia lì,
la sua vita è sempre sull'orlo di un burrone di fragilità, di precarietà, di trepidazione.

Una persona senza arché è una persona anarchica, senza né capo né coda,
che non ha una direzione, non ha una consapevolezza di fondarsi su qualcosa
di veramente vero, efficace, importante...

 Che cos'è questo principio?
E' questo bambino che adoriamo nella notte di Natale,
che ha una chiave per essere compreso.

Questa chiave è la categoria del dono, del regalo.
Il regalo è il segno dell'amore.
Infatti durante il Natale noi ci facciamo dei regali. Perché?
Perché è Dio che regala per primo!

Dio è regalo, Dio è dono,
Dio è iniziativa unilaterale per fare qualcosa di bello a te!
"Basta, ho fatto questa pazzia!"...
Questa cosa che eccede la giustizia, la proporzionalità,
che eccede quello che tu ti aspetti,
quello che tu ti meriti.

Infatti, il dono è sempre qualcosa che ti lascia sbalordito,
se è un bel regalo.

Dio vorrebbe che tutta la nostra esistenza diventasse un regalo.
Il matrimonio, la consacrazione, il servizio, il lavoro...
Fare il marito, la moglie, la madre o il padre,
se non è animato da questo principio di incontro con Cristo
che ti innesca, ti accende il senso del dono,
che crea un legame con l'altro a prescindere dalla sua restituzione,
diventa una fatica e una delusione assurda.




La nostra esistenza diventa prigioniera di un'altra logica
che è quella del mercante, di chi quando vede un regalo dice:
"Ma questo è un cattivo affare, questa è un'esagerazione, uno spreco!"
Il mercante dice: "Prima di agire devi fare un'analisi dei costi,
un calcolo del rapporto costi-benefici.
Cosa ci guadagni se sei gentile con quella persona?
Cosa ci guadagni a stirare tutti quei panni per tuo marito?
Chi te lo fa fare? Non vedi che ti stai sperperando
e stanno passando i migliori anni della tua vita?
Ti stai buttando via!"

Sei perplesso/a perché sembra che non ci guadagni niente,
stai facendo la figura del fesso/a.
E' chiaro che in questa logica non capiamo nulla.
Questa logica ci porta molto lontano dal principio
con cui Dio ha creato il mondo, che è quello del dono,
della gratuità, dell'amore gratuito.
Se noi non ci accordiamo, come uno strumento musicale,
a questa musica, a questo suono che è il suono del dono,
non capiamo più la nostra vita.

don Fabio Pieroni,


[tratto dall'omelia della notte di Natale 2010]

lunedì 30 luglio 2012

I grandi draghi e la fiducia in Dio (3)


Un dragone frequente che impedisce di confidare in Dio 
è la paura.

Già nel libro della Genesi, capitolo 3, sta scritto che  
Adamo ebbe paura e dopo aver peccato, si nascose.

Molte persone hanno paura di Dio,
perché ne hanno ricevuto un’immagine totalmente falsa.
Hanno ricevuto l’immagine di un Dio giustiziere e vendicativo
e questo gli impedisce di avvicinarsi a Dio con fiducia.




Una signora di mezza età diceva:

“Io mai mi azzardavo a parlare con Dio direttamente,
soltanto pregavo la Vergine perché lei lo comunicasse a Dio,
ma dal momento che ho ricevuto la guarigione dei miei ricordi
non mi stanco di dire: Abbà, Padre!  
E’ meraviglioso sentirmi figlia di Dio”

Il suo antico terrore di Dio era una proiezione della paura
che le ispirava il suo padre terreno.

Ora la sua paura si è convertita in una fiducia gioiosa: 
“Gesù mi ha guarito!
Padri molto severi o genitori poco comprensivi
possono causare una catena di paure.
Paura dell’autorità, paura di prendere iniziative, 
paura di aiutare gli altri, tutta la vita è una paura…
Un bambino può perdere l’appetito e perfino la salute, 
si può ammalare quando lo trattano male 
o lo castigano in modo ingiusto e duro.

Se tu hai queste ferite dovute alla paura,
ascolta queste promesse di Dio, che in Isaia 43 ti dice:

“Non aver paura, perché io ti ho riscattato,
ti ho chiamato per nome, tu mi appartieni.
Se tu attraversi le acque, io sono con te,
attraverso i fiumi, non annegherai…
Perché tu sei prezioso ai miei occhi,
io sono il tuo salvatore,
tu sei degno del mio amore e della mia stima, io ti amo.
Non temere, perché io sono con te”



In questo momento, dillo alla persona che sta al tuo fianco:
“Non aver paura, non aver paura! Sei prezioso ai miei occhi,
sei prezioso agli occhi di Dio!”

La Bibbia ci dice più di 360 volte, 
quasi una per ogni giorno dell’anno:
“Non aver paura!” 360 volte! Non temere!

padre Manuel Rodriguez 

 

I grandi draghi e la fiducia in Dio (2)


Qualunque sia il trauma che ti impedisce la fiducia in Dio,
poni il tuo sguardo sull’amore di Dio.

Ci sono vari testimoni che possono mostrartelo.

Una signora ci ha raccontato i seguenti fatti:

“Nella mia gioventù, mi sono sentita ingannata dalla mia stessa famiglia
e sono cresciuta piena di complessi e insicurezze, di paure e di dubbi
e al tempo stesso di orgoglio e di superbia.

Con tutti questi pesi, andavo cercando dove appoggiarmi.
Mi sposai sperando di trovare appoggio e amore:
fu un fallimento molto amaro, non incontrai amore né seppi darlo.
Ai miei figli davo solo cibo e soldi, ma non gli davo amore né affetto sincero.

Sentii una grande ribellione verso Dio e incominciai a insultarlo dicendogli:
che razza di Padre sei tu, che riempi la mia vita di tanta amarezza?
Tutti gli uomini mi sembrano migliori di mio marito!


In una occasione mi innamorai follemente di un uomo,
che sapeva corrispondermi, ed ero sul punto di separarmi da mio marito,
ma la coscienza mi rimordeva e mi resi conto della gravità del peccato.

Questo mi riempì di molta angoscia e tristezza; il mio cuore era diviso.
Per cinque anni sono stata mentalmente malata,
pensando che Dio non poteva perdonarmi e che non c’era alcun rimedio per me.

Un anno fa mi sono confessata e dialogai per alcune ore con un sacerdote,
entrai nel Rinnovamento Carismatico cattolico
e durante un ritiro incontrai il Dio Amore, che si è caricato tutte le mie miserie.

Man mano che conosco Gesù, sta risanando e ricostruendo la mia vita.
Ora che ricevo il suo amore e il suo perdono, sono capace di darlo ai miei figli e agli altri.
Le relazioni con mio marito sono adesso fatte di una comprensione gioiosa
e di un generoso abbandonarsi all’altro. 


La mia fiducia in Dio mi riempie di pace, di gioia, di sicurezza e di forza.
Il Signore mi ha fatto inoltre vedere che il suo Spirito sta nella Chiesa,
che prima condannavo a causa degli errori di coloro che ne fanno parte.
Ora desidero soltanto fare del bene a tutti, come uno strumento nelle mani del Signore,
che ha riempito e cambiato la mia vita. Gloria al Signore!!!”

padre Manuel Rodriguez



venerdì 27 luglio 2012

Non rubare i doni di Dio!

"Di' al confessore 
che tratto con la tua anima tanto intimamente,
perché tu non rubi i Miei doni
e per questo riverso ogni genere di grazie sulla tua anima,
perché so che non te ne appropierai".

GESU' A Faustina Kowalska






Quanto è importante fare attenzione a non rubare i doni di Dio!!!
In che modo si può far questo grave errore? 
Rubando la sua gloria, cioè prendendosene i meriti, 
vantandosene come se fosse opera propria.
Nascondendoli gelosamente, tendoseli per sé,
magari disprezzandoli per le proprie insicurezze 
o il proprio orgoglio o perché si hanno altri progetti.

"Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date" (Matteo 10,8)

"Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse:
«Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato
e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura 
e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: 
 ecco ciò che è tuo».
Il padrone gli rispose:
«Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato
e raccolgo dove non ho sparso;
avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri
e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l'interesse.
Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti.
Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell'abbondanza; 
ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha". (Matteo 25,24ss)

"Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà;
ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.
Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? 
O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita?"  (Matteo 16,25-26)

giovedì 26 luglio 2012

I grandi draghi e la fiducia in Dio (1)


I DRAGONI CHE IMPEDISCONO LA FIDUCIA IN DIO

La fiducia in Dio ha molti impedimenti.
Io li chiamo i dragoni che rendono difficoltoso confidare in Dio.
Sono circostanze che marcano delle ferite in tutta la nostra vita.

Per esempio, la paura, il rifiuto di sé, il senso di colpa, la tristezza e la depressione, il risentimento, l’insicurezza, complessi di inferiorità: questi sono grandi draghi che rubano la fiducia in Dio.


 
Se ti senti ferito, la prima cosa da fare è non rifiutare te stesso.
Non ti condannare! Guardati attraverso gli occhi di Gesù.
Benedici Dio per tutto ciò che percepisci in te.

Ascolta quello che ti dice Dio in Isaia 54,10:
“Anche se i monti si spostassero e i colli vacillassero,
non si allontanerà da te il mio affetto
e la mia alleanza di pace non si muoverà,
dice il Signore che ha compassione di te”.

Qualunque sia il trauma della tua vita, 
che ti impedisce di confidare pienamente in Dio,
non rigettare te stesso: 
la vita non si può ripetere, ma si può ricostruire,
per questo Gesù è qui! Gesù sta qui!!! Qui, in mezzo a noi!!!

Gesù è qui. E con la forza del suo spirito 
vuole rinnovare il tuo cuore.
Anche se tu puoi offrirgli solo le rovine del tuo cuore,
partendo da queste rovine Gesù può ricostruire la tua vita
e può fare della tua vita una festa...

Padre Manuel Rodriguez

martedì 24 luglio 2012

Impara l'umiltà dal Signore



Quando mi apparvero i demoni, nella mia paura esclamai: 

“Signore, vedi che i demoni mi impediscono di pregare. 

Dimmi tu cosa fare perché fuggano lontano da me”. 

E il Signore mi confidò: 

“I demoni non cessano di tormentare le anime orgogliose”. 




Replicai: 

“Signore, illuminami: 
quali pensieri renderanno umile la mia anima?”. 

Questa la risposta che ricevetti: 
“Tieni il tuo spirito agli inferi, e non disperare!”

Da allora iniziai a fare così 
e tutto il mio essere ha trovato pace in Dio.

L'anima mia impara l'umiltà dal Signore.
Non c'è nulla di più grande che imparare l'umiltà di Cristo... 

Silvano del Monte Athos (1866-1938)

lunedì 16 luglio 2012

Il giardino di Gesù

"Tutti i fiori che Dio ha creato sono belli, 
lo splendore della rosa e il candore del giglio
non tolgono il profumo alla violetta
né l'incantevole semplicità alla pratolina...

Se tutti i piccoli fiori avessero voluto essere rose,
la natura avrebbe perso la sua veste primaverile, 
i campi non sarebbero apparsi smaltati di piccoli fiori...






Lo stesso accade nel mondo delle anime, 
che è il giardino di Gesù.
Egli ha voluto creare i grandi santi,
che si possono paragonare ai gigli o alle rose;
ma ne ha creati anche di piccoli,
ed essi devono contentarsi di essere pratoline o violette,
destinate a rallegrare il buon Dio, 
quando Egli abbassa lo sguardo ai suoi piedi.

La perfezione consiste nel fare la sua volontà
e nell'essere ciò che Egli vuole che siamo..."

TERESA DI LISIEUX

martedì 3 luglio 2012

Ricordati che devi morire!!!

MORTI PRIMA DEL TEMPO




Ho detto spesso alla gente che 
il modo per vivere realmente è morire.

Il passaporto per la vita è immaginarsi nella tomba. 

Immaginatevi di giacere nella bara, in qualsiasi posizione.
In India li mettiamo nella cassa a gambe incrociate. Talvolta vengono portati al luogo della cremazione in quel
modo. Altre volte, però, sono stesi. Quindi, immaginatevi distesi, morti.

Ora, osservate i vostri problemi da quel punto di vista. 
Cambia tutto, non è vero?
Che bella meditazione. Fatela ogni giorno, se ne avete il tempo. 
E' incredibile, ma diventerete più vivi.

Uno dei miei libri, "Sorgenti", contiene una meditazione di questo tipo. Si vede il corpo
decomposto, poi le ossa, poi solo polvere.
Ogni volta che parlo di questo, la gente dice: "Che schifo!". Ma cos'è che fa tanto schifo?
E' la realtà, per l'amor del cielo! Tuttavia molti di voi non vogliono vedere la realtà.
Non volete pensare alla morte.

La gente non vive. 
La maggior parte di voi non vive, mantiene soltanto in vita il suo corpo. Questa non è vita. Non vivete finché non vi importa un fico secco se vivete o morite. A quel punto, iniziate a vivere. Quando siete pronti a perdere la vostra vita, la vivete.  
Ma se proteggete la vostra vita, siete morti.


La vita vi ha solo sfiorato.
Ve ne state seduti nella vostra piccola prigione, spaventati. Perderete il vostro Dio, la vostra
religione, i vostri amici, ogni cosa.
La vita è per chi rischia, davvero. 
E' quel che diceva Gesù. 
Siete pronti a metterla in gioco?

In alternativa, visitate un cimitero.
E' un'esperienza davvero splendida e purificatrice.
Guardate un nome e dite:
"Caspita, è vissuto tanti anni fa, due secoli fa; deve aver avuto tutti i problemi che ho io, molte notti insonni". 

Che follia: viviamo per un tempo tanto breve!
Un poeta italiano diceva: "Ognuno sta solo sul cuor della terra, / trafitto da un raggio di sole: / ed è
subito sera
".
E' solo un raggio di sole, e noi lo sprechiamo. 
Lo sprechiamo con la nostra ansia, le nostre preoccupazioni, i nostri crucci, i nostri fardelli.

A. DE MELLO, "Messaggio per un'aquila..."

venerdì 15 giugno 2012

La via d'uscita

 
"Quando siete tristi,
quando avrete delle difficoltà,
andate da Gesù, Lui vi darà Forza. 

Quando vi sembra che non c'è via d'uscita,
Sappiate che è Lui, l'uscita !"